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So da fonte certa (che – come spesso capita a chi è giornalista – non posso citare) che non è vero che parroco e vicario di Porto Garibaldi (Ferrara) non volessero negare l’Eucaristia al bambino disabile; a farli recedere dalla decisione presa sono state la ferma e sacrosanta reazione dei genitori e la indignata presa di posizione dei giornali e della rete. Altrimenti parroco e vicario avrebbero continuato a fare passare sotto silenzio l’intera vicenda, il che la dice lunga in primis sulla lucidità e sulla onestà teologico-pastorali dei due signori in veste talare e in seconda battuta sulla correttezza e dirittura morale ed etica dei giornali “cattolici”, che si sono comportati con diverse sfumature: dalla difesa a spada tratta di parroco e vicario da parte di alcune testate all’ambiguo ‘dico e taccio’ o ‘devo dire ma se potessi tacerei’ da parte di altre testate. Come cristiano mi sento umiliato e mortificato di fronte a tale comportamento della stampa cattolica. Dove sono finiti la fedeltà alla verità, il rispetto della parola vera, la testimonianza non negoziabile della verità? Questi giornali dovrebbero fare proprio quanto, con ben altro scrupolo morale, diceva a sé stesso san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (1, 17; traduzione CEI): “Forse in questo progetto mi sono comportato con leggerezza? O quello che decido lo decido secondo la carne, in maniera da dire allo stesso tempo «sì, sì» e «no, no»?”. Dimenticano che tradire la verità è tradire e uccidere Gesù, che è “la via, la verità, la vita”? Dimenticano quanto dice Gesù (Matteo, 1, 37): “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”? Pare proprio che per questa stampa, che si definisce “buona stampa”, ciò che conta sia non disturbare il quietismo sordo e cieco di grande parte dei propri lettori, non disturbare l’ansiolitica acriticità dei perbenisti cattolici e dei parroci che oltre a “non volere casini” sottoscrivono gli abbonamenti tra la sacrestia (che non paga l‘IMU) e l’oratorio (che non paga l’IMU). Stampa cattolica come lexotan, come tavor o, per dirla in modo per loro più trasgressivo, come cannabis delle coscienze, alla faccia di Gesù e di chi più gli è vicino (il bambino e il disabile)!

Patetico in questo senso il comportamento di Famiglia Cristiana, che in piena bagarre sulla Eucaristia negata non trova di meglio che aprire il proprio sito online parlando delle sofferenze di un povero padre affetto da figlio handicappato. Che messaggio complessivo ne esca lascio intuire a chi sta leggendo. Purtroppo più conosco il cosiddetto “mondo cattolico”, più mi convinco che a questo mondo il disabile serve solo come strumento di sofferenza salvifica per chi lo sopporta e gli vive accanto. Guai se il disabile chiede o – come osa? – pretende rispetto e considerazione umana o professionale pari a quelli dovuti al “normale”. «Se sei disabile, fa’ il disabile e lascia tranquilli gli altri», questo pare il messaggio che trapela più o meno esplicitamente dagli ambienti cattolici, a detta di molti amici che hanno provato sulla loro pelle tutto ciò. Se il disabile, chiede rispetto o riconoscimento delle proprie capacità non da disabile, sotto sotto viene trattato come un gay che chieda il riconoscimento delle coppie di fatto o del diritto alla genitorialità, sempre a detta di molti amici che hanno provato sulla loro pelle tutto ciò. «Come osano “esibire” la propria umanità?»: così viene letto ogni tentativo di affermazione non disabile del disabile. Il disabile non può né deve fare o essere altro che disabile! Non parliamo poi di un disabile che voglia parlare di teologia. Apriti cielo! A paragone l’omofobia nei confronti dei gay è acqua fresca.

Tornando al bambino cui è stata negata l’Eucaristia, altre considerazioni vanno ulteriormente notate e aggiunte a quanto ho già detto nel mio post Anche la chiesa discrimina i disabili? Pensieri a margine della cronaca: negata l’Eucaristia a un bambino disabile. Lo suggerisce bene Elena nel post Ancora sull’Eucaristia negata al bambino disabile: “Non glielo impedite!”.

Leggiamo bene Luca 18, 15-17 (confronta anche il sinottico Marco, 10, 13-16): “Gli presentavano anche i bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li fece venire avanti e disse:  «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà»”.

Da questa citazione di Luca emergono, a mio avviso, alcune affermazioni molto importanti:

  • E’ Gesù a volere che i bambini vadano a lui: “Lasciate che i bambini vengano a me”. Ecco perché nel mio post precedente dicevo che l’Eucaristia in certo modo è risposta al Battesimo e suo compimento: come l’uomo nel Battesimo si immerge in Gesù, così Gesù nella Eucaristia si immerge nella umanità di ogni uomo che vada a Lui. Nella Eucaristia e con la Eucaristia Gesù fa esercizio di Incarnazione, diventando cibo, carne e sangue di ogni uomo. Negare l’Eucaristia significa perciò impedire a Gesù questo suo formidabile esercizio di immersione nell’umano e di incarnazione nell’umano;  
  • è Gesù a volere che ciò non sia impedito: “non glielo impedite”, dice agli apostoli. Non solo, dunque, è Lui a volere che i bambini vadano a Lui, ma è Lui a esigere che ciò non sia impedito dai vescovi (che, come ben si sa, sono i “successori degli apostoli”) e, di conseguenza dalla gerarchia ministeriale, dunque anche dal parroco e dal vicario di Porto Garibaldi. Gesù capovolge pertanto quanto è avvenuto nel ferrarese: il parroco e il vicario dovevano essere e sentirsi spinti a dare e a non impedire l’Eucaristia al bambino non dai genitori, dai giornali e dalla rete, ma da Gesù stesso. Mi si permetta qui di notare il vuoto di presenza da parte dell’autorità episcopale, che, in quanto continuazione dell’azione degli apostoli, sarebbe dovuta intervenire di persona, con piena e calda umanità, non impedendo che Gesù nella Eucaristia accarezzasse quel bambino. Dove era il vescovo di Ferrara, dove erano i vescovi italiani? Possibile che “Avvenire”, l’organo di stampa dei vescovi italiani, fosse più preoccupato di difendere l’indifendibile e di parare i fondelli di parroco e vicario che non a seguire la volontà di Gesù, che dice: “Non glielo impedite!”.  Povera funzione apostolica! Neppure le più becere logiche lobbistiche sarebbero scese a tanto. Povera CEI! Bagnasco, dove eri?
  • è Gesù a porre come modello di coscienza e di apertura coscienziale il bambino: “a chi è come loro appartiene il regno di Dio”; “chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà”. Altro che “capacità di intendere e volere”! Come proprio solito, Gesù capovolge le logiche umane, soprattutto quelle delle dogane, dei controlli, delle patenti di idoneità o dei certificati di abilitazione umana. Gesù non dice al bambino di aver una coscienza già in certa misura adulta, ma – bene al contrario – dice all’adulto di accogliere il regno di Dio come un bambino, di essere come un bambino. Non dice al bambino disabile di essere almeno un poco adulto; al contrario dice a tutti gli adulti, al parroco e al vicario di Porto Garibaldi, al loro vescovo, ai vescovi italiani e in primis al Papa che è il primo vescovo di essere come bambini, magari cominciando da quel bambino disabile che con i suoi compagni va da Gesù nella Eucaristia e, con la Eucaristia, permette a Gesù di accarezzarlo di divina umanità, proprio come soltanto Gesù sa e può fare. Chi lo impedisce toglie umanità a Gesù stesso.

 

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  2. […] 2. Ancora sull’Eucaristia negata al bambino disabile: “Non glielo impedite!”, 3. “Non glielo impedite”. Altri pensieri sulla Eucaristia negata al bambino disabile ), ricevo con profondo dolore (come cristiano e come uomo) la segnalazione di questa foto e della […]

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