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ANORESSIA E BULIMIA, PRIMA CAUSA MORTE TRA RAGAZZE

Questa notizia è stata appena battuta dalle agenzie: anoressia e bulimia nervosa costituiscono la prima causa di morte per malattia tra le giovani italiane di eta’ compresa tra i 12 e i 25 anni, rappresentano un vero allarme socio-sanitario, colpendo oggi circa 150/200 mila donne.

Come in questo sito ho più volte affermato, l’unica terapia davvero risolutiva per questa grave e micidiale psicosi è, a mio avviso, la psicoterapia sistemica, dato che questo disturbo mentale, prima di essere un problema dell’individuo, è un problema del sistema familiare. La causa è la disfunzione delle relazioni familiari. Volere considerare e curare l’anoressia e la bulimia come problema medico significa non risolvere nulla. Anche qualora avvenga la remissione dei sintomi, non significa che il deficit strutturale che ha prodotto quei sintomi sia scomparso o risolto; significa soltanto lasciare intatto il problema strutturale, con grave compromissione della vita relazionale, affettiva, sessuale dell’individuo e con grave danno per coniugi e figli, senza che sia eliminato il rischio della implosione mortale e suicidaria. Solo una terapia sistemica può – lo ripeto – affrontare e risolvere il deficit strutturale. Vedi quanto su Anoressia e Bulimia ho scritto su questo blog.

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One Comment

  1. Il primo giorno del 2010 mi hanno comunicato la morte di una collega insegnante.
    Aveva poco più di quarant’anni. L’avevo conosciuta l’anno scorso e facevo fatica ad intrattenermi con lei, sentivo il bisogno di difendermi. Quando mi aveva chiesto il numero di cellulare io non avevo memorizzato il suo.
    Il suo essere anoressica era evidentissimo, a volte aveva cerotti sulle nocche delle dita, mi aveva raccontato che le capitava di vomitare sangue, mi aveva detto che aveva fatto delle terapie.
    In aula-professori sembrava trasparente: veniva evitata (e, quando riuscivo, cercavo di farlo anch’io).
    Quest’anno era stata allontanata dall’insegnamento (non so in che modo). Dopo un paio di mesi è morta.
    Ogni tanto mi torna in mente. E lì non riesco ad evitarla.
    Mi parlava solo di lavoro, corsi aggiornamento, master, libri che aveva scritto,…
    Avevo la sensazione che il filo che la teneva agganciata alla vita fosse il lavoro.
    So anche che si possono fare danni in cattedra. Ma certe situazioni sembrano davvero senza soluzione.
    E fa male prendere atto che la notizia di questa morte si è diffusa viaggiando sottovoce, come qualcosa che non si può dire, qualcosa di cui non si deve parlare.
    Fa anche paura, almeno a me.


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