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A ricordo di quanti sono morti nel canale di Sicilia oggi e in tutti questo anni.

poesia del clandestino

vorrei salire su un gommone

rischiare la morte in mezzo al mare

e potere vedere l’Italia

come la vedono loro

con i loro occhi spalancati

di chi fugge le paure

con i loro sguardi di attesa e futuro

di spregiudicata speranza

di fede disperata

con la ricchezza

di chi sa rischiare tutto

con la povertà

di chi non vuole nulla

perché attende tutto

vorrei tenermi in bocca l’Italia

come sanno fare i bambini

quando tengono in bocca il bello e il nuovo

vorrei gustarla con l’arguzia

della bocca curiosa

affamata di speranza e futuro

la bocca di un bambino

la bocca balbettante del clandestino

vorrei amarla con la loro disperazione

sognarla con il loro coraggio

vorrei desiderarla

come loro nelle loro utopie incarnate

sanno desiderare la vita

vorrei sposarla

con l’arte del distacco totale

lasciando i padri e le madri

come sanno fare le loro fami e le loro seti

con questa terra

vorrei concepire i miei figli

entrando nella vagina delle esclusioni

fecondandola del seme

di chi cerca sé stesso

facendola partorire di popoli nuovi

numerosi come le stelle del cielo

e i granelli di sabbia dei mari

sarà bello il giorno dello sbarco

il primo bacio

là sul confine delle onde

dove il tempo dell’attesa

si schiude e sa guardare le epoche

e pregare l’assoluto

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