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secondo commento al seguente aforisma

la coppia si fonda non sul tradimento

ma sulla possibilità di tradire

 

Mi si dice che questo mio aforisma sconcerta alcune persone, le lascia perplesse, perfino scandalizzate. Mi si dice che queste persone sono scrupolosamente religiose, “credenti e praticanti”. A me spiace tanto che questo persone, non condividendo quanto cerco di dire in queste pagine, non mi facciano partecipe delle loro critiche; potrei, proprio grazie a loro, cambiare idea, crescere, quantomeno potrei vivere la grazia di una bella amicizia. Mi si dice anche che queste persone mi considerano immorale in questa mia affermazione (del resto capita spesso agli psicologi di essere considerati tali). Eppure, più penso a questo aforisma, più mi pare viva della stessa struttura logica di altre affermazioni analoghe, che non mi paiono per nulla scandalose e immorali. Per esempio, se dico che “la libertà si fonda non sul peccato, ma sulla possibilità di peccare”, non dico – mi pare – null’altro che il succo della storia stessa e della vicenda umana, quale ci viene raccontata anche dalla stessa Bibbia (dove è addirittura Dio a “tentare” l’uomo). Analogamente, se dico che “la verità si fonda non sull’errore, ma sulla possibilità di errare”, non dico – mi pare – null’altro che il succo della storia del sapere, della scienza, della ricerca di ogni tipo di verità.

Si vede che a fare la differenza è il fatto che questo mio aforisma parla non astrattamente di libertà e di peccato oppure di verità ed errore, ma concretamente di coppia e di tradimento. Forse è questo a provocare e a dare fastidio. Per molti ciò che ha o può avere l’apparenza dell’astratto non provoca, non esiste neppure se non come vuota formula; quindi non dà alcun fastidio. Nulla allora provoca di più della concretezza, nulla dà fastidio di più della concretezza, soprattutto se a essere concreto è un aforisma che, dicendo di coppia e di possibilità di tradire, ti spinge a chiederti che coppia sei, che capacità hai di relazionarti con la sessualità tua e della persona che ami, se sei in grado – potendolo – di tradire. Se, per esempio, sei incapace di vera relazione con l’alterità e la diversità del tuo maschile rispetto al femminile o del tuo femminile rispetto al maschile, allora può darti fastidio sapere che la fedeltà non è uno stato acquisito e scontato, non è una cuccia difensiva in cui nascondere le proprie impotenze, bensì è un processo, è una continua conquista d’amore, una sempre più ricca possibilità di innamorarsi, di mettersi in gioco radicalmente. Non so come possiamo sentirci amati davvero, sapendo che la persona che dice di amarci, sta con noi non perché ci sceglie e conquista continuamente, ma solo perché non può né sa fare altro. Vivere ed essere la coppia in tale modo, mi parrebbe, più che immorale, tragicamente grigio e squallidamente impotente: come se la coppia mettesse sé stessa in un burka, come se la coppia fosse essa stessa un burka psicotico che isola dal mondo e dalla vita, senza più permettere l’amore e la crescita dei due innamorati, illudendosi che, senza mai viverlo, si possa difendere l’amore. Forse che, per queste persone, chi è sposato, coniugato o, in una parola, coppia, non deve né può più innamorarsi? Ma che coppia è una coppia che non abbia in sé la dimensione e la possibilità di scegliersi continuamente, di innamorarsi, continuamente conquistandosi?

L’esperienza clinica mi dice che molte coppie, troppe coppie vivono la fedeltà come alibi e copertura di una loro incapacità a relazionarsi con la diversità di genere, ad amare sempre di più prima di tutto la persona che dicono di amare. Ci sono per esempio uomini fedelissimi, che non sanno neppure rivolgere la parola a una donna e che forse neppure sarebbero sposati se non fosse stata lei a prendere l’iniziativa dell’incontro (“poverino, mi faceva pena lì tutto solo e gli ho chiesto se voleva stare con me”). Ci sono per esempio donne fedelissime che in tutti gli anni del loro matrimonio, invece di vivere la complicità di coppia, hanno fantasticato amori adolescenziali con persone cui non hanno mai rivolto la parola. Vogliono la fedeltà dei comportamenti e non hanno né fanno crescere quella del cuore e dell’anima. Forse, di fronte alla possibilità concreta di tradire, temono di venire travolti da chissà quali dolorose impotenze o da chissà quali turbinose trasgressioni. Ma allora che idea hanno della sessualità, di sé stessi, dell’amore, della fedeltà, della unicità della persona che amano? Come fanno a sapere che è lei la più bella, l’unica, l’impareggiabile, se per pirincipio o per alibi o per paura negano ogni possibile apertura non tanto al tradimento, quanto alla possibilità della semplice conoscenza delle persone dell’altro sesso? Chi pensa subito al peccato, forse in cuore suo ha già peccato. Ma guai a dirlo, guai ad ammetterlo.

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  1. […] tradimento e tradimento; la coppia si fonda non sul tradimento ma sulla possibilità di tradire; la coppia si fonda non sul tradimento ma sulla possibilità di tradire (II commento) ecc. ecc.). Se i due partners non sono personalità adeguatamente evolute (quando uno dei due ha […]

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