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La depressione della mamma e i diritti della figlia

In un suo commento a un mio post Lara mi scrive:

Ho 19 anni e mia madre soffre di depressione ricorrente da quando ne avevo sette.. Non accetta nessun aiuto e colpevolizza chi cerca di farlo. Credo che le cause siano varie (la morte di un parente, la disoccupazione o l’obesità,), ma quando mi ritrovo a pensare al peso di questo disagio mi sento precipitare inevitabilmente nell’egoismo e nell’apatia desiderando il sostegno e il conforto di una madre “normale”.. Anche per me c’è il desiderio di allontanarmi il più possibile sperando che mia madre non si possa frapporre come ostacolo tra me e la mia crescita o nella semplice vita quotidiana. E’ molto dura. Mi sento impotentente e nel mio egoismo talvolta mi ritrovo a temere di cadere nella medesima malattia.. Non sono nemmeno riscita a diplomarmi, tanto che sto pensando di iscrivermi a una scuola convitto per ‘cercare di finire gli studi in pace’.. Sono conscia sul fatto del libero arbitrio, ma sono molto confusa. Gradirei un consiglio … grazie”.

 

Cara Lara,

e se quello che tu chiami “egoismo” fosse il tuo sano e legittimo desiderio di sopravvivere o, meglio ancora, di vivere? Perché non diventi tu la mamma di te stessa? E il primo modo per essere mamma a te stessa sta nel dare te al mondo e alla vita. Pensa ai tuoi studi, al tuo diritto di innamorarti, di avere tutti i 19 anni che hai e che sei. Non è ora che tu pensi un po’ a te stessa, a volerti bene, a imparare l’arte della gioia? La depressione non curata di tua madre ti ha già privato, fin dai tuoi sette anni, della tua fanciullezza e di tutta la tua adolescenza. Non è ora che tu prenda in mano la tua vita? Non è ora che tu ti ribelli a questa cappa di tristezza e di non voglia di vivere che soffoca la tua casa e le vostre vite?

Mi pare che il vero “egoismo” semmai sia quello di tua madre e di quanti stanno al suo gioco, non accedendo – loro e tua madre – a una cura adeguata, che, lo ripeto per l’ennesima volta, consiste in una efficace terapia sistemica. Questo impedisce a te di aprirti al mondo, di scoprire tutto ciò che di bello e vero può esserci nella vita. Impedire al figlio di aprirsi al mondo mi pare proprio l’esatto contrario di quanto dovrebbe fare una madre o, più in generale, un genitore.

Prima dei diritti dei genitori dovrebbero contare quelli dei figli. Questo vale per tua madre, ma vale anche per tuo padre che – a quanto si può pensare da quanto non dici – non c’è oppure non sa o non può o non vuole affrontare davvero il problema e soprattutto non libera te da questa situazione, sostenendo il tuo diritto di essere libera, di crescere, studiare, vivere, essere giovane. Non è che, per caso, ti devi sopportare anche lui, come se tu fossi la mamma di due bambini o come se fossi diventata tu la donna di casa? Sarebbe un tragico capovolgimento di ruoli.

Prima dei diritti dei genitori dovrebbero contare non solo quelli dei figli, ma ancora di più quelli dei nipoti e dei pronipoti. E questo vale soprattutto per te: se ti lasci condizionare dalla depressione non curata di tua madre, non potrai diventare madre con tutta la gioia e con quella pienezza d’amore che hai diritto di potere vivere.

Non rispettando i tuoi diritti di figlia, alla fine senza volerlo non rispettare i diritti dei tuoi figli e dei nipoti e pronipoti che potresti avere; finisci con il ripetere di fatto la logica di tua madre, che impedisce al futuro di sbocciare e vivere. Te lo dico da padre di tre figli e da prossimo (fra meno di due mesi) nonno.

Se io fossi in te, farei due cose: 1) a cominciare da mio padre consiglierei ai miei familiari una buona terapia sistemica (lo ripeto: la depressione, prima di essere problema e malattia di un individuo, è problema e malattia del sistema familiare); 2) me ne andrei, pensando alla mia vita e al futuro mio e dei miei figli, nipoti e pronipoti e lasciando – come dice il Vangelo – che “i morti seppelliscano i loro morti”.

Se ti lasci schiacciare dalla depressione di tua madre e dalla non volontà di superarla (non volontà sua, ma ancora di più di chi le sta intorno e la compatisce stando al suo gioco e subendone il ricatto psicologico), ne diventi complice. Se accetti la logica che un genitore abbia più diritti di un figlio, finirai in un modo o nell’altro con il ripetere tua madre, in una tragica catena che si trascina di generazione in generazione.

Forza, la vita ti aspetta. In bocca al lupo e tanti auguri per i tuoi studi.

 

 

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2 Comments

  1. sei sempre grande Gigi! Seppure i tuoi consigli servissero ad aiutare solo un persona su mille, sarebbe sempre un enorme successo. In bocca alupo anche a te .

    • Grazie, Laura. Sono felicissimo di sentirti.


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