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se i figli fossero amati e voluti totalmente

le gravidanze non avrebbero né vomiti né nausee

 

Nel linguaggio del corpo la nausea e il vomito sono segni di rigetto, come se il corpo dicesse: non voglio tenere dentro di me ciò che io non sono, né riesco a rendere mio, assimilandolo a me. A modo suo, attraverso la nausea e il vomito il corpo afferma dunque l’alterità del concepito, il suo essere sé stesso, un Sé  inassimilabile  e non prevaricabile dal Sé della madre. Al tempo stesso la nausea e il vomito, sfatando un mito ricorrente, dicono che nessun figlio è voluto al 100%, neppure quelli che a livello conscio sono vissuti come “desiderati tantissimo”. Che la madre non desideri totalmente un figlio, a modo suo è positivo: permetterà dapprima la dinamica di orientamento del figlio verso il padre e poi quella dello svincolo e della autoaffermazione sociale.  Certo, il non essere del tutto desiderato deve pur sempre rimanere entro certi limiti; altrimenti l’autostima del bambino sarà in-segnata (cioè segnata dentro) da vissuti di rifiuto tali da condizionare più o meno profondamente l’adeguatezza della autostima.

Mi ha sempre stupito notare come molte madri di figli poi psicotici o schizofrenici riportassero il dato di gravidanze prive del tutto di nausee e di vomiti. Con questo non posso né voglio assolutamente affermare che una gravidanza senza la minima nausea sia segno di futura psicosi. Voglio solo notare come in molte (sempre più numerose) madri la gravidanza sia non tanto l’incontro con la alterità di un bambino che chiede di essere accolto, contenuto e amato, quanto l’accadere di un bisogno di autoaffermazione della madre. Quando la gravidanza è solo questo, significa che la coppia non costituisce quella relazione di riferimento primario che, più di ogni altra, dovrebbe identificare il Sé sia della madre che del padre. Ogni figlio, prima di essere figlio della mamma o del papà, dovrebbe essere figlio del “tra” che unisce la coppia come coppia d’amore prima che di genitorialità.  Prima che evento della madre e nella madre, la gravidanza – nausee e vomiti compresi – dovrebbe essere evento della coppia e nella coppia, che, incontrando l’alterità del figlio, vive l’incontro con sé stessa e con la propria stessa alterità di Noi rispetto a un .Io e a un Tu.

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