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Chi vuole vedere un video eccezionale, bellissimo, unico, vada al mio articolo chi è diverso conosce almeno due lingue, dove in allegato al commento di Antigone c’è il video che vi consiglio. Chi voglia poi vederlo direttamente su YouTube, basta che clicchi http://www.youtube.com/watch?v=LnLVRQCjh8c&feature=related.

Sono un appassionato di balletto classico. Di rado ho visto tanta bravura e tanta capacità di emozionare lo spettatore, in senso assoluto, indipendentemente dal fatto che lei sia senza un braccio e lui senza una gamba. Anzi, è proprio il limite fisico dei due ballerini quello che apre l’esecuzione a significati nuovi, più ampi, a quella seconda lingua che arricchisce la lingua della “normalità”, la sprovincializza rendendola più autentica e aperta. Questo pas de deux dice l’essenza della coppia e dell’amore in modo nuovissimo, dove il limite dei due diventa la risorsa della coppia, la possibilità stessa della interazione e dell’affidarsi, la presenza di significati e intuizioni-soluzioni formidabili per l’essere coppia, per l’essere di ogni coppia. Dice come non mai del maschile e del femminile, della sessualità e dell’amore. E c’è ancora chi vorrebbe vietare la sessualità e l’amore a chi è diverso e/o handicappato! Quale innamorato  può essere tanto in gamba? A quale donna si può chiedere la mano, per sposarla in modo tanto assoluto?

La bravura di due ballerini “normali” può rischiare di apparire idealizzazione, astrazione disincarnate. La bravura di questi due ballerini, pure essendo enorme, non corre questo rischio; non impoverisce l’arte, ma la carica di valenze simboliche del tutto nuove e profonde, immuni da ogni rischio di manierismo.

Non solo, dunque, chi è diverso conosce almeno due lingue. Si può anche dire che chi è diverso insegna la seconda lingua a tutti coloro che amano impararla, arricchendosi di dimensione sempre più nuove e profonde.

2 Comments

  1. Lunedì ho visto “The sessions”, un film di Ben Lewin http://www.mymovies.it/film/2012/thesurrogate/
    Faceva parte di una rassegna e, chi l’ha presentato quella sera, ha sottolineato la pulizia delle immagini (che, pur mostrando tutto, non hanno nulla a che vedere con la pornografia) e la leggerezza del racconto che riesce anche a divertire lo spettatore (confermo, ho riso anch’io, e non è facile farmi ridere). Il critico ha poi parlato di “piacere del sesso” distinguendo tra handicappati e “normodotati” (parola usata proprio così, tra virgolette). Lì mi sono persa un po’, anche perché avrei fatto una distinzione diversa…
    Sarei felice di conoscere il parere di Gigi su quel film.
    Chissà se sarò esaudita? Comincio già a ringraziare, così, come buon auspicio 😉

    • Ringrazio Paola per la segnalazione. Ho visto il film. Bello, molto bello. Pone il problema della sessualità del disabile. Prima di scriverne, mi piacerebbe ricevere vostre domande in proposito.


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