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Si cercano miracoli. Si implora per ottenerli. Si usano come “prove” per le santificazioni. E poi ci si dimentica che già li viviamo e che già li siamo. Basta guardare le stupende stalattiti e stalagmiti delle nostre interiorità e delle nostre complessità, i cieli delle nostre giornate, gli occhi dei nostri incontri. Stamattina un bacio di Rosi valeva mille Lourdes.

E poi chi l’ha detto che sia un miracolo guarire da qualche malattia? Prima di lamentarcene e di chiederne la miracolosa guarigione, perché non proviamo a viverla come il sentiero prodigioso che può donare noi a noi stessi, agli altri, al mondo, a Dio? Anche quella che noi chiamiamo malattia, può essere un miracolo da vivere e da donare, magari proprio a Dio. Vivere è essere l’arte del miracolo, la presenza del suo stupore. La morte stessa può essere vissuta come il grande miracolo della presenza e dell’incontro.

Dio non ha bisogno di santuari o di santi più o meno patentati per creare il miracolo. Nè ne abbiamo bisogno noi per essere miracolo.

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3 Comments

  1. La frase era : Io non credo che il miracolo sia come un gioco di prestigio attraverso il quale Dio ci mostri la sua potenza, penso invece che il vero miracolo sia l’amore che sostiene a volte le azioni degli uomini e che quell’amore è Dio.

  2. Io sono ateo o, come mi ha ancora detto qualcuno, agnostico, ma ho un acertezza e voglio ringraziare Sabina per questa frase <>
    Se Sabrina me lo concederai scriverò questa citazione su un muro di casa mia.
    Grazie a te, a Gigi e Buona Pasqua a tutti.

  3. Per 26 anni, praticamente da quando sono nata, ho invocato la guarigione per mio padre e solo infine, per qualche minuto, il suo ritorno alla “casa del Padre”, riflettendo che ormai chiedere che rimanesse ancora in vita era divenuto da parte mia soltanto egoismo, la paura di perderlo.
    Delusa di non avere ottenuto il miracolo? Penso che il miracolo sia stato il modo attraverso cui mio padre ha affrontato e vissuto la sua malattia, la dignità e la serenità che lo hanno contraddistinto e l’amore e l’intensità con cui ha saputo vivere la vita che gli restava nonostante i limiti impostigli dalla malattia. Attraverso la luce che trasmettevano i suoi occhi, mi ha insegnato come si può essere vivi anche con tanti limiti.
    Qualcuno dirà che è un miracolo troppo umano, ma come farebbe un uomo lasciato solo da Dio ad affrontare con tale serenità un’interminabile sofferenza?
    Io non credo che il miracolo sia come un gioco di prestigio attraverso il quale Dio ci mostri la sua potenza, penso invece che il vero miracolo sia l’amore che sostiene a volte le azioni degli uomini e che quell’amore è Dio.


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