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I giornali dicono che papa Francesco sta cercando una soluzione perché chi è separato o divorziato possa ancora godere del sacramento della Eucarestia. Finalmente!

A mio parere, andrebbe subito affermato un principio: a differenza di quanto oggi generalmente si pensa e/o si lascia pensare, la responsabilità o la “colpa” della separazione o del divorzio non è di per sé di chi chiede e avvia il procedimento di separazione o chiede il divorzio. Come l’esperienza clinica dice (ne ho parlato con alcuni colleghi), molto, molto spesso chi chiede o avvia i procedimenti, lo fa dopo anni o decenni nei quali ha subito le prevaricazioni, le angherie e – non di rado – anche la violenza fisica del coniuge. Molto, molto spesso la richiesta di separazione o di divorzio è l’unica possibilità per non subire più o, almeno, per limitare il perdurare di tali umilianti e offensive situazioni. Si tratta di una iniziativa, mi si permetta l’espressione, di legittima difesa contro una violenza subita quotidianamente e pervasivamente, quasi sempre in solitudine e senza che nessuno comprenda e aiuti, uno stillicidio che uccide poco per volta il cuore, l’anima e il corpo. Se oltre al danno c’è poi anche la beffa di sentirsi considerati “colpevoli”, allora che resta? Eppure oggi troppo spesso questa beffa viene perpetrata, così che il danno viene amplificato e scavato a dismisura.

Si pensi a quei coniugi che, pesantemente vittime di mariti o mogli gravemente disturbati (per esempio colpiti da disturbo narcisistico di personalità o da disturbo antisociale di personalità o da sindromi paranoidi o da disturbi psicotici mai davvero affrontati), si vedono moralmente e “colpevolmente” condannati dal proprio ambiente sociale e magari dal proprio parroco o curato. Si pensi a come – molto, molto spesso – questi coniugi, in quanto “colpevoli” di avere chiesto la separazione o il divorzio, non soltanto non possano accostarsi alla Eucarestia e godere a pieno della vicinanza di Gesù e in lui e con lui della presenza del Padre e della consolazione dello Spirito Santo, ma debbano vedere che il o la coniuge lo può fare, proprio perché, “poveretto/a!”, lui o lei è la “vittima” di chi ha chiesto la separazione o il divorzio e quindi non è soggettivamente “colpevole”.

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