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25 luglio 2008

Quando una coppia di genitori può produrre il disturbo psicotico del figlio

L’esperienza clinica mi conferma ogni giorno di più la validità di una delle affermazioni base del metodo sistemico: quando la relazione della coppia genitoriale è “in stallo”, il figlio è a forte rischio di disturbo psicotico, quale l’anoressia, la bulimia, la psicosi, la schizofrenia.

Che vuole dire relazione “in stallo”? Significa, in parole povere, che la coppia caratterizzata da tale tipo di relazione, non è in grado né di sposarsi veramente né di lasciarsi veramente.  Parlo naturalmente di “sposarsi” e “lasciarsi” in senso psicologico e relazionale (gli aspetti legali, anagrafici, religiosi riguardano la mia competenza solo in quanto interrogano o coinvolgono gli aspetti psicologici e terapeutici in gioco).

Non riescono a sposarsi davvero, perché, per esempio,  ciascuno dei due – più o meno inconsciamente – trova la propria vera identificazione non nella relazione di coppia, ma, per esempio, nel legame eccessivo con la famiglia d’origine, o con il lavoro, o con la propria funzione di genitore, o con il gruppo di amici o con l’amica del cuore. Spesso questi legami eccessivi si configurano come vere e proprie dipendenze e si radicano su strutturazioni psichiche altamente problematiche o già più o meno gravemente disturbate.

Non riescono a lasciarsi davvero, perché ciascuno dei due trova nell’altro l’unico oggetto praticabile, sul quale orientare o proiettare per esempio la propria rabbia, il proprio bisogno di sfogare o di frustrare la sessualità, il proprio bisogno di controllare o di essere controllato, di dominare o di essere dominato, di prevaricare o di subire. Sono bisogni non affrontati né elaborati, quindi bloccati, quasi che in essi e con essi il tempo si fermasse.

Identificare lo “stallo” di coppia permette di prevedere con molti anni di anticipo l’esordio del disturbo psicotico del figlio (che solitamente coincide con l’adolescenza o con la prima giovinezza). È uno degli aspetti straordinari permessi dall’ottica sistemica: per produrre una prognosi di psicosi, ci si base non sulla insorgenza o sulla presenza del sintomo psicotico (come sono ancora costrette a fare la psichiatria o la psicoterapia tradizionali), bensì sull’analisi del gioco relazionale e della capacità del sistema di attuare un cambiamento. E, quando la prognosi è così lungimirante, la terapia può attivarsi molto precocemente, configurandosi come prevenzione terapeutica.

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4 Comments

  1. Mio marito ha avuto una diagnosi di schizofrenia paranoide, dopo anni di sofferenza inenarrabile e silenziosa in famiglia. Due ricoveri spontanei in clinica dove è rimasto alcuni mesi. Viene da una famiglia ampiamente disfunzionale, con un padre violento che lo ha massacrato psicologicamente e fisicamente finchè è stato in grado di farlo. La diagnosi è arrivata solo dopo che io sono uscita di casa portando via mio figlio undicenne, al quale attualmente provvedo da sola. A distanza di quasi due anni non riesco ancora ad accettare la situazione e mi interrogo sulla mia sanità mentale: come è possibile vivere per vent’anni con un uomo senza rendersi pienamente conto di un tale abisso? Che ne sarà della sua vita? Mi sento molto in colpa: l’ho abbandonato alla sua malattia senza riuscire a sorreggerlo in un cammino di recupero. Ho perso tutto, compresa la casa. Me ne sono andata portando con me solo i vestiti che avevo addosso e mio figlio, cercando di ricostruire per lui una quotidianità possibile, tra mille e mille difficoltà…. Ma mi chiedo se la mia non sia solo vigliaccheria….

    • Se le cose stanno come dici, la tua non è vigliaccheria, ma, direi,legittima difesa e legittima sopravvivenza. La genesi della schizofrenia sta nella patogena disfunzione relazionale del sistema familiare di origine di tuo marito e tu non ne hai la minima colpa. Devi però affrontare due problemi importanti. Primo: chiederti con l’aiuto di uno psicoterapeuta (ti consiglio di rivolgerti a un sistemico) come mai hai scelto come marito uno schizofrenico. Secondo: sempre con l’aiuto del terapeuta, evitare di trattenere troppo il figlio, di infantilizzarlo, di fare coppia relazionale con lui.

  2. nostra figlia ventisettenne non ha alcuna relazione sociale nè affettiva già da qualche anno…..
    figlia di genitori in stallo?
    non so…
    vorrei solo sapere che speranza di vita le posso dare!

    • Cara Orazia,
      perchè io possa dare una risposta, occorre che inizi il lavoro clinico sulla coppia.
      Gigi C.


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