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Domani è il primo giorno di primavera.

Auguri di buona Primavera! Auguri a tutti, di cuore.

È una bella, fresca primavera questa. Profuma di Spirito Santo. Mi ricorda la prima mattina di primavera del 1967, quando, matricola di Filosofia, all’Università Cattolica e studente del prestigioso ed entusiasmante Collegio Augustinianum, uscii da via Necchi e mi trovai sul retro della basilica di S. Ambrogio. C’erano il sole e il cielo bellissimi, proprio come, quando vogliono, sanno esserlo il sole e il cielo di Lombardia. Mi trovai felice e pieno di voglia di vivere e di comunicare la mia felicità. Innamorato da anni di sant’Agostino, volli confessare la mia felicità a Gesù, perché solo quando è comunicata la felicità si fa gioia. Entrai in sant’Ambrogio (quale  luogo più agostiniano di quello?) e chiesi a un prete la Confessione. Volevo dire grazie a Gesù e in Lui al Padre e allo Spirito, che è la felicità d’amore che unisce tra loro Gesù e il Padre. Ho sempre pensato e penso che la Confessione sia prima di tutto il rendimento di grazie a Dio per la vita e la Creazione che ci regala e per le infinite occasioni di felicità che ci offre. Lo dice la stessa parola “confessione”: significa “parlare con”, “comunicare”. Con chi parlare di felicità, di primavera, di sole e cielo bellissimi se non con chi ne è il massimo competente, Dio, il loro Creatore e donatore? Purtroppo mi capitò un confessore miope che, quando dissi che, attraverso di lui, volevo dire grazie a Gesù e alla Trinità per la felicità che laetificabat juventutem meam , mi guardò stranito, come se si trovasse di fronte un deficiente, ignorante di dove si trovasse e di che cosa stesse facendo; con voce seria e con tono di infastidito rimprovero, come se mi volesse subito riportare in carreggiata, ex abrupto mi chiese: «come va la purezza?», cosa che c’entrava come i cavoli a merenda. Intuii la piccolezza del personaggio, lo guardai con delusione, dissi che, secondo me, lui non aveva capito nulla né della confessione né del proprio ministero, mi alzai e lo salutai.

Se l’età rispetta le proprie leggi, quel prete ora se ne sta dove tutto si vede nel volto di Dio. E forse oggi sa quanto è bella la primavera e quanto stupendo è comunicare la felicità e ringraziare la Trinità; forse ora sa che il vero grande peccato è omettere la confessione della felicità così che possa essere gioia. Forse anche lui è felice nel vedere come lo Spirito Santo riesca a fare germogliare primavere incredibili; e forse anche lui confessa la propria felicità a Dio. Forse anche lui è stato presente alla ispirazione che ha portato alla elezione di questo straordinario “vescovo di Roma”, che lo Spirito ha voluto donare alla Chiesa in questo inizio di Primavera.

Sono sempre stato convinto che Pasqua e Pentecoste siano profondamente contemporanee, non certo necessariamente separate da cinquanta giorni. Sono un’unica meravigliosa Primavera. Ma mai come quest’anno la cosa si rivela tanto evidente. Se penso al “vescovo” Francesco, credo che oggi qualche prete accetterebbe con abbraccio paterno quella confessione di un diciannovenne felice.

Auguri a tutti. Buona primavera e buono Spirito Santo a tutti.

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