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Noi siamo il simbolo.


Quando ti bacio sulle labbra, io non bacio una bocca,
sia pure la tua bocca.
Io bacio i tuoi sorrisi, le tue parole,
i tuoi silenzi, i tuoi balbettii,
le tue frasi smozzicate, le tue trionfali affermazioni.


Quando bacio i tuoi occhi, io non bacio una palpebra chiusa,
sia pure la chiusa palpebra del tuo occhio.
Io bacio i tuoi sguardi, le tue luci e le tue nebbie,
le tue miopie e le tue lungimiranze,
i tuoi colori e le tue grigie indecisioni,
le tue linee così bene messe a fuoco e le tue sfumature dolci e sfuocate.


Quando bacio i tuoi seni, io non bacio un seno,
sia pure il tuo seno.
Io bacio in te il tuo primo timido e già vanitoso incedere
d’adolescenza,
e la potente e vigorosa e dolce e tenera maternità,
bacio i latti donati, l’orgoglio della vita-cibo
e al di qua di te (ma dentro te fino ad essere te)
le antiche memorie di una orgogliosa-potente forza di terra.   


Quando bacio il tuo ventre, io non bacio un ombelico,
sia pure il tuo ombelico.
Io bacio ogni antico tuo radicarti,
ogni inconscio e primordiale tuo aderire,
ogni più lontano ed originario tuo rinviare,
ogni più remota memoria di altre età e altri antichi cibi,
quando nutrirsi e respirare sono una sola cosa.  


Quando bacio il tuo pube, io non bacio le rosee labbra del sesso,
sia pure il tuo sesso.
Io bacio il mistero di ogni mio abbandono in te,
i racconti della mia accolta-radicale umanità,
le storie dei figli concepiti e da noi al mondo dati,
e le ritrosie più tue e il potere adulto della femmina,
e il tenero accogliere,
e l’appassionato coinvolgerti,
e la seduzione più tua,
e l’abbraccio totale.


Quando bacio il tuo corpo, io non bacio un corpo,
sia pure il tuo corpo.
Io bacio in te i cammini e i passi,
le soste e gli slanci,
le esitazioni e le decisioni,
lo strano raggomitolarsi delle notti e l’aprirsi dichiarato dei giorni,
bacio le accoglienze ed ogni tuo distacco,
bacio le radici ed i frutti,
le gemme sboccianti e le cadenti foglie,
il distendersi del gesto e il suo ritrarsi.


Quando bacio te, io non bacio una donna,
sia pure la mia donna.
Io bacio la novità del mondo.
Io bacio il tuo essere per me e il mio essere per te,
il mio essere in te e il tuo essere in me.
Io bacio l’essere nuovo del mondo:
politiche nuove, umanità nuove,
utopie e progetti,
speranze contro ogni speranza.


E tu diventi il cibo nuovo e la vita nuova.
E tu sei l’esistere sempre nuovo
che in te rinasce nel simbolo
e nel simbolo dice la forte radice dell’esserci.


Noi siamo il simbolo.

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