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Category Archives: Poesie per Rosi Cortesi

 

sempre sei tu

la mia sola bambina

piccola e cara e unica e bella

 

 

sempre sei tu

che corri incontro

al ritorno la sera

 

 

e ancora di più

con l’anima rincorri

al mattino

all’uscita da casa

 

 

di sotto in su guardi

rubi il respiro

in te lo tieni fino a sera

 

 

quando

nel bacio

me partorisci

alle nostre notti

in-vidiate dai cieli

 

 

 

Annunci

 a chi per primo toccherà

 

(vorrei toccasse a me il dovere)

 

prenderà sette sassi

bianchi colore del latte

e segnerà il sentiero

che porta là

dove tutto è bello

e canto e danza

 

ogni mille dei nostri amori

un passo

ogni mille dei nostri amori

un sasso

tutti bianchi

colore del tuo abito da sposa

 

intento starò in attesa

a cantare i nostri respiri

contento di inspirare

come sempre amore

 

l’altro verrà presto

 

(e sarai tu tenera bambina

come sempre a seguirmi)

 

lesta la danza dei sassi

con i tuoi passi volerai 

 

ogni mille delle nostre albe

un passo

ogni mille delle nostre albe

un sasso

di colore bianco

come le luci che destano i giorni 

 

là dove il sentiero si compie

ci guarderemo ancora

e sarà come allora

 

si guarderanno

nude le nostre anime

 

dentro il tuo sorriso

sette saranno i cieli

di colore bianco e bello

come i nostri infiniti

e come Dio

 

Lui ogni eternità

parlerà con noi

e uno a uno

i sette sassi

bacerà

 

 

abbiamo parlato stasera

ci siamo fidanzati

come sempre ci capita

quando annusiamo il mistero

 

abbiamo fatto casa

ci siamo incontrati

ci siamo sposati

come sempre ci capita

quando siamo il mistero

 

l’amore è venuto da sé

né io né tu l’abbiamo cercato

né tu né io l’abbiamo chiamato

era lui l’amore a cercare noi

stupito a volerci

fanciullo a chiamarci

di sotto in su a guardarci

 

ed era felice

 

povero amore,

senza di noi come potrà mai

vivere e sorridere

e ridere ridere

e gridare la gioia?

 

povero grande bellissimo amore,

con noi riconoscente

ha bevuto il nostro vino

nel nostro bicchiere

 

e s’è gustato il nostro cibo

sulla tavola dei nostri incontri

 

ora l’amore cammina nel mondo

al ritmo dei nostri passi

danzando l’attesa

e cantando i nostri due nomi

 

 

non so quest’anno come saranno

 

forse rossi di peccato e melograno
o azzurri abissali di marea e d’abbraccio
o giallo sfacciato di provocante limone
o verdi d’amore giocato sul prato

 

non so come saranno quest’anno

 

forse umidi di parto teneri cucccioli
forse prodigiosi forti danzanti destrieri
forse timide tremule tremanti gazzelle
forse aquile estreme alte in ebbra vertigine

 

come saranno quest’anno non so

 

di certo io so
che sempre venti
saranno quest’anno
i tuoi anni,
infinita stupenda anima dell’anima mia

 

 

 

Mi spiace per voi, ma vado a dormire.

Di là  mi aspetta la donna più bella del mondo.

E Dio ogni giorno me la crea sempre più bella.

Quanto a voi, fate quel che vi pare.

A Rosi che mi fa allegro

Come mai farò a non essere allegro?

Mi sveglio la mattina

ed ho lì

accanto a me

il tuo sorriso,

il più bello

e simpatico.

Di giorno respiro le magie di fata

delle tue giornate.

Ogni ora poi ti sposo

ogni volta di più.

E la sera mi tuffo nel tuo abbraccio.

M’addormento per sognarti

e sogno di ritrovarti.

La morte sarà il risveglio

per parlare con te di Dio

e con Dio di te.

Come potrò mai non essere allegro?

 

 

quando arriverò là in cima

 

quando arriverò là in cima

come sempre

guarderò nei suoi occhi

fisso e fermo

e vedrò che senso

hanno avuto la sfida e la lotta

 

quando arriverò là in cima

come sempre

scaverò il suo abisso

e io anima di carne

aprirò la carne divina della sua anima

 

gli chiederò il perché

 

poi sul labbro della sua risposta

stupito tremante

starò ad attendere

Rosi la bella

 

 

 

Questa poesiola venne scritta nel novembre ’71 in Svizzera romanda, cinque mesi dopo che conobbi Rosi. Venne musicata da un mio compagno di studi texano, Robert. Ne uscì una canzone, che a Rosi piacque molto.

 

je crois à la terre

qui s’étend dans nos coeurs

je crois à l’envie de revenir

je crois à tes mots silencieux

je crois à toi

en ton sourire

qui s’écrie au de là des eaux

à tes yeux qui prient

dans les arbres

à tes bras qui se lèvent

au-dessus des montagnes

oui je crois

et je me plie

à te regarder

 

 

tu Rosi conosci le piante

sussurri con loro i venti potenti

gli aliti sottili-inavvertiti

tu conosci i gatti e tutti i piccoli esseri

in cui da sempre vivono ritrosia e amore

 

tu delle ore assolate smarrite

devastate dall’ansia

conosci i silenzi e la gioia

 

tu conosci ogni piccolo linguaggio

ogni fiducia abbarbicata in fondo alla vita

tra le tue dita scivola eterno il discorso

 

sillaberemo un giorno

i sussurri delle piante

la protesta muta del gatto

 

 

A Rosi incinta (di Monica, come poi si seppe) – Poesia per la festa della mamma

Mi piaci con questo tuo pancione

che ti cammina davanti

sicuro e pettegolo,

mi piacciono i suoi piccoli movimenti

di terremoto

e di mare.

È questo tuo ventre di attesa il tempo,

questa tua cupola di vita,

questa tua caverna di mistero,

questo tuo riempirti di gioia

e di pane caldo.

Vedrai i suoi occhi di stupore e scoperta,

i suoi piedini piccoli-gonfi,

i suoi sonni totali

e le poppate avide-torrenziali.

Ti troverai femmina nuova

nel vigore insospettato della madre-foresta

quando il latte doni

fresca di vita

e dolce nelle linee di grembo e di accoglienza.

Sei donna grande e tenera bambina,

sei dolce di una dolcezza nuova

dorata, quasi santa di sfumature,

dove la parola tace stupita e ascolta,

dove il gesto torna a decidere lo spazio

e l’amore il tempo.

Le mie mani ti carezzano il viso

nel tempio raccolto

delle dita.

agosto ’74

 

 

 

il tempo e lo spazio

l’uno nell’altro sono esplosi

e poi di nuovo implosi

e poi rapiti e da capo smarriti ed ancora stupiti

 

è stato oggi alle tre

 

quando l’anima di un tuo bacio

violenta

li ha obbligati al nome

e al senso

 

 

 

ho preso lo spazio e gli ho detto

“su, diventa piccola casa”

 

poi ho preso il tempo e gli ho detto

“su, fatti giorno e notte”

 

e nella piccola casa te ho portato

e giorno e notte ti ho donato

 

 

poi ho preso un poco di lago d’argento

poi una valle aperta e magica e bella

poi il tutto ho posto

in cima al monte che si specchia nel lago

 

lì ti ho portato una sera di luna

 

e lì nella piccola casa

lì nello spazio racchiuso

abbiamo baciato il tempo

e carezzato le storie

e dolcemente abbracciato le epoche

 

 

 

Sarà il confine, come sempre, luogo e tempo del vero:

lì le risposte avrò,

e le ricerche saranno il loro senso.

 

Lì, sul confine, delle leggi saprò la radice antica,

quella cui Socrate sacrificò la vita

e che sorelle dice e terra e nuvola.

 

Lì vedrò Orfeo che ancora canta il disperato amore

e, con lui, Psiche curiosa.

 

Lì dell’amore gusterò il vero e forte annuncio,

quello che già con te vivo,

 

quando, di sotto in su lo sguardo al tuo occhio levando,

 

ricomincerò con te, come ogni mattina,

il nostro linguaggio a sussurrare.

 

 

lì sul limite

dove il mondo comincia

lì come sempre

saprò la tua bocca

bacerò le tue parole

bacerò i tuoi baci

 

non guardare le mie notti

non sono come le tue abitate

dalla santa luna

né come le tue sanno

l’arte vitale del serpente

o del coniglio l’attento tremore

o d’ogni altro animale il tranquillo accordo

con il pallore della notte

 

lì sul limite

dove il mondo comincia

e cominciano gli altri

lì come sempre

sta la mia dimora randagia

 

so che le cose non sono le cose

so che in ogni paralisi

vive rannicchiato un simbolo

 

so che gli occhi

hanno ciascuno la propria pupilla

e sanno – ciascuno – attingere

l’eterna riconoscenza

 

ma temo e odio e amo e tremo

di non riuscire

 

bacerò le tue parole

con questa voglia di morire

con questa voglia di finire che abita

vestita di colpa e di gioia

il confine

 

c’è in te la memoria presente vivente

dell’antico-sicuro potere

del fuoco e della rugiada

delle grotte e delle redenzioni

 

tu regina di ogni mio abisso

non guardare le mie notti

nel tuo antico potere accogli la paura

abbraccia i miei No di stupido saggio

 

tu bianca e tutta oscura

dà al mio limite

l’oltre che ogni limite annulla

 

 

A Rosi la bella

 

tu sei bella perché sei tu

 

non è il tuo bel viso a farti bella

sei tu a fare bello il tuo viso di rugiada perfetta

 

non sono le stupende tue forme di femmina

a dirti irresistibile

sei tu a dire irresistibili le tue forme

e la femmina

e lo stupore

e la luna

 

non è il tuo sesso di marea e d’oceano

a dirti vita

estasi

amore

sei tu a dare nome al sesso

estasi alla vita

amore all’amore

 

non è il tuo amare a crearti unica

sei tu a creare unico ogni tuo amare

 

non è la tua vita a essere

sei tu che fai vivere l’essere

essere la vita

 

 

le forme delle dee

i visi delle madonne

il sesso delle femmine

gli amori tutti

le vite degli esseri

l’essere dei respiri

il respiro dell’essere

i sospiri della Creazione

vengono stupiti da te ogni mattina

 

ogni mattina supplici

di sotto in su

ti guardano

il tuo sguardo attendono

bellezza attingono in te

 

anch’io ogni mattina

non supplice

abito il tuo sguardo

sono il tuo bacio

da rospo divento e sono

il principe più bello

 

 

Sono – io – i tuoi occhi.

Lì trovo la tensione delle mie albe,

invento gli abbandoni del tramonto.

Lì, durante la luce,

mi nutro del pane gioioso

e del vino efficace.

Lì celebro le mie feste

e dico il mondo.

Nei tuoi occhi ho vinto la morte.

La tua pupilla domina le disperazioni.

Consumo resurrezioni

nell’iride buona.