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Monthly Archives: maggio 2013

Il 10 maggio 1933 il nascente nazismo, per mano di Goebbels, mise in pratica il rogo dei libri di tutti gli autori che, secondo la becera e barbara ideologia nazista, corrompevano la cultura tedesca; in particolare furono bruciate le opere degli autori non tedeschi, degli ebrei, degli artisti “degenerati” (cioè di quasi tutti i più significativi geni dell’ ‘800 e del ‘900).

Voglio ricordare questa data perché il rogo dei libri del 1933 poteva e doveva bastare perché si capisse che cosa era il nazismo e perché se ne impedisse l’affermazione. Purtroppo non bastò.

Bruciare un libro, qualsiasi libro, è un atto di estrema barbarie, una rozza messa in atto della idiozia, una micidiale uccisione di umanità e vita.

Purtroppo oggi i nazisti non dovrebbero faticare troppo a fare roghi. Molte delle nostre case sono prive – del tutto o quasi – di libri. In molte case neppure si compra il giornale. Moltissimi sono coloro che non hanno mai letto un libro in vita propria. Addirittura ci sono tantissimi laureati che dal tempo della scuola non hanno più letto un libro. E – forse ancora peggio – ci sono insegnanti di lettere che non sanno comunicare la minima passione per la lettura, non sanno incuriosire ed entusiasmare i propri allievi facendoli innamorare della cultura e dei libri. Idem per genitori, che magari urlano ai propri figli di studiare e mai (dico mai!) si sono fatti vedere con un libro in mano.

Sono roghi preventivi molto più catastrofici di quelli nazisti.

Poi non lamentiamoci se l’ignoranza va al potere e se veniamo governati da emeriti e rozzi imbecilli o da mistificatori che speculano sulla nostra mancanza di senso critico, di cultura, di informazione ecc.

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Quando succede qualcosa di imprevisto, ci si sente smarriti. Più l’imprevisto ci riguarda da vicino, più lo smarrimento cresce. Se l’imprevisto riguarda le cose a noi più familiari, siamo presi dallo spaesamento, che è una parola sulla quale la psicologia (Freud dedicò a questa parola un saggio nel 1919) e ancora meglio la filosofia ha riflettuto parecchio: Heidegger ci ha riflettuto a lungo in tante sue opere. Lo spaesamento traduce la parola tedesca das Unheimliche, che propriamente significa “ciò che non è familiare”, “ciò che è estraneo”; si rifà al temine tedesco das Heim, che indica “la casa”, “il focolare domestico”, “la dimora familiare”. Ebbene nulla è più spaesante di quanto possa capitare di imprevisto alla casa, alla famiglia. È così spaesante da coincidere con l’angoscia più profonda e destabilizzante, quella che paralizza e porta alla perdita di sé, della propria identità, del proprio mondo: ci si sente «nessuno» di fronte al nulla. Non a caso Heidegger riprende e approfondisce con grande vigore la riflessione sull’angoscia fatta da Kierkegaard.

Ripensavo a questo, di fronte al crescere terribile di eventi di omicidio-suicidio, che hanno come proprio luogo e tempo la casa, la famiglia. Altro che IMU o ICI! A minacciare le nostre case siamo noi stessi con fatti di sangue sempre più tremendi, di fronte ai quali neppure Eschilo e Sofocle avrebbero potuto immaginare niente di più tragico.

La casa e la famiglia sono il luogo-tempo più nostro, dove ciascuno di noi vive le relazioni più profonde, quelle che dovrebbero dare l’identità e la conferma di sé. Se proprio questo luogo-tempo si rivela come il più spaesante, che succederà? Se famiglie apparentemente “normali” e “come tutte le altre”, dove, a detta di chi le conosceva, “regnava l’armonia”, hanno in sé la possibilità della estrema violenza e della catastrofe irreparabile, che potrà mai succedere a tutti noi?

Il mio lavoro di psicoterapeuta si rivolge in modo diretto alle famiglie e alle loro dinamiche relazionali. Proprio da questo punto di osservazione e sulla base di quanto mi tocca vedere ogni giorno, posso ripetere che, purtroppo, a stupirmi è non tanto che ci siano questi terribili fatti di sangue, quanto che – per fortuna – siano ancora così pochi. Ho da tempo denunciato in questo blog la “neandertalizzazione” della famiglia e il crescere vertiginoso delle dinamiche incestuose che caratterizzano le nostre famiglia, portando alla implosione della famiglia (non a caso ho titolato Implosione il mio ultimo libro pubblicato su internet al sito www.ilmiolibro.kataweb.it ). Pochissima eco hanno avuto le mie parole (unica eccezione un’intervista da parte di “Famiglia Cristiana” online); se non sei un già noto, in Italia non vieni ascoltato.

Nessuno, per esempio, dice in modo chiaro quanto da più di mezzo secolo la psicologia e la clinica psicoterapeutica sistemiche vanno ripetendo, confortate dai grandi risultati clinici prodotti: che la genesi dei disturbi mentali, in particolari dei più gravi, cioè quelli di area psicotica (la psicosi, la schizofrenia, la anoressia, la bulimia ecc.) hanno la loro genesi nella disfunzione delle relazioni familiari, disfunzione che peggiora di generazione in generazione e che è la vera causa delle gravi patologie psichiche. Si lascia ancora credere e pensare che alla base dei disturbi mentali ci siano cause organiche, curabili con gli psicofarmaci. Nel mantenimento di questo stato di ignoranza colludono la scarsa informazione (l’ignoranza, dunque, di grandissima parte dei giornalisti e dei direttori di giornali, radio, televisioni) e gli interessi di grandi lobbies quali le case farmaceutiche e gli ordini professionali. Si preferisce lasciare credere e pensare che la famiglia sia “il fondamento sano della nostra società”; e, per quanto riguarda il disturbo psichico, la mentalità corrente sotto sotto è ancora quella del “”a chi la tocca, la tocca” di manzoniana memoria.

È inutile che ripeta qui quanto ho già scritto; il lettore di questo blog può andarsi a rileggere i numerosi post dedicati alla famiglia, alle dinamiche patogene che spesso la caratterizzano, alle dinamiche incestuose e ai “segreti di famiglia” presenti in esse. Prima della estinzione dell’Uomo di Neandertal erano due le specie umane sulla terra. Se è rimasta solo quella dell’Homo Sapiens, lo si deve al fatto che questa specie ha saputo aprirsi allo straniero e alla diversità, evitando di implodere su sé stessa con l’incesto e il cannibalismo. Al cannibalismo non siamo per fortuna ancora arrivati, almeno a quello fisico, ma quanto alle dinamiche incestuose, alla incapacità di lasciare andare i figli, alla paura dello straniero e del diverso colti non come risorsa e patrimonio, ma come minaccia si stiamo neandertalizzando ogni giorno di più. Purtroppo.

Perché stupirci allora, se le nostre case e le nostre famiglie stanno sempre più spesso diventando orribili mattatoi dove ancora non ci si mangia, ma sempre più si è spaesati, angosciati, angosciosamente soli, capaci solo di dilaniarci l’un l’altro, di ucciderci e di uccidere.