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Bulimia e Anoressia come processi psicotici curabili solo con la psicoterapia sistemica

 

L’anoressia e la bulimia (si può anche, più correttamente, parlare di anoressia restrittiva e di anoressia bulimica o, più in generale, di disturbo alimentare) sono quel processo attraverso il quale una persona tende – in modo sempre più riduttivo ed esclusivo – a identificarsi con quel buco d’angoscia che caratterizza il suo Sé e che in qualche modo va controllato e/o riempito, non importa come. Soprattutto nei momenti o nelle situazioni in cui più riaffiora la presenza di questo vuoto, la persona da un lato si illude di poterlo colmare o vomitare con il cibo (ingoiato o divorato non per nutrirsi, ma, appunto, per riempirsi); d’altro lato si illude di poterlo controllare proprio attraverso il controllo del cibo. In entrambi i casi si proietta e si sposta sul rapporto conflittuale e/o dipendente con il cibo la relazione problematica, che il Sé ha con l’introietto genitoriale, a partire da quello materno (per introietto si intende la presenza non adeguatamente elaborata e interiorizzata della relazione con le figure genitoriali). Essendoci in gioco dinamiche di proiezione e di spostamento, il processo non può che essere psicotico, perché tende sempre più a limitare all’evento bulimico o anoressico l’esperienza e il fluire del Sé, isolandolo dal vero confronto con gli altri e con la realtà.

L’anoressia e la bulimia sono, dunque, non uno stato, ma un processo, che può sia evolvere nel vortice del disturbo psichico fino agli estremi del processo psicotico, sia rientrare nel corretto fluire del Sé. Però, questa seconda eventualità accade soltanto grazie a un adeguato intervento psicoterapeutico. A mio avviso, l’unico intervento terapeutico efficace, in grado di potere essere risolutore, è quello offerto dalla psicoterapia sistemica, quello che abitualmente viene chiamata terapia familiare o terapia della famiglia; a mio avviso, gli psicofarmaci e le cure ormonali non servono e di certo non intervengono sulla radice del problema, ma al massimo su alcuni aspetti sintomatici, che ben presto si ripresentano magari con altre modalità. Senza un intervento psicoterapeutico in grado di essere risolutore, la remissione dei sintomi, lungi dal rappresentare la “guarigione”, coincide spesso con il loro spostamento in altre modalità sintomatiche. Sulla base di quanto mi suggerisce l’esperienza clinica, non esito a dire che dall’anoressia e dalla bulimia si può davvero “guarire” solo attraverso una adeguata psicoterapia sistemica.

5 Comments

  1. @laura, ma no, la causa non sta nei modelli odierni proposti, ci sono documentate forme di anoressia già dal medioevo…

    • Cara Ibbie, mi perdoni la poca perspicacia, ma proprio non riesco a cogliere il senso del suo commento. Vuole forse dire che, siccome l’anoressia esisteva anche nel medioevo, allora oggi non va curata? O vuole invece dire che anche nel medioevo c’erano gli “stessi modelli odierni proposti”? Mi perdoni, ma non capisco che vuole dire.

  2. Non capisco che tipo di “terapia famigliare” stiate facendo. L’autentica “terapia famigliare”, a quanto ne so, è quella su base sistemica; come tale, ha come proprio primo e decisivo paziente l’intero sistema delle relazioni famigliari. Se così fosse, anche il problema della prima figlia dovrebbe già essere oggetto dell’intervento terapeutico.

  3. ho due figlie.. due figlie con questo problema,l’anoressia. la più giovane, di 15 anni seguita presso un CDA , con tanto di terapia familiare ne sta uscendo. La maggiore,19 anni, rifiuta di riconoscere di essere anoressica, afferma che il suo è solo un problema di depressione.E intanto dimagrisce a vista d’occhio..e’ seguita dal CIM,prende psicofarmaci..io sono una madre distrutta che vede la propria figlia auto distruggersi e non può fare niente.oggi ho tentato di farla ricoverare, ha una pressione massima di 70mmhg..non l’hanno tenuta,ne lei voleva essere ricoverata..dice che io vedo solo il suo involucro,mi preoccupo di quello e non del suo star male..non è vero..cosa posso fare?

  4. Che fare allora per non essere fuorviati dall’approccio che individua nella società dell’apparire una delle cause, se non LA causa principale dell’anoressia propugnato da alcuni ( e temo troppi) suoi esimi colleghi?(articolo di oggi di Fausto Manara su Repubblica on line, ad esempio)


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