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La mail che segue è bellissima. Me la scrive E., una mia ex paziente, che da piccola è stata abusata. Commmenta un articolo di 2 giorni fa de “La Repubblica” (vedi http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/01/11/news/pedofilia_una_14enne_filma_gli_abusi_e_fa_condannare_l_amico_dei_genitori-11101105/index.html?ref=search). Fa considerazioni precise e lucidissime, del tutto condivibili. Ringrazio E. anche a nome dei lettori del blog.

Caro Gigi,
oggi ho sentito una frase che è caduta come un fulmine in quei cieli che apparentemente sembrano azzurri, e che ti sorprendono quando pensavi di ritrovarti al sole e non in un temporale improvviso.
Stavo facendo colazione in compagnia di due persone, che conosco. Sul tavolino del bar c’era La Repubblica odierna, e abbiamo visto l’articolo che riportava la vicenda dell’adolescente che ha denunciato gli abusi, subiti da anni da un “amico” di famiglia, filmando gli abusi stessi. Non so se ha letto l’articolo (ma penso di sì). Solo dal titolo ho provato subito una grande tristezza per quella bambina e il calvario che ha attraversato da sola e che attraverserà ancora, e un sentimento che non so descrivere ma credo di empatia per il coraggio, la forza e il dolore che ha avuto. Deve essere stato terribile per lei. Tutto.
La frase che mi ha colpito, e non in positivo (sebbene capisco he il suo autore la diceva in positivo, tra l’altro dispiaciuto pure lui per la vicenda), frase detta come reazione davanti al titolo dell’articolo e alle prime righe lette velocemente, è stata: “volere è potere”.
ma come?! Non è un pò troppo semplice? Forse chi l’ha detta voleva sottolineare la forza di questa ragazzina. E sicuramente è stata forte. Ma non è allo stesso tempo semplificare un pò tutto? non è forse come dire: se non denunci è perchè non vuoi? Quindi non puoi? Non è ribadire il fatto che in quella poltiglia dell’abuso sei da solo e da solo devi uscirne? Allora condanniamo tutti quelli che questa forza non ce l’hanno. E allo stesso modo è come dire a questa ragazzina: “brava! ti sei mossa da sola, continua a stare da sola che ce la fai”.
Ma per quanto tempo ancora deve essere condannata a stare da sola?!
Alla frase-fulmine è stata aggiunta una cosa che non ho ben colto, ma che considerava il fatto che chi questo “volere-potere” non l’ha, è perchè si trova in una situazione per cui non può averlo.
Anche questa mi sembra una condanna.Forse non bisognerebbe “creare” queste situazioni? O aiutare le persone a crearle insomma. possibile che tutto “è” o “non è” e non ci si può far niente?
Questa sera ho letto l’articolo de La Repubblica per intero, e ho ricercato sul suo sito i suoi interventi sulla pedofilia.
Questa ragazzina non ha parlato inizialmente coi genitori, ma a scuola con amiche ed insegnanti, senza parlare di sè ma di una “sua amica”. Il giornalista scrive, rispetto alla scuola,: “avevano capito che parlava di se stessa”. Ma..?! Nonostante questo, l’azione è partita dalla vittima. Da sola. Ancora da sola. Possibile che tutti avessero le mani a tappare le orecchie? E se è vero che a convincerla è stata un servizio televisivo, non è un’ulteriore testimonianza di quanto questa ragazzina sia stata lasciata sola? Se è la tv che ti parla e in qualche modo sembra essere la sola ad ascoltare quello che tu dici, in più quello che tu hai già detto a persone in carne ed ossa, ma evidentemente più sorde di una tv, non è terribilmente triste? Nell’articolo si parla del filmato come arma che “inchioda” il pedofilo. Ma cosa deve essere costato a quella ragazzina schiacciare il tasto rec ed essere consapevole che in quel filmato veniva immortalata anche lei? Deve essere stata una
decisione enormemente coraggiosa e difficilissima e sofferta. Eppure ho l’impressione che non emerga questa cosa, che il lettore dell’articolo non ci pensi.
Non so se il mio pensiero riesce a farsi chiaro, forse sono troppo arrabbiata perchè ciò avvenga.
Quello che penso è che non sempre volere è potere, o meglio è una scorciatoia che si prende per trovare un lieto fine. Penso che in questa storia il “volere” urlava già a squarciagola quando la vittima parlava a scuola. Perchè allora il “potere” non è scattato di conseguenza? Forse perchè chi era testimone dell’urlo non ha voluto ascoltare? Il potere per ascoltare c’era però. Ma non è stato usato.
A questa ragazzina va tutta la mia ammirazione per la sua forza, tutta la tristezza per tutto quello che ha vissuto, e tutta la speranza che possa incontrare chi è capace di tenerla per mano con vero amore, chi è capace di considerarla e ascoltarla come persona degna di vivere la vita. E vivere la vita deve essere un diritto, ancora prima del volere e del potere.
Non so come chiudere questo sfogo.
E’ tardi, vorrei che questa sera ogni bambino ricevesse l’abbraccio della BUONA notte, così che il suo giorno possa essere migliore.
E.
 
 

 

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