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la tristezza di un figlio

è un suo diritto inviolabile

 

Molti genitori sono così invadenti, da farsi carico della tristezza dei loro figli, come se questa fosse un problema proprio. La tristezza è forse il sentimento più privato di una persona; come tale va rispettato. Soprattutto nella adolescenza la tristezza è fisiologica: prepara l’approdo a mondi nuovi, esigendo l’abbandono del mondo vecchio, delle sue sicurezze, delle sue logiche. Perciò, in questa età, l’invasione di campo da parte del genitore (soprattutto delle madri, ma certo non mancano padri pedanti e invasivi) è ancora più deleteria: perché a invadere è proprio chi dovrebbe essere lasciato.

Molti genitori si dimenticano che hanno generato creature umane, che, come tali, trovano nella tristezza una delle dimensioni del loro esistere.  Un figlio triste è semplicemente un figlio umano, non è il fallimento del genitore.

Anche la gioia è un diritto inviolabile del figlio. Ma, se noi genitori invadiamo la loro tristezza, difficilmente vedremo i nostri figli nella gioia. E difficilmente io potrò parlarne in questa mia rubrica.

2 Comments

  1. Cara Giusi, cerco di darti il consiglio che mi chiedi in commento ad “Avvisi”.
    Sposati davvero, fino in fondo, con tuo marito. Da’ alla vostra relazione coniugale più voltaggio e forza, cercando di essere felici il più possibile, confrontandovi a 360 gradi con cuore puro e assoluto, anche a costo di confliggere fino alle midolla della vostra anima. Tua figlia avrà così un modello vivente e credibile di relazione di coppia, una vivente prospettiva di speranza e di ottimismo. Noi formiamo i nostri figli non per ciò che diciamo o facciamo, ma per ciò che siamo. Tua figlia è stata concepita dal vostro amore, continuate a concepirne l’anima con il vostro amore. Ma fatelo non pensando a lei e non finalizzando il vostro amore a lei, altrimenti il vostro amore non sarebbe autentico; finirebbe con l’essere un amore condizionato, che legherebbe e condizionerebbe vostra figlia.

  2. Leggendo questa pagina rivedo la mia situazione. Fra me e mia figlia, che ora ha 35 anni, c’è sempre stato da parte mia un rapporto di ansia e apprensione tanto è vero che le mie ansie e le mie tensione le trasferisco su di lei. In questo periodo poi che ha lasciato il suo compagno la vedo spesso triste e io vorrei tanto poterle alleviare le sue pene ma mi rendo conto che questo la rende più nervosa tanto è vero che non è tornata a vivere con noi ma divide un appartamento con un’amica proprio per evitare le mie apprensioni. Con me e con mio marito non la vedo mai sorridere eppure vorrei tanto vederla felice. Spesso mi dico che non le voglio nemmeno telefonare per non irritarla ma poi mi manca tanto e mi basta sentire la sua voce. La ringrazio e a La saluto cordialmente.


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