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Monthly Archives: settembre 2010

Che belle poppate, e quante, mi ha dato la vita! E continua a darmene! Mi ha subito donato gli oceani dell’improbabile e la gioia di navigarli, conoscerli, amarli. Mi ha donato l’amore della donna più bella di tutte le terre e la possibilità di godermi fino in fondo la sua bellezza di creatura, di femmina, di donna, di moglie, di madre dei nostri figli, di “grande madre” di nostra nipote. Mi ha donato l’avventura caleidoscopica di conoscere mondi altri e diversi, di innamorarmi del greco e del latino, di imparare molte altre lingue, di sentirmi vicino e non alieno a uomini e popoli vicini o lontani nel tempo e nello spazio. Mi ha donato le tre professioni più formidabili: quella di in-segnante, quella di terapeuta e quella di giornalista, dandomi la possibilità di essere nella speranza delle speranze, nell’anima delle anime, nella parole delle parole. Come dicono gli stessi loro significati, la speranza è volontà e voluttà; l’anima è soffio e bacio di creazione; la parola è il legame, la parabola incendiata dai due fuochi, il problema che ti lancia in avanti. 

La vita mi da donato l’ascolto e la lettura prima, la parola e la scrittura poi; qualcosa di ciò che ho detto e scritto ho avuto il privilegio e la gioia di poterlo solo io dire e scrivere.

Che poppate straordinarie, bellissime, splendide, beatificanti! Queste sono state e sono le giornate e le notti della mia vita.

Ora la vita mi sta promettendo, ogni giorno con maggiori richiami e ogni notte con più affascinanti e irresistibili rinvii, la gioia di incontrare faccia a faccia la Trinità, di parlare e essere occhi negli occhi con ciascuno di loro tre, poi di vedere anima nell’anima Maria, di farmi carezzare dai suoi occhi. Che poppate di promesse! Che promesse di poppate eterne! Ci pensate? Potrò finalmente incontrare di persona Agostino, Severino Boezio, Francesco, Chiara, Dante, Omero, Socrate; tornare a incontrare ancora tante altre persone, le persone belle della mia vita più vera, mia mamma per prima e l’anima bambina di mio  padre, poi Gianfranco disperato o il buono e caro don Sandro o Erminio maestro o Bartolomeo dottore o Tarcisio tenerissimo amico); già qui ho cominciato a conoscerli e ad amarli, potrò continuare ancora di più, incontrandoli direttamente come soltanto là ci si può incontrare, riconoscendoci dalle nostre ferite di risorti e aprendoci alle gioie più nostre e vere. La vita mi dice che, addirittura, un poco tutti loro mi aspettano, mi attendono, vogliono pure loro incontrarmi meglio, di più. Nella vita sempre ho atteso e desiderato gli altri; ancora di più ho respirato la gioia di essere atteso e desiderato. Che poppate da favole l’amore, l’amicizia, gli incontri, le attese, i confronti, le sfide!

Per questo so che dopo l’ultima fantastica poppata (perché mai la morte non dovrebbe poterlo essere, se sempre lo è stato?) e dopo l’ultimo profondissimo sonno, ci sarà la gioia, la enorme gioia, la infinita gioia. L’essere è e non può non essere.

Ma, se mi capita di dire tutto questo, quasi tutti mi guardano terrorizzati, come se fossi un malato terminale che ha bisogno del placebo delle illusioni. Eppure molti di loro dicono di essere credenti o, addirittura, cristiani. E poi credono nel nulla, nell’assurda evidenza del nulla. Ils sont foux ces chrétiens!

Per questo, prego questo mio blog di essere molto discreto, di non fare apparire questo post se non di rado, molto di rado, quando a cliccare sia la piccola incantata mano di chi conosce la gioia e sfiora gli stupori.

Molte volte la paura è un alibi:

anche se inconsciamente

(ma non sempre inconsciamente)

fa più gioco a chi la subisce

che non a chi la fa.

 

 

Pazienza, caro lettore.

Non sono né morto, né ammutolito.

Oltre a sedute e solito lavoro clinico

sto lavorando alla seconda parte de

La tenerezza dell’eros.

Mi pare stia venendo bene,

ma ci vuole pazienza.

Chi ha letto la prima parte,

sa quanto io tenga

a questo mio libro.

 

Qualche piccola volta,

una minuscola bugia

è il modo migliore di dire la verità,

ma questo sanno e fanno

solo i puri di cuore

e talora gli artisti.