Salta la navigazione

A proposito di ansiolitici

Ci sono tante, troppe persone che campano prendendo psicofarmaci da anni. In particolare ansiolitici (Tavor, En, Xanax, Lexotan, Ansiolin ecc.). Non sanno neppure che si tratta di psicofarmaci; pensano ingenuamente e con grave equivoco che si tratti di più o meno innocui “tranquillanti” o “calmanti”. Spesso i pazienti stessi si autoprescrivono le dosi e la frequenza, con estrema facilità di accesso allo psicofarmaco autogestito. Non sanno (e ben pochi si premurano di informarli, a partire dal giornalismo scritto e parlato) che si tratta di psicofarmaci che danno dipendenza organica grave a tale punto da poter produrre una patologia, cioè un disturbo mentale, previsto e definito come tale dal DSM IV R (testo riconosciuto in tutto il mondo nella definizione e catalogazione dei “disturbi mentali”, espressione che nel mondo scientifico ha sostituito quella di “malattia mentale”; testo che ogni medico, psichiatra, psicologo e psicoterapeuta ha il dovere di conoscere). Dopo due o tre cicli di un paio di mesi ciascuno questi psicofarmaci, per continuare a essere efficaci, richiederebbero un pesante aumento del dosaggio; altrimenti la loro azione si limita a mantenere lo zoccolo di dipendenza che a mano a mano si produce. Di fatto, dopo due o tre cicli di assunzione (ripeto, ogni ciclo non dovrebbe superare i due mesi, tre al massimo) ha come unico risultato quello di rispondere alla dipendenza prodotta: la dipendenza mantiene sé stessa. Mi chiedo come il sistema medico-farmaceutico possa permettere e, di fatto, favorire ciò. Chi prescrive questi farmaci? Chi ne permette un uso siffatto? Con quale competenza vengono prescritti e poi confermati nella prescrizione per anni? Un medico di base solitamente ha sostenuto un solo esame di psicologia, che gli dà al massimo qualche nozione generale; spesso non sa neppure in che cosa consista la psicoterapia e che cosa siano e come si caratterizzino le diverse metodologie psicoterapeutiche. Come può valutare i sintomi dei disturbi mentali, il loro manifestarsi o il loro tacere? Con quale competenza considera il sintomo come il nemico da annullare? Sa il rapporto tra emergenza del sintomo e struttura psichica? Tra diagnosi nosografia e diagnosi strutturale? Sa che esiste anche una diagnosi relazionale del disturbo mentale? Eppure un qualsiasi medico di base può prescrivere ogni tipo di psicofarmaco, con discrezione di dosi e di frequenza, con possibilità di accoppiare tra loro psicofarmaci diversi tra loro. Con il tipo di preparazione tradizionalmente organicistica ricevuta nei suoi studi universitari, il medico può al massimo valutare l’azione bio-chimica dello psicofarmaco.

 

5 Comments

  1. Grazie, è una risposta ben chiara e argomentata. Sono argomenti che brillano (come dice l’etimo di questa parola, in comune, per esempio, con argento). Aggiungo di mio: se si dice “non credo”, poi non si può tacciare l’altro di soggettivismo . Non è soggettiva la fede? anche al di là di argomenti ragionevoli o razionali -teorizzazioni (cfr. il rapporto fede/ragione)- la fede implica un’opzione che non può che essere soggettiva. Altrimenti perchè dire “credo”?
    Si ricordi della questione sussidiarietà. Si ha bisogno di chiarificazioni. Grazie

    • Cara Antonella, è vero: per molti la fede è un sentimento, come tale è quanto di più soggettivo possa esistere. Per altri la fede è l’incontro con chi agisce in te e lotta con te, spingendoti a essere sempre più te stesso. Allora fede è esperienza di una con-fessio (cioè di un “parlare insieme”) tra due parole: la mia e quella ontologicamente diversa dalla mia (se fosse ontologicamente uguale alla mia, non potrebbe agire in me e lottare con me dentro di me più forte di me). Quando avevo 16 anni, la vita mi portò a questo incontro di con-fessio con questa azione e con questa lotta, incontro e con-fessio drammatici e violenti, che solamente la lettura delle Confessioni di Agostino mi permise di ri-conoscere e di cominciare ad affrontare. Dio sa essere violento nella dolcezza e dolce nella violenza in modo … in-credibile. Altro che fede come sentimento!
      Vedi, Antonella, la fede è un po’ come l’amore di coppia. Per molti è un sentire: quando finisce il sentire, finisce l’amore. Per altri l’amore è l’incontro con l’alterità di una persona che agisce in te e lotta con te, spingendoti a essere sempre più te stesso; in questo caso però, a differenza di quanto avviene nell’incontro e nella lotta con Dio, la con-fessio è tra due esseri umani, ontologicamente uguali e quindi aperti alla piena e simmetrica reciprocità.
      Sulla sussidiarietà, appenca capita l’occasione, dirò in altra sede.

    • Cara Antonella, è vero: per molti la fede è un sentimento, come tale è quanto di più soggettivo possa esistere. Per altri la fede è l’incontro con chi agisce in te e lotta con te, spingendoti a essere sempre più te stesso. Allora fede è esperienza di una con-fessio (cioè di un “parlare insieme”) tra due parole: la mia e quella ontologicamente diversa dalla mia (se fosse ontologicamente uguale alla mia, non potrebbe agire in me e lottare con me dentro di me più forte di me). Quando avevo 16 anni, la vita mi portò a questo incontro di con-fessio con questa azione e con questa lotta, incontro e con-fessio drammatici e violenti, che solamente la lettura delle Confessioni di Agostino mi permise di ri-conoscere e di cominciare ad affrontare. Dio sa essere violento nella dolcezza e dolce nella violenza in modo … in-credibile. Altro che fede come sentimento!
      Vedi, Antonella, la fede è un po’ come l’amore di coppia. Per molti è un sentire: quando finisce il sentire, finisce l’amore. Per altri l’amore è l’incontro con l’alterità di una persona che agisce in te e lotta con te, spingendoti a essere sempre più te stesso; in questo caso però, a differenza di quanto avviene nell’incontro e nella lotta con Dio, la con-fessio è tra due esseri umani, ontologicamente uguali e quindi aperti alla piena e simmetrica reciprocità.
      Sulla sussidiarietà, appenca capita l’occasione, dirò in altra sede.

  2. Il mio medico di base non crede nella psicoterapia, tanto meno nella psicoanalisi, però crede nella pillola e si crede un grande esperto di depressione, molto più di uno psichiatra. La mia posizione personale è da lui definita soggettiva ed è un grave peccato. Indovina: è ciellino, e il suo studio pubblico è un volano verso il privato. Anche lui si “sussidia”. Domanda: vorrei sapere che cosa pensa della sussidiarietà e di come viene praticata qui da noi.

    • Sono molte le persone (e tanti – tra queste – i medici) che la mettono sul piano del “credere”, come se la psicoterapia fosse un fenomeno sovrannaturale o sciamanico, cui credere o meno. Nè più nè meno della medicina, la psicoterapia è una pratica terapeutica che si fonda sulla scienza. Si può avere più o meno fiducia di un medico o di uno psicoterapeuta, ma che c’entra la fede o, se preferisci, il credere con la medicina e con la psicoterapia? Come ho detto, sono pratiche, sono strumenti, che possono o non possono servire, possono o non possono essere utili. Si “crede” forse in un martello o in un elettrodomestico? No, di certo. Si possono semplicemente usare o non usare. Tra l’altro, rispetto a un martello o a un elettrodomestico, la medicina o la psicoterapia sono strumenti ben più raffinati, che, oltre a essere fondati sulla scienza, sono figli di una lunga storia e di una controllata tradizione che garantisce il controllo e la messa a punto ottimali di questi strumenti. Fossi in te, chiederei al tuo medico se anche riguardo alla medicina “crede” o non “crede”; poi gli chiederei se sa che cosa significano “scienza”, “fondamento scientifico”, “epistemologia”; da ultimo gli chiederei se conosce almeno un po’ di storia quantomeno del pensiero medico e della medicina. Vedi, Antonella, da quando è stato permesso l’accesso a tutte le facoltà universitarie anche a studenti che magari a malapena sono riusciti a sbucare fuori da qualche Istituto Tecnico o da qualche Istituto Professionale, e da quando la scuola è caduta in gravissimia crisi, non è raro trovare medici, o laureati in genere, dotati di somma ignoranza in ordine a discipline formative fondamentali, persone, che magari manco sanno che cosa sia la filosofia e che cosa sia scienza. Per giunta consiglierei al tuo medico, qualora sia un semplice medico di base e non sia specializzato nella cura dei disturbi mentali, di avere l’umiltà di consultarsi con uno specialista prima di affrontare situazioni complesse quali la depressione. E in Italia le figure professionali specializzate (5 anni ulteriori dopo la laurea o di medicina o di psicologia) per la cura dei disturbi mentali riconosciute per legge sono solo due: lo psicoterapeuta o lo psichiatra.
      Quanto a CL e alla susisdiarietà, questo blog non è la sede adatta per rispondere. Di CL già ho detto in altra sede. Sempre in altra sede alla prima occasione dirò quel che penso sulla sussidiarietà e sul suo uso o abuso.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: