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Che Sabrina Misseri fosse parte decisiva del «gioco psicotico» che esige il rituale della morte sacrificale di Sarah Scazzi è già stato indicato dal mio precedente articolo (vedi Nuove possibilità di lettura dei fatti di Avetrana (Sarah e Concetta Scazzi, Michele e Sabrina Misseri ecc.) e anche Mia intervista a “Famiglia Cristiana online” (07/10/2010) sulla morte di Sarah Scazzi ). Che, come parrebbe emergere dagli ultimi dati di cronaca, Sabrina sia pure parrte attiva e non certo in modo secondario nella esecuzione di Sarah è del tutto consequenziale. Come sarebbe consequenziale che nella esecuzione faccia coppia con il padre Michele. Partendo dalle ipotesi aperte dagli ultimi dati di cronaca, provo a dare una più ampia interpretazione dei fatti.

Nella famiglia nucleare Misseri, Sabrina e Michele sono la coppia dei rifiutati, in secondo piano rispetto alla vera coppia dominante della famiglia Misseri, rispetto cioè a Cosima e Valentina (madre e sorella di Sabrina).

Michele, come già detto nel precedente articolo, è il maschio “animale” da «fare fuori» prima o poi. Ma anche Sabrina è e/o si vive come di troppo rispetto alla coppia dominante, sicuramente ha in sé vissuti di rifiuto, di non adeguata attenzione, di non accoglienza. Per avere un ruolo che le permetta di ottenere attenzione e/o accoglienza dalla madre Cosima, sottraendola anche solo per poco alla privilegiata sorella Valentina, a Sabrina non restano dunque che due strade, probabilmente percorse entrambe e certamente confluenti:

  1. prendersi lei carico del padre, liberando da questa incombenza la madre; è molto probabile che, proprio all’interno di questo quadro, Sabrina sia stata in modo rilevante oggetto della sessualità impotente di Michele, dato che – per donne così poco dotate di femminilità di autostima, quale mostra di essere Cosima – la gestione della sessualità genitale è forse l’aspetto più destabilizzante. Facendo sesso insieme, padre e figlia, del resto, ricalcherebbero una delle dimensioni non di certo infrequenti dell’incesto: quella di reciprocamente compensarsi nella fissazione genitale a fronte dell’angoscia, del vuoto affettivi, dello spesante senso della non appartenenza e del Non-sentirsi, che, in quanto coppia di rifiutati (lui come maschio e marito, lei come figlia e femmina) li accomuna, rendendoli di fatto alleati. Attraverso l’incesto, oltre a compensarsi reciprocamente, celebrerebbero poi il rituale di rivalsa nei confronti di Cosima e Valentina, vivendo un rapporto per certo verso reatttivo (entrambi, in certa misura, “cornificano” Cosima, vendicandosi di lei e in tale modo reagendo al rifiuto subìto), per altro verso identificabile come più “intimo” di quello della diade Cosima-Valentina;
  2. insieme al padre (le modalità di questa complicità sono, a mio avviso, molto più complesse di quanto possa fino a oggi apparire) «fare fuori» Sarah, che come bella e inarrivabile cugina ripete nella generazione giovane quanto probabilmente già era accaduto nella generazione precedente tra Cosima e la bella e inarrivabile sorella Concetta. Più ancora che a Sabrina la bellezza di Sarah dà fastidio a Cosima perché vede ripetersi tra Valentina (non Sabrina!) e Sarah la stessa «ingiusta» diversità, che, nel proprio vissuto, c’è stata tra lei e Concetta. Paradossalmente e con l’ambivalenza tipica di questi sistemi relazionali familiari tanto massicciamente caratterizzati da disfunzionali «giochi psicotici», Sabrina e Michele sono tanto arrabbiati con la coppia dominante Cosima-Valentina e in particolare con Cosima almeno quanto ne perseguono i desideri più o meno inconsci e taciuti, quale per esempio proprio quello di «fare fuori» Sarah.

Tra l’altro «facendo fuori» Sarah più o meno direttamente (ripeto, la dinamica della sinergia d’azione tra Sabrina e il padre è di certo molto complessa di quanto appaia ed è tutta da chiarire), Sabrina ottiene anche altri «vantaggi»:

  • «possiede» Sarah come soltanto un omicidio può permettere di «possedere»: secondo il pensiero magico, che – unico e incontrastato signore e padrone – abita la profondità più arcaiche e/o folli dell’inconscio, chi uccide «possiede» per sempre, a tale punto da diventare in certa misura la vittima uccisa; «possedendola» diventa la vittima, si identifica con essa per sempre. In questo modo Sabrina «diventa» Sarah, non soltanto perché entrambe abusate dallo stesso uomo-animale (Michele), ma perché ora Sabrina «è» Sarah, bella come lei, inarrivabile come lei, invidiata come lei da Cosima e da Valentina;
  • uccidendo Sarah o contibuendo a ucciderla, Sabrina vendica la madre in modo talmente magico che d’ora in avanti la madre non potrà più dimenticarsi di Sabrina, rifiutarla, non guardarla, non occuparsi di lei. Uccidendo Sarah, dunque Sabrina «possiede» per sempre la madre, vincendo in modo paradossale la conccorrenza di Valentina;
  • anche mettendo in gioco e con l’omicidio di Sarah «facendo fuori» il padre Michele, Sabrina «possiede» per sempre la madre, liberandola per sempre salla incombenza della sessualità genitale e – al tempo stesso – «possedendo» per sempre il totem del padre-animale;
  • ottiene in modo incredibile e insuperabile la «scena». Per una ragazza che si viva come rifiutata, che cosa c’è di più desiderabile dell’ottenere la «scena»? E, per il pensiero magico, che cosa può essere «scena »più della televisione e/o, per dirla con espressione di moda, della esposizione mediatica. Alla fine chi più di tutti «possiederà la scena» sarà proprio lei, Sabrina, il Brutto Anatroccolo, il Calimero che nessuno voleva, la Cenerentola nera che ora da protagonista finalmente sposa il principe della «scena». Per chi abbia vissuto un rifiuto più o meno massiccio, la «scena» è un grande e potentissimo sostituto materno. E, per il pensiero magico, nulla può essere riconoscibile e vivibile come «scena» e come sostituto materno più della televisione che della esposizione mediatica è considerata la protagonista indiscussa. Luca Telese e, con lui, parecchi altri di sinistra e di destra sembra che scoprano solo oggi il peso e la rilevanza della televisione, tra l’altro con una attenzione e con una competenza linguistica e semiologica quanto meno vecchia di decenni, ingenua e naïf. Riguardo al linguaggio televisivo ho già scritto a suo tempo un libro (Noi e la tivù ) che raccoglieva miei articoli degli anni ’70 e ’80, libro che forse a qualcuno non farebbe male leggere. A quanto detto in quel libro aggiungerei che, per quanto riguarda sistemi familiari tanto disfunzionali e patologici, più che essere la televisione e i media a impossessarsi più o meno arbitrariamente e/o impudicamente della famiglia, è la famiglia a «possedere» quale propria «scena» la televisione e i media. Poveri Luca Telese e company! Se sapessero quale potente regista sia il «gioco psicotico» di un sistema disfunzionale …

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  1. […] Sabrina Misseri, Sarah Scazzi e il pensiero magico. Perché Sabrina uccide Sarah […]

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