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La morte di Sarah, verità e segreti

La confessione dello zio sull’assassinio atroce della 15enne. L’assurdità della notizia in diretta Tv alla madre. Intervista a uno psicoterapeuta esperto nelle relazioni familiari.

Gigi Cortesi: un delitto maturato in famiglia 07/10/2010

Concetta Scazzi (a sinistra), mamma di Sarah, con la sorella Cosima Misseri nella puntata di Porta a Porta del 5 ottobre.

I delitti peggiori, i più inquietanti, sono quelli che avvengono in famiglia. Così è stato per Sarah Scazzi, la ragazzina di Avetrana molestata e uccisa dallo zio Michele Misseri, che lei vedeva da una vita perché frequentava lui, la zia sorella della madre e le cugine come fossero una seconda famiglia. In questi casi ci si chiede se nessuno abbia notato un interessamento morboso dell’uomo verso la ragazzina in fiore, se davvero fatti del genere si possano imputare all’impazzimento di un minuto o se non diano segnali , almeno ai più prossimi.

Ne parliamo con lo psicologo e psicoterapeuta Gigi Cortesi, che esercita a Bergamo e segue soprattutto la psicoterapia della famiglia e della coppia, con riferimento alla scuola sistemica di Milano fondata da Mara Selvini. «Segnali ce n’erano senz’altro», osserva il dottor Cortesi, «ma in queste famiglie patologiche è fisiologico non vedere il problema dell’incesto: fa parte delle dinamiche della famiglia stessa. L’ultima persona che vede il problema è il padre o la madre, e se lo vedono lo negano. È un dato clinico, accertato da tutta la letteratura scientifica».

Cosa intende per “famiglie patologiche” con dinamiche incestuose”?
«Famiglie che hanno disfunzioni relazionali, che tendono anche a fare un’unica cosa tra lavoro, abitazione, familiarità, affetti. In questo caso lo zio era molto vicino, c’era un rapporto quotidiano con Sarah, e anche di Sara con la zia e la cugina. Una vicinanza anche fisica. Uomini come Misseri sono maschi incapaci di conquistare una femmina fuori dal loro territorio: per questo scattano dinamiche incestuose. Siccome non sanno accostare donne al di fuori, la vittima diventa la femmina più debole, la più controllabile. A monte c’è la chiusura implosiva della famiglia su sè stessa, e questo annulla il tabù dell’incesto, pensato e attuato da tutte le culture proprio a beneficio della famiglia. Il fenomeno della chiusura familiare è in crescita».

Nella pianura bergamasca e nell’Italia settentrionale, per esempio, sono frequenti le case di 4-5 appartamenti abitate solo da parenti, con abitazione e lavoro tutti insieme. «Viene meno la scansione tra generazioni», prosegue lo psicoterapeuta Cortesi, «la possibilità di incontrare persone esterne: c’è un’implosione della famiglia su sè stessa. Il maschio è sempre più debole e incapace di affrontare donne esterne e la donna, abituata a un uomo debole, perpetua un rapporto da infermiera a paziente, da mamma a bambino. Sopporta il lato debole dell’uomo e non esige che faccia un salto di qualità».

Dossier a cura di Rosanna Biffi

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