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Il mio solito amico giornalista mi invita a commentare la lettera che il cappellano ospedaliero (a Monselice) don Ferdinando Bodon ha inviato a Matteo Pegoraro, che alle recenti elezioni amministrative è stato candidato sindaco al comune di Solesino (Padova). Matteo Pegoraro, 27 anni, studente in Giurisprudenza a Firenze, è gay dichiarato, innamorato di Niccolò. Metto qui sotto la lettera di don Ferdinando, scritta in dialetto padovano e, più sotto, il commento richiestomi.

Ecco la lettera di don Ferdinando, pubblicata ieri mattina da “il Mattino di Padova”:

Caro el me prof. Matteo, anca se non te conosso (ma conosceva molto ben to nono Vaj) lassa che te fassa e me congratueasion dea voja che te ghe de deventare Sindaco dea me Soesin…

No! No! No te fasso e congratueasion, ma te assicuro che go sentio on colpo al core! Ma, benedeti del cor de Dio (parchè anca voialtri si so fioi) ve ghio mai domandà parchè si qua al mondo? O mejo te fasso ea domanda direta: “Ti (laureà in giurisprudensa ma non in umanità) sito contento de essare al mondo?”. Penso che te me rispondi de sì! Bene! E chi xe che te gà fato?Do omani o do femene oppure on omo e na femena? Quindi ringrassia to popà e to mama. Come a dire che sensa de eori no te sarrissi gnanca al mondo. E quindi gnanca gay.

Varda che mi no te giudico parché soeo el Signore xe bon de farlo; ma gnanca posso tasare so sto andamento che giorno dopo giorno sta diventando na vera caeamità. Gabi el corajo de lesare sta pagina che te mando parchè te gabi de renderte conto del mae che “sti presunti diriti civili” ga fato e continua a fare. Sta calmo, ste calmi, parchè de sto passo fe finire el mondo, oppure penseo che ea storia de Sodoma e Gomor xè na baea? Ripeto: no ve condano, ma bisognaria che no ve gloriassi massa de essare cossì.

A Bataja gaveva tre amissi (parlo de 70 ani fa e quindi sta anomalia ghe xè sempre sta) e te posso assicurare che no ghemo mai fato storie e mai se ghemo insultà. Che ghe sia sta de quei che ga tolto in giro ste persone, sapi che el primo xé sta no el Papa e gnanca i preti, ma el signor Tognazzi col film “el vizietto”. E barzeete no xé nostre…

Go visto che te sì laureà e quindi el Signore te ga dà abastansa inteigensa e quindi te poi arivare a capire che sta omosesuaità non xe roba naturae, ma na disfunsion, oppure sito anca ti de quei che dixe che non xe normai i omani che se marida coe done?

Scusa se so caustico, ma se fasso ea raccolta de queo che tanti purtropo mezi de comunicasion fa e dixe dea Cesa… Beh! no n so quante pagine vegnaria fora. E so anca che parfin el sindaco Renzi te gavaria scartà! Vuto stare col to amigo? W ea libertà! Ma no pretendare che ea sia to mojere! E de ciamare matrimonio queo che ea Costitusion no dixe.

Ciao e no sta rovinare el nome de Soesin parchè, caso mai, te sì de Stanghea.

D. Ferdy

E, caro Matteo, non mi interessa se questo fenomeno diverrà globale, perché resterà sempre uno dei 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Li conosci? 1) Omicidio volontario (aborto), 2) Peccato impuro contro natura (omosessualità), 3) Oppressione dei poveri, 4) Defraudare la mercede degli operai.

E che Dio ti aiuti

Ecco il mio commento:

  1. Don Ferdy (così si firma) giudica, condanna e consiglia Matteo. Lo fa senza esserne richiesto. Già questo è una violenza (in base a quale diritto lo fa?). Già questo non mi pare cristiano (Gesù interviene sempre su richiesta, si incarna dopo il “Fiat” di Maria, accetta la passione e la morte in croce solo perché il Padre glielo chiede, ecc.).

  2. Don Ferdy (così si firma) prende lui l’iniziativa di scrivere. Come insegna l’analisi del comunicare, chi inizia una comunicazione, è sempre – lui! – il portatore del problema. Quindi, a essere interrogato dal problema della omosessualità, è prima di tutti don Ferdy (così si firma). Anche se pensa e crede di parlare “per” Matteo, parla prima di tutto “per” sé stesso, per un problema che interroga e inquieta sé stesso. Se si prova a leggere in questa prospettiva la lettera, questa risulta rivolta alla parte più antica, remota, tellurica e dialettale del Sé di don Ferdy (così si firma), come se egli si rivolgesse al Ferdy ragazzino, per dirigerlo e correggerlo, minacciando l’ “urlo” e la “vendetta” di Dio. Se si prova a leggere in questa prospettiva la lettera, c’è da chiedersi che senso e che funzione abbiano avuto e abbiano la religione per don Ferdy (così si firma). Religione come minaccia? Religione come coartazione? Religione come terrore e terrorismo morale? E quale idea di Dio ha don Ferdy (così si firma)? Di un padre che ama e crea o di un vendicatore suscettibile all’ “urlo” del “peccato”?

  3. Il tono della lettera di don Ferdy (così si firma) è di richiamo. Gesù annuncia (questo significa la parola “evangelo”), don Ferdy (così si firma) richiama. “Richiamare” significa, letteralmente, “chiamare indietro”. In effetti la lettera è tutta nel segno della regressione. In questa prospettiva, anche l’uso del dialetto risulta regressivo, come è regressivo il richiamo a sé stesso che, come detto sopra, don Ferdy (così si firma) fa con questa lettera. “Torna indietro”, pare dire don Ferdy (così si firma): a sé stesso, a Matteo, alla lingua, al mondo, alla vita. Gesù di solito dice “Vai!”, non dice “torna indietro”.

  4. Don Ferdy (così si firma) è fuori da ogni logica scientifica. È ancora fermo al becerume cattolico alla Giovanardi, che più o meno dichiaratamente è convinto che la omosessualità sia una “disfunzione”, mentre da un sacco di tempo la comunità scientifica lo nega decisamente. Questo risulta ancora più preoccupante, se se pensa che don Ferdy (così si firma) è cappellano ospedaliero e, in quanto tale, opera all’interno della sanità e del mondo scientifico, a contatto con la malattia e la sofferenza. C’è da chiedersi con quale criterio sia stato nominato cappellano, che idea abbia della malattia e dei malati, come eserciti il proprio apostolato tra i malati e le “disfunzioni” (quelle vere).

  5. Don Ferdy (così si firma), sempre alla Giovanardi, propone di fatto (qualcosa “di fatto” proprone pure lui!) la doppia morale: in privato fai pure, purchè in pubblico non lo dica. Se vuoi proprio “fare” il gay (come se l’omosessualità fosse un “fare” da scegliere, e non un “essere” da vivere!). Se c’è qualcosa di immorale, a mio avviso è proprio questa doppia morale, contrabbandata come tolleranza e comprensione.

  6. Don Ferdy (così si firma), sempre alla Giovanardi, si trincera dietro la concezione che per fare una coppia ci vogliono “on omo e na femena”. Non viene mai notato, ma dietro questa concezione sta una antropologia: si considerano l’uomo e la donna esclusivamente in base alla morfologia dei genitali (se hai il pisello, sei uomo; se hai la patatina, sei femmina). Chiunque si accorge di quanto riduttiva e non scientifica sia una concezione del genere. Restare fermi a questa concezione, significa essere fuori dalla logica e dalla realtà. Femminile e maschile non sono “dati” legati alla morfologia dei genitali; sono invece entità relazionali che non preesistono alla relazione, ma semmai ne derivano.

  7. Don Ferdy (così si firma) è ancora legato all’idea che esistano a pieno diritto i concetti di “natura” e di “naturale”, come se secoli di scienza e millenni di filosofia non ci avessero insegnato nulla, come se l’etnologia e l’antropologia culturale non ci avessero detto quanto decisivo e primario sia il dato culturale. A dire il femminile e il maschile è non la “natura”, ma la cultura. E quale cultura abbia don Ferdy (così si firma) risulta evidente dalla lettera. A essere omofoba è la cultura e non la natura; è la cultura e non la creazione; omofobo è don Ferdy (così si firma), non Dio.

    Mi chiedo che cosa pensi don Ferdy (così si firma) di Gesù, di Maria, della Incarnazione e della Risurrezione. Gesù non è stato concepito e non è nato da “on omo e na femena”, ma dallo Spirito Santo e da Maria; guai se si fosse candidato sindaco di Betlemme o di Nazaret. In base a quale “disfunzione” poi Maria ha concepito e partorito, essendo e restando vergine, concependo con Dio e partorendo lei creatura il Creatore (“figlia del tuo figlio”, le dice Dante)? In base a quale “disfunzione” e a quale stravolgimento della “natura” Gesù si è poi permesso di farsi uomo, di prendere corpo, di soffrire e morire? E come si è permesso poi di risorgere, sfuggendo alla morte e sconfiggendola? 

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