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Category Archives: poesie per la mamma

A Rosi incinta (di Monica, come poi si seppe) – Poesia per la festa della mamma

Mi piaci con questo tuo pancione

che ti cammina davanti

sicuro e pettegolo,

mi piacciono i suoi piccoli movimenti

di terremoto

e di mare.

È questo tuo ventre di attesa il tempo,

questa tua cupola di vita,

questa tua caverna di mistero,

questo tuo riempirti di gioia

e di pane caldo.

Vedrai i suoi occhi di stupore e scoperta,

i suoi piedini piccoli-gonfi,

i suoi sonni totali

e le poppate avide-torrenziali.

Ti troverai femmina nuova

nel vigore insospettato della madre-foresta

quando il latte doni

fresca di vita

e dolce nelle linee di grembo e di accoglienza.

Sei donna grande e tenera bambina,

sei dolce di una dolcezza nuova

dorata, quasi santa di sfumature,

dove la parola tace stupita e ascolta,

dove il gesto torna a decidere lo spazio

e l’amore il tempo.

Le mie mani ti carezzano il viso

nel tempio raccolto

delle dita.

agosto ’74

 

 

 

Annunci

là dove ci si attende

incontrerò ancora mia mamma

 

torneremo insieme bambini

 

giocheremo a raccogliere

sulla riva del mare

sassi colorati lucidi di onde

 

saremo quel che siamo sempre stati

due piccoli bambini

che amano giocare

sui confini dei mondi

 

 

Preghiera per la festa della mamma

In morte di Colomba, mamma del mio amico Carlino

 

Una mamma dolce, saggia e simpatica

non va in ansia per i suoi figli,

perché ha piena fiducia in loro e li stima.

E così ottiene due importanti risultati:

ha figli in gamba,

e lei vive serena fino all’età dei tramonti

lontani e profetici.

Proprio come ha fatto

la nostra tenerissima Colomba.

 

Una mamma dolce, saggia e simpatica

non teme di lasciare soli i suoi figli,

perché ha dato loro non legami soffocanti e dipendenze,

ma autonomia e autenticità.

E così ottiene due importanti risultati:

i suoi figli conoscono la verità che rende liberi,

e lei con gusto può raggiungere le nuove terre

e i cieli nuovi della Città celeste.

Proprio come ha fatto

la nostra tenerissima Colomba.

 

Una mamma dolce, saggia e simpatica

non dubita dei suoi figli né li controlla,

perché crede in loro e li incoraggia

nelle loro ricerche e nei loro cammini.

E così ottiene due importanti risultati:

i suoi figli sanno sperare al di là di ogni speranza,

anche quando gli altri disperano,

e, là dove finisce il sentiero,

lei può incontrare il volto sperato di Dio .

Proprio come ha fatto

la nostra tenerissima Colomba.

 

Una mamma dolce, saggia e simpatica

non pretende che i suoi figli

si volgano indietro a consolarla,

perché sa quanto è bello darli al mondo e alla vita.

E così ottiene due importanti risultati:

gli occhi dei suoi figli portano consolazione

e amore al mondo intero,

e lei alla sera della vita vede il grande Consolatore.

Proprio come ha fatto

la nostra tenerissima Colomba.

 

Anche Dio, che è dolce, saggio e simpatico,

non va in ansia, non teme, non dubita, non pretende,

quando alla fine di questa vita

una creatura torna a Lui e gli chiede

di essere abbracciata e accolta nella gioia,

perché anche Dio ama essere abbracciato e accolto.

Per questo ha creato le mamme.

E così ha ottenuto due importanti risultati:

ha dato una mamma a ogni uomo,

e, attraverso lo Spirito Santo, in Gesù,

ha potuto avere una mamma anche Lui,

una mamma dolce, saggia e simpatica.

Proprio come la nostra

tenerissima Colomba.

 

gli anni compiva a maggio mia madre

 

attendevano le rose quel giorno

per potere poi

pure loro

fiorire

 

 

 

amo la sera bere mezzo bicchiere

di vino buono e tosto

con qualche bel boccone di pane

di quello fatto in casa e con la crosta

 

faceva questo rito mia madre

dopo una giornata di lavoro e di utopia

con me accanto che guardavo

 

mio padre era lontano e andava

a vender vino agli altri per commercio

 

l’anima rossa di mia madre

è ancora lì

dentro a quel vino che carezzo

con l’ultimo boccone di pane

 

 

 

 A mia madre

E ancora ci rivedremo

io e la tua mano possente

(e pur così piccola e cara

e vanitosa d’anelli d’azzurro e d’oro)

e mi spingerai ancora nella vita

con la violenza di un parto ripetuto,

con la violenza della vita,

quando senti nel limite l’assoluto

quando senti come tu sola senti,

e sei tempio e sei annuncio.

 

Mi hai insegnato a non rinunciare mai,

a sentire la poesia nel vero, là dove i gabbiani

sanno, loro soli, volare

sulle acque livide, incredute,

sulle tenebre scure delle notti assolute.

Mi hai insegnato a portarmi dentro

le tensioni delle albe, quando la luce è faticosa

e s’apre a pena sulle giornate,

ma già lo stupore ha deciso e agito,

già i cammini sono indicati e già l’affetto è sicuro.

 

Sono tornato una sera a camminare

nel nostro paese dalle strade sole come sempre

e freddo ancora d’inverno;

ti ho risentita, lì, come una giovinetta,

che, con me, riscopriva il passato.

 

scritta nel 1981 a pochi mesi dalla morte