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Problemi di erezione: il perché di molte richieste dei lettori

Molte delle richieste, che da Google e dagli altri motori di ricerca portano a questo sito, riguardano il come, il quando e il perché della erezione del pisello. Mi pare che molti lettori maschi del blog siano preoccupati soltanto o soprattutto da questo tipo di problemi, a differenza delle lettrici che accedono al sito a partire da un ventaglio di richieste decisamente più ampio sia nella quantità sia nella qualità degli interessi e delle domande. L’ansia o la paura di una prestazione sessuale non adeguata sembra riferirsi esclusivamente all’aspetto funzionale, quasi fosse solo questo il problema, solo questa la condizione della soluzione delle difficoltà sessuali o – più radicalmente (e tragicamente) – quasi fosse questo l’unica cosa che conta nella relazione d’amore. Per questi lettori l’aspetto relazionale, la componente affettiva, l’attenzione emotiva e psicologica alla persona amata (quindi anche alla sua storia, ai suoi vissuti, alla sua percezione di sé, del mondo, della vita, del piacere, del maschile, del femminile) paiono del tutto secondari o assenti; la dimensione stessa dell’eros è percepita riduttivamente, come mera capacità funzionale, senza la minima intuizione di quanto raffinati, sapienti e profondi possano essere in sé l’arte di amare e l’eros. Contano soltanto da un lato la possibilità funzionale della performance, dall’altro il bisogno di poterne essere e di potersi sentire all’altezza.

Da questi maschi il tutto viene giocato in un intransitivo ed esclusivo riferirsi a sé stessi. La persona con cui si vive il rapporto d’amore per un verso è, più o meno consapevolmente, ridotta ad accessorio, mezzo, strumento di un narcisismo sostanzialmente onanistico, incapace di un autentico rapporto con la alterità; per altro verso viene vissuta come la temibile giudice della capacità funzionale del maschio.

Mi chiedo che rapporto abbiano avuto questi maschi con la figura materna, quanto anaffettivo e intransitivo fosse il legame che legava tra loro mamma e bambino, quanto castranti ed esproprianti fossero le proiezioni materne subite. E – a monte – mi domando che genitori abbiano avuto; all’interno di quale modello di coppia siano stati concepiti, accuditi, formati; che imprinting del piacere, della sessualità, del rapporto tra maschile e femminile. della coppia, dell’amore abbiano mai ricevuto.

Il tono delle richieste con cui arrivano a questo sito è più o meno assimilabile a quello di un automobilista che chiede al meccanico: “come metto in moto la macchina?, perché il motorino d’avviamento non funziona?, perché il motore si ingolfa subito e non posso partire?, sono bravo come automobilista?, come posso migliorare le mie prestazioni con l’auto?”. La sessualità è colta come un fare e un saperci fare, come se l’amore fosse un meccanismo unicamente garantito dal possesso dello strumento e dalla capacità di farlo funzionare. Non a caso – io credo – il verbo amare è stato ormai soppiantato dall’espressione fare l’amore o, più radicalmente, dall’espressione fare sesso.

 

2 Comments

  1. ho 33 anni e fin dalla mia prima esperienza (18anni) che ho l’ansia da prestazione e avendo avuto questa ragazza che nn mi capiva e pretendeva che al buio e senza eccitarci glie lo mettevo dentro. cmq resta il fatto che avevo eiaculazione precoce e che a volte nn raggiungevo neanche l’erezione.
    questo problema me lo sono portato fino ad oggi e da solo…perchè nn l’ho mai confidato a nessuno.
    oggi mi trovo ad affrontare una situazione sessuale con ansia, paura e il cuore che mi batte forte.
    ma sopratutto mi si annebbia tutto e nn riesco a concentrarmi. come posso fare??
    se mi consigliate un sessuologo già fatto.
    mi dice che soffro di narcisismo e paura di fare figure di merda.

    • Caro Paolo, perchè non vai da un bravo psicoterapeuta? Quello che per il tuo “sessuologo” è la conclusione (secondo quanto dici, si è limitato a porre un’etichetta; ma a che serve etichettare e basta?), per un bravo psicoterapeuta è il punto di partenza dell’intervento. Mi pare poi del tutto fuoriviante ridurre i problemi d’erezione a problema medico, come purtroppo rischia di lasciare intendere un messaggio pubblicitario in onda di questi tempi, che indica il medico come unico e primo interlocutore del problema. Impostare il problema in questo modo significa con grandisisma probabilità non risolverlo per nulla, aumentando con ciò il senso di frustrazione e la sofferenza. Prova, se vuoi, a leggere anche il mio ultimo libro “La tenerezza dell’eros”: già il solo fatto di vedere impostato in modo nuovo il discorso della sessualità e del rapporto uomo-donna ti può aiutare. In bocca al lupo.


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