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5 Comments

    • daniela
    • Posted ottobre 10, 2008 at 2:19 pm
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    Cos’è e da cosa nasce il razzismo? Chi può dire che un essere umano è razzista o meno? non certamente lui stesso!

    • daniela
    • Posted settembre 8, 2008 at 12:57 pm
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    Ad oggi anche un bambino sa cos’è un kamikaze, ma non sa nulla del “vento divino” che ha dato origine a questo nome giapponese, piuttosto sanno di tanti uomini/donne si fanno implodere con bombe ed ordigni. Non passa una settimana che i mezzi di comunicazione non ci facciano nomea di uomini o donne che in nome di un’ideologia offrono la loro vita, nella speranza che, in questo dono, tanta gente li segua nell’aldilà.
    Ma chi sono questi kamikaze? e perché vedono la morte come sacrificio da compiere? Come può un essere umano credere in una dottrina che provoca la sua autodistruzione?

    • Gabriella
    • Posted agosto 29, 2008 at 12:06 pm
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    caro Gigi condivido pienamente tutto quello che ha scritto al punto che lo stamperei e lo affiggerei nelle strade della citta grazie di esistere gabriella

    • daniela
    • Posted agosto 27, 2008 at 7:29 pm
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    Caro Gigi,

    ho appena letto il nuovo testo “perché muoiono tanti giovani sulla strada”.
    Dopo una terapia so che è verità, so che quel male esiste;
    vedo l’odio che gente riversa sulla proria vita,
    vedo il cancro che giorno dopo giorno divora le cellule facendole impazzire come l’essere umano divora le proprie giornate perdendo la ragione,
    vedo il piacere della sofferenza e la paura della felicità,
    leggo nelle parole della gente il terrore di vivere,
    ascolto con quale sadicissima soddisfazione la gente racconta le sue disgrazie non rendendosi conto in quale tremendo gioco è caduta.

    Tutti uniti in grandi ed amorevoli famiglie, tutti pieni di amici, sempre circondati da gente e soddisfazioni…
    ma tutti vuoti, tristi, desolati, umiliati dalle conseguenze della loro vita,
    tutti falsi e soli… tremendamente soli… orribilmente soli….
    Ma meglio soli, terririzzati, malati che davanti ad uno specchio a domandarsi chi sono,
    meglio nella sofferenza che innanzi a lei a chiedere aiuto….

    Io ho fatto un percorso psicoterapico, è stato difficile, ho sofferto e sofferto e risofferto… ma meglio sofrire 100 oggi che 1 oggi, 2 domani, 3 dopodomani…. e così per tutta la vita in questo aumentare continuo. Meglio la mia sofferenza oggi che la mia, quella del mio compagno e soprattutto, quella dei miei figli domani…

    Perché questo la gente non lo capisce? Perché non chiede spiegazione delle proprie insofferenze? Perché è più facile prendere un farmaco, mettere la testa sotto la sabbia, dare la colpa ad altri, che mettersi in discussione? Perché soffire una vita intera? Perché non vivere, visto che abbiamo una sola vita?

    • AT
    • Posted agosto 21, 2008 at 4:32 pm
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    Gentile Dottore,
    la Sua riflessione relativa ai danni e squilibri sociali che si verificano in seguito ad un fenomeno di migrazione di massa a prevalenza maschile o femminile è molto interessante.

    Altre osservazioni inveci mi paiono meno convincenti.
    1) Le persone che emigrano lasciando alle proprie spalle una famiglia, lo fanno perchè in assoluta necessità e spesso con l’idea di rientrare in patria quanto prima. E’ una questione di priorità: guadagnare e mantenere i propri cari (se pur da lontano) è prioritario rispetto alla preservazione dell’equilibrio familiare. Non si vive di solo amore. Parlare di prevalenza del Nostro bisogno di assistenza per i “vecchi” rispetto al Loro di integrità del nucleo familiare mi pare quindi inesatto.
    2) Favorire lo sviluppo di paesi del terzo mondo (o quasi) è un obbiettivo nobile che condivido; tuttavia si tratta di un’operazione difficile e di lungo periodo. Inoltre una soluzione di lungo periodo non è la risposta ad un problema attuale. Negli anni dell’emigrazione italiana, da lei richiamati, il nostro paese era in netta via di miglioramento; tuttavia, le persone disoccupate e i lavoratori sottopati emigravano ugualmente perchè spinti da un bisogno immediato.
    3) Infine, Lei si augura un maggiore impegno sociale ed economico per l’assistenza alle persone anziane (espressione che preferisco al termine “vecchi”). Nuovamente, obbiettivo nobile e condivisibile; non di meno credo che in Italia ci sia più un problema di totale abbandono istituzionale dei Giovani non degli anziani. Il problema ora detto mi pare forse prioritario per il Paese.

    Mi permetto di suggerirLe un tema per un Suo futuro editoriale, vicino a quello trattato in questo Suo ultimo. Perchè non parla del crescente flusso migratorio di Italiani tra i 25 e 35 anni, istruiti e preparati che lasciano l’Italia per andare in altri paesi a causa del poco spazio e le basse retribuzioni offerte in Patria?

    La leggo sempre con piacere. Un saluto cordiale.

    Andrea


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