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Solo l’uomo può illudersi di essere sé stesso soltanto nella dimensione dell’identico, cercare di produrre l’identico, credere – con follia omicida – di omologarsi’all’identico e di essere l’identico. L’uomo giunge così a rendere norma e legge l’identico, a dire e pensare che la diversità è reato, colpa, vergogna.

Dio è identità nella diversità, crea creature tutte tra loro diverse, sempre diverse, divinamente diverse, gioiosamente diverse. Nel soffio di Dio non c’è creatura e non c’è uomo se non nella unicità irripetibile della diverstà, che parli di quella creatura e di quell’uomo come in-segnati dal prodigioso gusto divino della diversità. 

 

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