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TRADIMENTI: UNA COPPIA SU TRE FINGE DI NON VEDERE

Spicca tra le news di stamattina:

«Le coppie italiane chiudono gli occhi di fronte ai tradimenti. Trionfa l’ipocrisia e l’omerta’ a fin di “bene”. (…) un corposo 30% decide di “soprassedere”. Questa è la novità che emerge da uno studio condotto dall’associazione Donne e Qualita’ della Vita, presieduta dalla psicologa Serenella Salomoni su un campione di 800 coppie italiane di età compresa tra i 25 e i 70 anni. Sono le donne, con il 45%, a essere più restie e a “riconoscere” il tradimento, ma anche gli uomini non scherzano, infatti, ben il 30% e’ pronto a voltare lo sguardo e fingere che non sia accaduto nulla. Una sorte di gioco delle tre scimmiette che tra le coppie sposate raggiunge il suo massimo, con il 55% delle mogli e il 38% dei mariti che preferiscono far finta di non sapere e negare le evidenze. Una resa al tradimento che le donne motivano in modo più nobile degli uomini. Per il gentil sesso la scelta di chiudere gli occhi sta nella salvaguardia della famiglia per il 31%, segue il bene dei figli con il 28%, terzo la stabilità per il 18%, la paura di perdere il benessere raggiunto per l’11% e infine, il 3% del campione dichiara di non ritenerlo una colpa grave e su cui decide di sorvolare. C’e’ anche un sincero 8% che lo fa per pura ipocrisia sociale. Tra gli uomini è l’orgoglio la motivazione principale, ben il 37% nega l’evidenza per non ferire la propria virilità, il 26% lo fa perché spaventato dall’incertezza di trovare una nuova compagna, seguono la salvaguardia della famiglia (16%), il bene dei figli (12%) e anche per il macho italiano pare che ormai l’esser tradito non sia il peggiore dei mali (2%)».

Il mio commento:

Le ragioni dichiarate e consce di un fenomeno solitamente sono funzionali al fenomeno stesso, in certo modo lo sorreggono e lo giustificano, soprattutto se e quando – come in questo caso – il fenomeno interroga in profondità il Sé, l’intimità, la nudità, il sesso, l’identità, quanto di più profondo è l’essere umano. Molto facilmente, dunque, la ragione vera è altra rispetto ai vissuti e alla loro verbalizzazione.

Secondo quanto l’esperienza clinica mi suggerisce, alla base del tradimento c’è un bisogno difensivo. È come se, attraverso il tradimento, la coppia paradossalmente difendesse sé stessa. È come se paradossalmente i due dicessero a loro stessi: “se ci tradiamo, esistiamo”, “se è ferita e proprio perché è ferita, la coppia allora esiste”.

In questo modo (dando cioè l’illusione alla coppia di esistere) il tradimento nasconde il vero dramma: la non esistenza della coppia, la sua mancata costituzione, la sua incapacità di essere e di strutturarsi come il luogo della identificazione del Noi.

Da un lato le famiglie d’origine troppo risucchianti, dall’altro le personalità molto fragili dei partners rendono sempre più raro e acrobatico lo stupendo e straordinario costituirsi e viversi del Noi (ne ho parlato nel mio ultimo libro La tenerezza dell’eros, al quale rinvio).

Allora tradire può dare alla coppia l’illusione comunque di esistere, di esserci. Può persino dare l’illusione di potersi separare, magari proprio a causa – guarda caso – di un tradimento. Molte separazioni, in realtà, altro non sono che la formalizzazione della non esistenza della coppia. Ma guai a dirlo!

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