Salta la navigazione

Come in un panico incesto globale

È davvero impressionante il numero di persone che accedono a questo sito cliccando richieste sull’incesto. Nonostante siano molti i temi trattati o trattabili nei post di questo blog, più della metà delle richieste d’accesso riguardano l’incesto. Credo sia il segno, l’emergenza di una richiesta molto profonda, di una curiosità che non è solo accademica. Fatti di incesto sono sempre più frequenti. Immagini e video più o meno dichiaratamente incestuosi sono sempre più cliccati in internet.

Come ho già detto, mi stupisco che i grandi media non si accorgano di come siano centrali la presenza e il tema dell’incesto, le domande sull’incesto. Eppure, il tema è decisivo, la richiesta ultimativa e ben più ampia del pure tragico fenomeno inteso in stretto senso fisico. Che altro sono il dissesto eco-ambientale, l’implosione mondiale della finanza, se non il tentativo di negare alle nuove generazioni la vita? Come in un panico incesto globale, le generazione dei figli, dei nipoti, dei pronipoti sono possedute e negate da quelle dei padri e dei nonni. E che altro è l’incesto se non la possessione e la negazione delle nuove generazioni da parte delle vecchie? La possessione incestuosa non consiste soltanto nel mettere fisicamente il vecchio pene del padre nella vagina della figlia, o nel prendere il sempre meno eretto pisello del figlio nelle grandi labbra materne.

Non credo sia un caso che, dopo l’incesto, le richieste più cliccate riguardino il deficit d’erezione maschile e “come conquistare un cinquantenne”. A quanto pare, dunque, ai maschi giovani “non tira più”; alle giovani femmine appare appetibile soltanto il vecchio e ben funzionante cinquantenne.

Manca nel maschio giovane la tensione erotica, la capacità – sia fisica che simbolica – di eiaculare il proprio seme nel grembo della femmina nuova, del futuro, della vita. Altro che decreto Carfagna! Per molti giovani di venti, venticinque, trent’anni sarebbe già un successo riuscire ad andare con una prostituta. Alcuni riescono solo a masturbarsi, con ossessiva fatica, in un’impotenza sempre più avvolgente e solitaria. Altri, molti di più, riescono a rivolgere la parola alla coetanea solo se hanno bevuto o hanno preso la pasticca, la coca. Vagano con la birra in mano come bambini spauriti; hanno soltanto sostituito il succhiotto con la bottiglia, in una oralità infantile insuperabile, preedipica, afasica. Come possono desiderare, amare, penetrare una giovane donna, costruendo con lei il Noi di una coppia che voglia, possa, sappia essere il mondo nuovo, il desiderio di cieli e terre nuove, la voglia di generare popoli più numerosi delle stelle del cielo e dei granelli di sabbia del mare? L’unica cosa che sanno fare è farsi inseguire da qualche madre più o meno castrante e direttiva, con la quale – per un verso – psicoticamente confliggere all’interno delle mura domestiche, con la quale – per altro verso – incestuosamente fondersi abitando con lei, facendosi accudire a tempo indeterminato da lei, essendo mantenuti a oltranza da lei. Se non ci vanno anche a letto insieme, è perché la loro sessualità è spesso talmente preedipica che neppure è attivata o attivabile.

Manca nella giovane femmina il potere di accogliere e trasformare in sé il nuovo, il bello, il giovane; manca il sogno fresco, che la ingravidi di utopia, che la faccia concepire di avventura, di progetto, di sfida, di vita, di gioia, di generazione. Sono bambine smarrite; cercano solo stampelle di sicurezza; vivono soltanto il bisogno di conferme ed esibizioni infantili, all’interno di autostime sempre più basse. Non hanno pelle e corpo. Come possono accogliere, amare, concepire? Possono solo sposare il vecchio. Incapaci di trasformare l’amato, cercano di farsi loro trasformare da lui, dal suo nome, dal suo potere, dal suo denaro. Con questa logica, che sessualità possono mai avere? Senza corpo, come possono davvero essere penetrate? Senza pelle, come possono davvero essere accarezzate? Senza anima, come possono davvero essere amate? Senza futuro, come possono davvero diventare madri, essere madri? Senza sogni e senza interiorità, come possono davvero essere spose complici, capaci di continuità, di casa, di ripresa, di accoglienza che dà alla luce, al mondo, alla vita?

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: