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 A mia madre

E ancora ci rivedremo

io e la tua mano possente

(e pur così piccola e cara

e vanitosa d’anelli d’azzurro e d’oro)

e mi spingerai ancora nella vita

con la violenza di un parto ripetuto,

con la violenza della vita,

quando senti nel limite l’assoluto

quando senti come tu sola senti,

e sei tempio e sei annuncio.

 

Mi hai insegnato a non rinunciare mai,

a sentire la poesia nel vero, là dove i gabbiani

sanno, loro soli, volare

sulle acque livide, incredute,

sulle tenebre scure delle notti assolute.

Mi hai insegnato a portarmi dentro

le tensioni delle albe, quando la luce è faticosa

e s’apre a pena sulle giornate,

ma già lo stupore ha deciso e agito,

già i cammini sono indicati e già l’affetto è sicuro.

 

Sono tornato una sera a camminare

nel nostro paese dalle strade sole come sempre

e freddo ancora d’inverno;

ti ho risentita, lì, come una giovinetta,

che, con me, riscopriva il passato.

 

scritta nel 1981 a pochi mesi dalla morte

 

 

 

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3 Comments

  1. Oggi, festa della mamma, penso a tutte le madri che sanno staccarsi dai figli dopo averli educati alla vita dura, seria e difficile, irta di ostacoli e così “partoriti” una seconda volta alla loro vera vita.
    Leggevo un articolo su don Milani e su quanto scriveva sua madre, Alice Weiss, a una amica, moglie di Hans-Joachim Staude che fu il primo maestro di Lorenzo Milani nei suoi studi artistici a Brera: ” Penso molto a Lorenzo, che in Staude ha avuto il suo primo maestro. Maestro di serietà, di coscienza, di quella ricerca di assoluto nel bene e nel bello che poi ha portato Lorenzo alla sua strada”. ( al sacerdizio. Ricordiamo che don Milani proveniva da una famiglia ebrea).
    Sul retro di un santino don Milani, anni dopo, scriverà: ” A chi non capiva è parso ch’io morissi”.
    Per sua madre , ebrea, è stato sicuramente un secondo parto veramente difficile!

  2. CUCIVI

    Cucivi così bene,
    e saldamente, come
    col fil di ferro.
    I miei punti invece
    tu andata, non tengono
    niente, sbaglio spolette,
    imbastiture, gli aghi
    cadono i nodi si snodano
    i bottoni appena attaccati
    si staccano gli orli
    ondeggiano,
    come scuotersi la testa.
    Tu andata mi si è scucito
    il guardaroba, il mondo.
    (Vivian Lamarque)

  3. “Anima mia leggera,
    Va’ a Livorno, ti prego.
    E con la tua candela
    Timida, di nottetempo
    Fa’ un giro; e, se n’hai il tempo
    Perlustra e scruta, e scrivi
    Se per caso Anna Picchi
    E’ ancora viva tra i vivi.

    Proprio quest’oggi torno,
    Deluso, da Livorno.
    Ma tu, tanto più netta
    Di me, la camicetta
    Ricorderai, e il rubino
    Di sangue, sul serpentino
    D’oro che lei portava
    Sul petto, dove s’appannava.

    Anima mia, sii brava
    E va in cerca di lei.
    Tu sai cosa darei
    Se la incontrassi per strada.” ( G.C.)

    Aspettando…..
    mario


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