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Monthly Archives: agosto 2014

Prima Lettura  Sir 26, 1-4. 13-16
La bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa.
 

Dal libro del Siracide
Beato il marito di una donna virtuosa; 
il numero dei suoi giorni sarà doppio. 
Una brava moglie è la gioia del marito, 
questi trascorrerà gli anni in pace. 
Una donna virtuosa è una buona sorte, 
viene assegnata a chi teme il Signore. 
Ricco o povero il cuore di lui ne gioisce, 
in ogni tempo il suo volto appare sereno.
La grazia di una donna allieta il marito,
la sua scienza gli rinvigorisce le ossa.
E’ un dono del Signore una donna silenziosa,
non c’è compenso per una donna educata.
Grazia su grazia è una donna pudica,
non si può valutare il peso di un’anima modesta.
Il sole risplende sulle montagne del Signore,
la bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa. 

da qualunque posizione lo stupore di un bimbo intuisce l'alto dei cieli

da qualunque posizione lo stupore di un bimbo intuisce l’alto dei cieli

I bambini disegnano il cielo semplicemente con una linea  blu là in alto, del tutto staccata dalla terra, dalla quale è separato da un grande spazio bianco che comprende tutto (case, piante, persone, animali). E’ come se il cielo se ne stesse là nella propria lontananza inaccessibile o forse indifferente per chi, come un bambino appena “venuto al mondo”, è tutto preso dalla scoperta della terra.

Questo mi capita di pensare quando rifletto su quella festa che è l’Assunzione di Maria (all’Assunta tengo molto, proprio perché a Lei è dedicata la chiesa del mio paese d’origine, la chiesa del mio battesimo, dalla mia Prima Comunione, della mia Cresima). L’Assunta ricollega quell’inaccessibile blu alla terra, colora d’azzurro il bianco, lo rifrange d’umanità. In ciò l’Assunta compie e ribadisce il “Fiat” dell’Annunciazione, rende quotidiana la meraviglia del Natale, rende continuamente praticabile la redenzione della terra riscattandola da ogni lontananza dal cielo e da ogni bianco di morte (non a caso, credo, in molte culture il bianco è il colore che significa la morte; vedi per esempio molte maschere funebri africane che sono di colore bianco). 

PunuMukudji

PunuMukudji – Maschera funebre facciale (Mukudji) dei Punu del Gabon

Sta proprio qui. secondo me, il mistero dell’Assunta: avere ridato senso al bianco, come un prodigioso cristallo averlo rifratto nei mille colori dell’iride: L’Assunta è il grande cristallo della Incarnazione e della Resurrezione. il blu con lei ritorna sulla terra e riporta la terra all’alto dei cieli. il Regno di Dio con l’Assunta non è più soltanto un Avvenire (il Padre Nostro dice: “ad-veniat regnum tuum”), ma – sic et simpliciter – un venire, un fiat praticabile, una presenza hic et nunc, qui ed ora. in una parola l’Assunta ci dice che il Paradiso, se vogliamo, è già qui, è già ora. Alla faccia del bianco della morte.

Nell’ora della nostra morte Maria Assunta verrà ad abbracciarci d’azzurro e d’assunzione e ci porterà là in alto nella vertigine della Trinità e dell’amore. E sarà bello salire con Lei fino a toccare e a vivere quella linea di blu intuita dai bambini.

Sembra che l’84% dei lettori del “Corriere della Sera” non abbia trovato razzista l’espressione “vu cumprà” usata dal ministro [sic!] Angiolino Alfano. A parte il fatto che usare le percentuali come criterio di verità non mi pare corretto fin dai tempi di Socrate e di Barabba-Gesù, il mio solito amico spastico dalla nascita mi assicura quanto sia razzista e discriminante essere individuato e chiamato per il proprio modo di parlare (“ti guardano subito come un minus habens, ti danno subito del Tu in modo del tutto gratuito, distolgono immediatamente, lo sguardo e, se per caso sei in compagnia di qualcuno, si rivolgono subito a quest’altra persona proprio come se tu non contassi nulla e non capissi nulla. A me dopo 67 anni, lauree, specializzazioni, vincite di concorsi nazionali, capita ancora quotidianamente e vi assicuro che iniziare così ogni giornata significa vivere continuamente una corsa ad handicap, significa dovere dimostrare sempre che esisti e che non sei scemo, significa non sentirsi mai a pieno titolo persone del proprio mondo (…)”.
Caro lettore mio, prova dunque ad avere un difetto di pronuncia (che, tra l’altro, chiunque in un paese straniero avrebbe, 84% dei lettori Corsera compresi) e a essere individuato, chiamato e considerato in base a questo tuo difetto e vedrai quanto è bello e divertente, verificherai quanto è altamente discriminante e umiliante.
 Vuoi (bada bene, non ti dico “vu”!) anche un riferimento culturale? I greci antichi o, come amavano appellarsi loro, gli Elleni chiamavano gli altri popoli “barbari” che etimologicamente è onomatopeicamente significa “balbettanti” dalla allitterazione della “b”e della “a”, consonante e vocale tanto praticate dal linguaggio infantile. Dunque i cari Elleni, padri dell’Occidente, discriminavano “gli altri” in base al loro modo di parlare, proprio come facciamo noi quando chiamiamo qualcuno “vu cumprà”, proprio come fa l’ineffabile ministro Alfano (mi piacerebbe sentirlo parlare Kazako!), proprio come fa l’84% dei lettori del Corsera, che evidentemente non sa neppure lontanamente immaginare l’origine delle parole e dei pregiudizi che usa.

viva la vita, Rosi,

amore mio,

 

ci incontreremo ancora e sempre,

anche al mio funerale

 

ci metteremo in fondo al corteo

dove nessuno ci vede

dove nessuno sente le dolci nostre parole

e sono solo nostri

i nostri infiniti baci

 

e lì al mio funerale

faremo come sempre l’amore

 

mai l’abbiamo fatto

al mio funerale

 

al mio funerale, vedrai,

non mancherò l’appuntamento

Temo le strutture totali come le carceri, i ricoveri in ospedale e certi ambienti di lavoro. Temo la mancanza di libertà che vi si respira, la mancanza del rispetto della persona che troppo spesso le abita, la frase che spesso vi viene detta: “noi eseguiamo gli ordini”. È, guarda caso, la stessa frase che ripetevano i gerarchi nazisti a Norimberga e gli impiegati e i funzionari dei campi di sterminio e dei gulag. E per fortuna, grazie a quel santo uomo di Franco Basaglia, non ci sono più i manicomi, almeno sulla carta.