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Badanti e anziani:

quanta violenza!

 

Nessuno, che io sappia, dice di una grave violenza in atto: moltissime tra le badanti che accudiscono i nostri anziani sono per lo più donne che lasciano in Bolivia o in Ucraina mariti e figli anche molto piccoli. Chiedo quanto sia giusto che i diritti dei matrimoni e delle maternità di queste donne vengano ignorati e che l’intero tessuto sociale dei loro paesi di provenienza subisca la devastazione di coppie che per anni non si potranno vedere, di madri espropriate della loro maternità, di figli che di fatto non conosceranno le loro madri o non le avranno vicine in età tanto fondamentali. È corretto che il diritto all’assistenza dei nostri vecchi prevalga a tale punto?

Come cristiano, mi fa male anche pensare che molte di queste badanti, soprattutto quelle sudamericane, arrivino qui più o meno direttamente aiutate dalla chiesa, che in tale modo si fa complice del disastro in atto.

Non sarebbe più giusto e corretto da un lato favorire lo sviluppo di quei paesi, in modo tale che mogli e madri restino e vivano nelle loro famiglie?

Molta della emigrazione italiana a cavallo tra ottocento e metà novecento riguardò prevalentemente i maschi: ancora oggi, a distanza di due, tre o più generazioni – lo vedo nel mio lavoro terapeutico –  ci sono ferite aperte, squilibri non recuperati, sofferenze ancora attive, tutte dovute alla assenza per mesi e mesi dei padri di una o più generazioni. Ebbene, mi chiedo, che cosa può portare allora l’assenza per anni della madri, che per molti aspetti, soprattutto quando i figli sono piccoli, hanno ancora più importanza dei padri?

Tra l’altro, dal punto di vista nostro e dei nostri vecchi, mi domando quanto sia corretta una assistenza di questo tipo. Il vecchio resta sì nella sua casa, ma di fatto vive isolato, spesso ha l’unica sua relazione sociale significativa proprio con la badante, che è di una cultura e di un mondo lontano da quello del vecchio, che ha il cuore e la mente lontani, che, ben di rado, ha interessi che possono coniugarsi con quelli dell’anziano, così da potere intrattenere con lui un dialogo davvero significativo. D’accordo alcune situazioni non sono tanto negative, ma la logica stessa delle cose ha in sé le conseguenze che ho indicato.

A sostegno della scelta della badante, viene indicato il fatto che le nostre case di riposo sono uno squallido terminal, soltanto un luogo dove si va a morire, quindi qualcosa da evitare in tutti i modi, pena terribili sensi di colpa che prenderebbero figli e parenti all’idea che il loro vecchio stia in queste “orribili” strutture. So di strutture bene pensate e bene attuate, dove la vita dell’anziano è stimolata, interessante, ricca di occasioni, sorretta da personale competente, preparato e ben motivato; ma, pure ammettendo che siano tutte strutture insufficienti, mi chiedo fino a che punto tale insufficienza non sia a sua volta la conseguenza di un mancato impegno sociale e istituzionale a che esse funzionino al meglio: se ciascuno pensa unicamente alla badante del proprio anziano, come si potrà strutturare una risposta sociale davvero significativa e adeguata alle esigenze del problema? Siamo poi così sicuri che le badanti siano davvero così brave e premurose come si vuole a tutti i costi volere credere? Noi, al loro posto, potremmo dare a un anziano sconosciuto quella attenzione, quella premura e quell’affetto che non possiamo dare a nostro marito e ai nostri figli? Potremmo, curandolo, dimenticare quanto è dilaniato il nostro animo, proprio a causa di questo lavoro che ci separa dal nostro mondo e dai nostri amori

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One Comment

  1. Buongiorno
    vedo che ha portato come esempio gli italiani che emigrarono allora e che oggi ancora emigrano.
    Mi rendo conto che faccia male sapere che queste persone che vengono in Italia si lascino alle spalle figli e parenti, ma noi non possiamo fare molto a parte per molti offrire il lavoro di assistente familiare o altri lavori.
    Certo é che in Italia questo tipo di lavoro viene ancora visto come un lavoro da emarginati, da poveri disperati…e non mi dica che non é così..vedo quello che succede a mia suocera..Per conto mio non lo considero tale. Per quanto riguarda il tema della famiglia, mi spiace dirlo così, ma ciascuno di noi fa delle scelte, e mi auguro che siano scelte prese da singolo e non con i familiari che spingono a fare..mi sento di dire che molti si trovano a dover andare via dal proprio Paese, dalla propria regione per poter assicurare una vita migliore ai propri figli.
    Non si può e non si deve guardarli con gli occhi della pietà, ma con lo sguardo di ammirazione per una tale scelta, io non capisco perché il primo pensiero di tanti sia”Poverina lavora come badante”..lo sa perché sbagliato questo? Perché alcune persone quando sentono che c’é un minimo di compassione di sentimento, errato per di più, montano subito la storia”Sono straniero/a..”sinceramnte a me ed ad altri non interessa, ciò che interessa sono i valori umani, l’onestà, la sincerità, siamo tute persone con un fardello sulle spalle chi più chi meno, ma non facciamone uso per ottenere la carità e la compassione…
    Per quanto riguarda la sfera della persona assistita, non so se dire itempi sono cambiati..é un lavoro nuovo..forse sarebbe il caso di smetterla di pensare che così abbandoniamo i nostri cari, a volte sono loro che si libererebbero dei parenti volentieri..forse abbiamo troppi pregiudizi nei confronti di questo lavoro.
    Sinceramente credo che la cosa importante sia che venga tutelato in modo adeguato il lavoratore e il datore, che non si mandino allo sbaraglio senza tener conto delle regole, e di mantenere il rapporto dipendente e datore, senza mescolare sentimenti…questo é importante la tutela di entrambe e dell’assistito..


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