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Chi è diverso paga sempre un prezzo. Il genitore del diverso

A chi è diverso la società chiede sempre, prima o poi, almeno un prezzo: quello di un “però” o di un “ma”. Si dice: “è spastico, però è intelligente”, “è gay, ma è simpatico”, “è extracomunitario, però lavora”, “è rom, ma è onesto”. Quanto una diversità sia più o meno inconsciamente o dichiaratamente rifiutata, è verificabile proprio dal peso del “però” o del “ma” richiesti a mo’ di più o meno tacito riscatto e risarcimento. La “normalità” ha fiscalissimi confini e attentissime dogane, dove i diversi non possono non pagare le pesantissime ghettizzanti gabelle dei “però” o dei “ma”. E si tratta sempre di “però” o di “ma” rigorosamente ideologici, cioè conformi alla mai scritta ma sempre vigente ideologia della “normalità”, secondo la quale “intelligente” è solo l’intelligenza del “normale”; “simpatica” è solo la “simpatia” del “normale”, “onesta” è solo l’onestà del “normale”. Ma – si badi bene -, mentre il “normale” l’intelligenza, la simpatia e l’onestà “normali” può anche “normalmente” non praticarle, il diverso guai se non le applica, guai se, nell’applicarle, non è “normalmente” più “normale” del “normale”!

Se uno è diverso e basta, sono guai seri, da condanna capitale. Solo il “normale” può essere “normale” e basta. Un diverso non può essere diverso e basta. Né può essere semplicemtene intelligente, simpatico e onesto; né può esserlo in modo proprio e originale.

Se il diverso non paga il fisco ineludibile e ideologico di un “ma” o di un “però”, allora scatta subito inesorabile la mannaia di un micidiale “anche”: “è anche cattivo”, “è anche brutto”, “è anche arrogante”, “è anche presuntuoso”. A fare scattare l’ “anche” basta pochissimo; per toglierlo occorrono anni e sangue, e a volte non bastano neppure quelli.

Per chi è diverso ogni difetto o mancanza non è semplicemente un difetto o una mancanza: è un’aggravante inammissibile, un peccato mortale, una sentenza capitale, l’ultima inesorabile goccia che non può non fare traboccare il vaso dell’intolleranza, non può non costituire l’alibi e la giustificazione sacrosanta della espulsione finale.

Di solito l’ “anche” è così decisivo e micidiale che, pur piccolo e veniale che sia, annulla tutti i “ma” o i “però” più solari, indiscutibili, eccezionali. Solo il diverso sa quante lacrime e sangue richiedano un “ma” o un “però”, quanto e come un’estrema, piccola, banalissima distrazione basti per erigere l’ “anche”più impervio, insuperabile, discriminante, definitivo,

Quello che viene dopo il “però” o il “ma” indica e deve indicare l’esatto contrario di quello che il “normale” pensa – “normalmente” e più o meno inconsciamente – di quel tipo di diversità. Se dice che uno è spastico “ma” intelligente”, significa che per lui gli spastici sono “normalmente” scemi; se dice che uno è gay “però” simpatico, significa che per lui i gay sono “normalmente” antipatici; se dice che un extracomunitario “però” lavora, significa che per lui gli extracomunitari sono “normalmente” lazzaroni; se dice che uno è rom “ma” onesto, significa che per lui i rom sono “normalmente” disonesti. In tale modo – paradossalmente – il diverso che accetti e viva il “ma” e il “però” finisce con il confermare l’idea “normale” dello spastico, del gay, dell’extracomunitario, del rom ecc. ecc., cioè finisce con il dovere tradire – più o meno radicalmente – sé stesso, la propria diversità.

Purtroppo – quasi sempre – i primi implacabili doganieri della “normalità sono i genitori del diverso. Strana, dolorosa, ambivalente, tremenda umanità quella che troppo spesso caratterizza il genitore di una persona diversa. Raramente sfugge alla dimensione del narcisismo ferito: di solito è il primo a viversi come “poveretto”, “sfortunato”, “disgraziato”; di solito è il primo a chiedere più o meno esplicitamente o inconsciamente compassione, pietà, aiuto, comprensione. “Poveretto”! E, così, al diverso tocca subito pagare il prezzo della consolazione del genitore “normale”, tocca subito inventarsi qualche bello, solido, non inflazionabile “ma”, così da pagare il primo terribile prezzo alla prima micidiale dogana del suo genitore. Spesso, troppo spesso, il vero ferito è il genitore. Spesso, troppo spesso, il vero pesantissimo handicap del diverso è il peso di un genitore ferito nella propria “normalità”.

Poi – subito dopo – arriva la dogana così solitamente ipocrita e micidiale dei professionisti della pietà e della carità. Ma di questo parleremo in altro articolo.

 

 

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