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Lettere ed eventuali risposte

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125 Comments

  1. Oggi, solstizio d’estate, 21-giugno-2013, mentre la Terra, pesante di gemiti, dagli spazi siderali continua con il Sole la sua leggera danza, faccio con Elena gli auguri a Gigi: che i giorni a venire ti siano sempre sereni e leggeri come il volo delle farfalle. ( ” Noi siam vermi, nati a formar l’angelica farfalla”).

    • Grazie, Mario. A te ed Elena un caro abbraccio.

  2. Aspetto con grande interesse la seconda parte dell’opera ” La tenerezza dell’eros” nella quale hai indagato sul “Sè” in quanto entità strutturata e complessa tanto da racchiudere in sè tutta la persona, anima e corpo.
    Il corpo biologico ci accompagna ora, poi sarà il “Sè” ad accompagnarci nella vita futura.
    Penso alla famosa frase di Eraclito ( v. lettera del 19.7.09): “Démone a ciascuno è il suo modo di essere” che tanto fece ragionare Mario Capanna con il rettore Franceschini. Che questo “Démone”, positivamente inteso, sia espressione del “Sè” che risorgerà secondo i dettami del nostro “Credo”: Credo nella risurrezione della carne e nella vita eterna?

  3. E’ da poco passata la Pasqua e con essa la meditazione sull’ “incredibile” evento della RISURREZIONE di Gesù, fondamento e senso della nostra Fede.
    Sono andato a rileggere un vecchio testo teologico di J.Ratzinger ” Introduzione al Cristianesimo” -Queriniana 1969- La questione della risurrezione dei corpi:
    ” Su questo punto le nostre lingue moderne sono ben lontane dalla profondità del greco biblico. Il termine “soma” significa corpo, ma nel contempo anche il “Sè” ”

    Questo significa che , il corpo risorto avrà caratteristiche trans-fisiche, come quelle del Cristo Risorto, più vicine allo Spirito che alla materia?
    Al di là del corpo biologico, il Sè, oggetto di studio psicologico, come si può definire?

    mario

    • Caro Mario,
      su questo tema parlo nella seconda parte de La tenerezza dell’eros, ammesso che riesca a finirlo.

  4. “Coglierò per te l’ultima rosa del giardino/
    la rosa bianca che fiorisce nelle prime nebbie/
    le avide api l’anno visitata fino a ieri/
    ma è ancora tanto dolce/
    da far tremare….” ( A.B.)

    Tantissimi auguri a Rosi e a…Gigi.
    mario e Elena.

  5. Apro la Repubblica on line di oggi, e un articolo mi fa drizzare i capelli come un riccio !
    Una ditta della “ricca” Brianza, quella Brianza che si proclama sempre più abitata da gente per bene, da gente onesta, che pensa a lavurà (e lo dico consapevole del fatto che io vengo da quella zona…), si è trovata a licenziare gran parte dei suoi dipendenti per non soccombere totalmente alla crisi. Purtroppo è una realtà che si vede quotidianamente da Aosta a Palermo. Ma la cara ditta brianzola ha pensato bene di licenziare SOLO donne, e senza nessuno scrupolo ha giustificato la propria scelta come se fosse l’emblema della logica: così le donne vanno a casa a curare i figli e poi il loro stipendio è comunque il secondo in famiglia.
    A prescindere dalla cattiveria che riempie una simile azione, mi viene da dire:
    e se una donna non ha avuto figli?
    E se a casa non convive neanche con un gatto che potrebbe chissà portarle a casa il primo stipendio in forma di crocchette????
    Cosa deve fare??? Annullarsi come essere umano?
    Penso che l’essere madre sia un’enrome gioia piena di responsabilità che alleggeriscono la vita, perché la forza che spinge la donna ad assumere tali responsabilità può essere solo una forza di VITA, anche davanti alle più gravi difficoltà.
    Penso che una madre abbia diritto di scegliere il modo migliore per accudire ed amare i propri figli, mantenendo il proprio ruolo di donna lavoratrice o consacrandosi esclusivamente al ruolo di madre, con uno sguardo razionale alla propria realtà sociale, e con uno sguardo d’amore sempre vivo verso suo figlio. Ma non ha certo bisogno che un “capo” le venga a dire come fare la mamma! Un “capo” senza testa e senza cuore, direi, e che dice essere titolare di una ditta a conduzione familiare. Dov’è il valore di famiglia in tutto ciò?
    Inoltre, ho già detto che ci sono donne che tornano a casa e ricevono una sola busta paga: LA PROPRIA! Ma anche le donne mogli o compagne che condividono la vita con l’essere amato: perché il loro stipendio dovrebbe essere “il secondo”? La vita in comunione è uno e uno, che riempiono il bello di coppia, NON primo e secondo! E nelle coppie dove la donna riceve uno stipendio più alto dell’uomo? Cosa dovrebbe fare? Devolverlo a una società anonima per la salvaguardia dei piccioni fino a eguagliarlo allo stipendio del marito/compagno??
    Io non ho figli, dico purtroppo, e non sono affiancata da un compagno. Se può interessare a quell’imprenditore NON HO NEANCHE IL GATTO! E con questo? Sarei forse meno donna? O donna con più (o meno) diritto al lavoro?
    Come tutte le donne di quella ditta, madri, mogli, compagne o single, sono un essere umano, con un’anima, delle qualità professionali e personali, con dei difetti e dei pregi, e una storia di vita che meriterebbe più rispetto.
    La maternità e l’accoglienza dell’amato sono un dono che la donna ha ricevuto dalla vita e che credo le permetta di esplodere in tutta la sua bellezza quando vive appieno queste esperienze.
    Ma anche la donna che non ha incontrato la maternità né l’anima amata, è comunque donna e quel dono misterioso è comunque in lei. Nessuno glielo può togliere né pretendere di gestirlo a suo nome.
    Temo che nel caso specifico l’imprenditore non abbia né tolto né gestito tale dono, semplicemente non l’ha visto e ha perso un GRANDE appuntamento con la vita!

    Elena

  6. “La sofferenza deve avidentemente avere un senso…..ed esige quindi necessariamente l’esistenza di un Donatore di Senso”.
    Giuseppe Pontiggia (1934-03), avendo esperienza personale di grande sofferenza, così si esprime in “Nati due volte”: ” Mi metto in contatto con una Voce che risponde. Non so quale sia. Ma è più durevole e fonda della voce che la nega. Tante volte l’ho negata anch’io per riscoprirla nei momenti difficili. E non era un’eco.”
    Nella settimana entrante della Passione e del dolore, auguro a Gigi e a tutti BUONA PASQUA.
    ” Era l’alba, e molli in viso….”

    • Caro Mario,
      grazie per questo e per tutti i commenti intelligenti e raffinati che invii.
      Sei l’amico più caro dei tempi dell’università. Grazie di cuore.
      Anche a te, Elena e ai vostri figli un grande abbraccio di affetto,
      nella gioia della Risurrezione di Gesù.
      Gigi

  7. A proposito delle immani tragedie che periodicamente colpiscono l’Umanità, per colpa evidente dell’uomo o per catastrofi naturali che sfuggono alla sua diretta responsabilità, Mario Luzi si interroga e si chiede quale sia la Grave Colpa Originale e quale sia il debito dovuto: ” Ma Tu sai questo mistero. Tu solo”.
    Certo Adamo e Eva non si possono identificare negli ” ominidi” delle caverne e neppure nell’uomo sapiens, con il suo primo barlume di responsabilità.
    Mi domando ora se sia possibile adottare, anche in questo contesto, a tutta l’umanità, passata- presente- e futura, il ragionamento che si può applicare a Maria, madre di Cristo: quello del ritorno al “Sè” originario, al suo Concepimento ( Io sono l’Immacolata Concezione).
    In Adamo e Eva, il Padre, ( che conosce, Lui solo, il Mistero), ha visto, fuori del tempo, tutto l’abisso di iniquità, fin dall’origine e ha stabilito ” che il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità” con la morte del Figlio.

  8. caro Gigi, mi rivolgo a te in quando terapeuta e cattolico. Come può un cattolico che cerca di fare la volontà del Padre attraverso le beatitudini (anche cercando la padronanza sugli “istinti” insiti nel carattere e nell’identità) , di essere sempre più figlio Suo divenire sempre più se stesso? Non è forse vero che cercare il regno del Cielo comporta una rinuncia a sè? grazie se vorrai darmi il tuo parere. un abbraccio Amalia

    • Cara Amalia, credo che la migliore risposta che io possa darti sta in quanto ho scritto nel mio La tenerezza dell’Eros. Lì (e nel secondo prossimo voume) sta scritto anche quello che penso in ordine alle tue domande.

        • amalia
        • Posted marzo 1, 2011 at 8:57 pm
        • Permalink

        grazie, li comprerò. Il dubbio mi è nato leggendo Le età delle vita del cardinal Martini.

  9. caro gigi, sempre piu” spesso mi capita di incontrare donne che decidono di avere un figlio senza partner, ricorrendo alla donazione del seme ,in paesi stranieri:cosa ne pensi.

    • CAra Laura,
      appena posso ti rispondo con un post.
      Un abbraccio.

  10. “VIVI,INCREDIBILMENTE TI FU DATO;/ ESISTI, COME SIA LO CHIEDO ANCORA/ AL PASSATO, A QUEST’ORA IN CUI PIU’ LIEVE/ LA MONTAGNA DI SE’ SCOLPISCE IL SOLE/ E LA SERA CHE IL MARE FUGGE E IMPLORA” (1946 M.L.)

    Buon inizio di nuovo anno.

  11. Carissimo Gigi, mi piacerebbe sapere qual è la tua opinione circa l’istituto dell’affido. Non mi pare che questo tema sia mai comparso su questo sito. L’argomento è, a quel che sento, molto controverso. Se puoi, grazie
    Amalia

    • Carissima Amalia,
      se capiterà l’occasione, parlerà dell’affido o di uno degli altri mille argomenti che questo sito senz’altro non ha ancora trattato. Ho 63 anni e qualche acciacco, lavoro come meglio posso. Al blog in modo del tutto gratuito dedico tutta la passione e tutto il tempo che posso e, forse, anche qualcosa di più, con l’unico fine di potere aiutare qualche persona che altrimenti non riceverebbe messaggi in ordine a argomenti importanti. Abbiate pietà. Più di così non posso. Nè mi pare che siano molti i colleghi che, almeno quanto a impegno, facciano qualcosa di analogo a questo blog.

  12. Un esempio di “sacerdozio regale” potrebbe essere stato quello teorizzato e vissuto, almeno a livello sociale e politico, da Giuseppe Lazzati ( dialettica esistita tra lui e Gedda).
    Trascrivo qui il pensiero finale di G.Dossetti ( intervista del 1991 rilasciata a Vincenza Sesti):
    ” …Certo era laico, dico il laico più coerente che io ho conosciuto, fino in fondo; per questo anche lui non ha mai optato per un possibile sacerdozio. Ma la sua era una laicità robusta, virile per così dire, e conseguentemente nell’assunzione dei compiti relativi all’essere laico: quindi la famiglia, quindi l’impegno sociale,però senza attenuazione del nucleo profondamente spirituale….”

    • A differenza di quanto mi è capitato con Ezio Francescini, non ho mai avuto l’occasione di parlare di persona con Giuseppe Lazzati, pure avendolo incontrato più volte in Cattolica. Ho però visto come si è agito durante il suo Rettorato, affossando nel non ascolto e nella sordità storica e – a mio avviso – morale gli aspetti più fecondi e positivi del ’68 della Cattolica e dando, tra l’altro, via libera a quel vero e proprio fenomeno di devastazione culturale e cristiana che è CL. Se non erro nel ricordo, tra l’altro fu lui che spostò l’Augustinianum lontano da via Necchi. Non so quali fossero i rapporti di Lazzati con Gedda, ma se il suo comportanento durante il Rettorato docet, c’è da temere.
      La citazione di Dossetti mi pare dia per scontato che il “sacerdozio” per eccellenza sia quello ministeriale, cosa che ovviamente non mi trova concorde. Non so che cosa Dossetti intendesse per “robusto e virile”, ma di questi due aggettivi faccio estrema fatica a pensare di poterli attribuire a Lazzati o almeno a quanto ho visto attuarsi durante il suo Rettorato in Cattolica e ai frutti che questo Rettorato ha poi prodotto. Parlando anche con docenti che ebbero testimonianza e parte diretta nelle decisioni in ordine al ’68 della Cattolica e alle persone che lo rappresentavano, mi sono fatto del Rettorato di Lazzati un’idea del tutto lontana da quanto espresso dai due aggettivi citati.

  13. Ringrazio Gigi Cortesi, qui in veste di filosofo/teologo, per le appassionate argomentazioni sul Sacerdozio. L’importanza del tema meriterebbe certamente maggiore approfondimento di studio da parte della gerarchia con il coinvolgimento di laici competenti.

    • A me laico non basta essere “coinvolto” (da chi? in base a quali criteri?). Voglio, posso, devo essere, in quanto laico, protagonosta della Chiesa, non deuteragonista o, pegggio, antagonista (così purtroppo, a parole o di fatto, molti papi, vescovi e preti vedono i laici, soprattutto quelli liberi di cuore e di mente). Nella Chiesa il sacerdozio del laico è “regale”. Altro che “coinvolgimento”! Semmai a essere “coinvolti” dovrebbero essere i “ministri”, che come dice la parola (che è una specie di doppio comparativo di minoranza: minus = minore; -ter = tra due) dovrebbero avere un ruolo non direttivo, ma di servizio: non di primo, ma di secondo piano. Una volta i vescovi erano eletti dai laici, che, scegliendo per esempio sant’Agostino, non pare sceglessero o “coinvolgessero” poi così male.

  14. Caro Gigi, ricordando il nostro recente sereno e conviviale incontro e i vari argomenti su cui ci siamo soffermati, mi piace fare riferimento ora, giorno che commemora S.Francesco, a quanto ha scritto ,in un inedito, Ezio Franceschini, rettore degli anni della contestazione: ” Il Poverello contesta tutto: il padre, che disconosce; la società, che abbandona; gli istituti religiosi, che rispetta ma in cui non vuole entrare.
    ….Riconosce solo il sacerdote. Anche quando è cattivo, anche quando è perverso,anche quando è simoniaco, anche quando è macchiato di qualunque macchia…Perchè? Perchè egli solo distribuisce i sacramenti del Signore e in modo particolare l’Eucaristia….”

    • Caro Mario, lungo discorso quello riguardante il sacerdozio. Noto, prima di tutto, quanto poco sia affrontato il tema sia a livello teologico che a livello pastorale. C’è quasi – a mio avviso – una grande paura nell’affrontarlo. Manca, del. tutto o quasi, su questo tema come su molti altri, un aperto dibattito all’interno della chiesa, delle diocesi e delle parrocchie; la voce dei laici non è ascoltata, se non quando ripete quella che è non tanto la verità dogmatica quanto la mentalità corrente della alta gerarchia. Ricordo un episodio accaduto qualche anno fa nella redazione di “Evangelizzare”, la rivista di catechesi cattolica più diffusa, di cui ero redattore: mi fu negato di scrivere e firmare un articolo sul sacerdozio ordinato non per il merito del contenuto, ma per il solo motivo che ero un laico e che su quell’argomento dovevano e potevano scrivere e firmare solo i ministri ordinati,cioè i preti. Penso invece che sarebbe fecondissimo che tutti potessero parlare del sacerdozio, sia di quello ordinato o “ministeriale”, sia di quello “regale” (così è chiamato il sacerdozio proprio di ogni cristiano). Altrimenti si lascia questo, come del resto altri importanti temi, in un cono d’ombra umiliante, squarciati soltanto dal bagliore ancora più umiliante di scandali quali la pedofilia o la corruzione dei sacerdoti “ministeriali”. Perché si teme il dibatitto aperto? Perché, per esempio, a causa del silenzio (siamo forse noi oggi la vera e tragica “chiesa del silenzio”?), pochissimi sanno che ogni battezzato è un sacerdote “regale”? Perchè non si annuncia e valorizza questa identità del cristiano? Perchè non si dice con evidenza e chiarezza che il sacerdozio “ministeriale” è a servizio di quello “regale” che partecipa direttamente del primo grande, fondamentale e fondante sacramento, che è la Chiesa? Perchè non si inscrive – come sarebbe giusto e corretto – il discorso sul sacerdozio “ministeriale” in una corretta informazione storica, dicendo quando, come e perché si è caratterizzata l’istituzione del sacerozio “ministeriale”, per esempio decidendo la esclusione delle donne, l’obbligo più o meno ferreo del celibato, l’attribuzione esclusiva ai presiteri della celebrazione eucaristica ecc.? Perché non si informa e non si dibatte a sufficienza sul fatto che la pienezza del sacerdozio “ministeriale” è propria soltanto dei vescovi? Perchè non si dice come mai la “celebrazione” dell’eucarestia sia praticabile da un presbitero (cioè da un prete, che non ha direttamente neppure la pienezza del sacerdozio “ministeriale”) e non, per esempio da un laico battezzato, che ha in sé la pienezza del sacerdozio “regale” della Chiesa? Perché per esempio, secondo quanto affermato dal Concilio Vaticano II, non si valorizza a pieno la ecclesialità della famiglia che pure è chiamata “piccola Chiesa” o “chiesa domestica”, per esempio permettendo almeno in certe occasioni e con precise garanzie, che i genitori consacrino il pane e il vino? Perché da un lato si dice che caratteristica essenziale del sacerodzio “ministeriale” è l’annuncio della Risurrezione e dall’altro non si ricorda che la prima persona che annunciò la Risurrezione di Gesù è stata Maria Maddalena, cioè una donna? Si potrebbe continuare a lungo con le domande. Gesù, quando qualcuno gli chiedeva qualcosa, dava risposta (se taceva, era per rispondere ancora meglio). La gerarchia purtroppo non sempre lo fa; addiritturra – troppo spesso – nega di fatto la possibilità della risposta, dimenticando che la Chiesa nel proprio sacerdozio regale, pienamente e direttamente partecipato da ogni battezzato, è parola condivisa, vive di parola condivisa.

  15. Nel novembre del 1966, durante la settimana dei “ludi” universitari che allora gli studenti anziani del collegio “Augustinianum” della “Cattolica” usavano fare in occasione dell’apertura del collegio, Mario Capanna, studente del terzo anni di filosofia, “ordinò” a me, matricola di economia, di flettere 20 volte sulle gambe perchè non ricordavo che gli abitanti di Città di Castello, sua città natale, si chiamavano Tifernati, dall’antico nome della città Tifernum Tiberinum.
    Quelle flessioni sono per me un ricordo indelebile come la simpatica figura di Mario Capanna e il nome storico della sua
    città.
    Oggi, 25 Settembre, è ricordato uno dei suoi patroni: Sant’Amanzio di Tiferno, prete del VI secolo.

    • Ringrazio Mario, che con il suo commento mi offre di nuovo la possibilità di ricordare i bellissimi tempi dell’Augustinianum e la cara figura di Mario Capanna. Chissà mai che qualcuno, leggendo questi commenti, possa dirgli del nostro ricordo e portargli il nostro saluto di amicizia e di affetto. Formidabili quegli anni all’Augustinianum! Lì nacque il vero, brevissimo e bellissimo ’68 milanese, prima che la cecità ottusa del mondo accademico e la corruzione becera e disonesta di quello politico lo manipolassero, facendolo apparire quel che non era e facendolo diventare quel che non voleva nè poteva essere.

  16. Tanti auguri, al giovane “vecchio” amico.

    ” La freccia del tempo
    ha percorso metà
    del tragitto accordato
    e ha inciso il tuo volto.
    …..
    Rilievi
    che attendono il sonno
    la luce
    il risveglio

    del bruco risorto a farfalla

    forse ancora più bello.”

    (L.Salvucci-Poesie virtuali-Ed.Prometheus)

  17. L’anno internazionale dedicato all’astronomia si è da poco concluso. In Puglia vi è stato un incontro sull’argomento fra studenti di varie scuole che, alla fine della relazione tenuta dall’astrofisico Piero Benvenuti, ponevano domande di rilevanza scientifica e anche storica sul “padre” dell’astronomia moderna: Galileo Galilei. Essi, a detta del relatore, hanno dimostrato un genuino interesse e anche una solida preparazione culturale.
    Alla fine, c’era ancora lo spazio per la classica ultima domanda, si alza una mano in fondo alla sala: è quella di Umberto, un ragazzo down che era accompagnato da un suo insegante. Egli così si è espresso, a detta dell’astronomo, con proprietà di linguaggio: ” Lei ci ha mostrato com’è fatto l’universo con le sue stelle e le galassie e ci ha spiegato la sua evoluzione nel tempo, ci può ora dire perchè esiste?”
    Per un attimo rimaniamo tutti come fulminati!
    Dopo tante argomentazioni dotte e eleborate, ecco che la più spontanea era anche la più difficile, posta da uno studente di quelli che non sempre trovano vita facile.

    ( mia sintesi di un articolo del 18 c.m. su “Avvenire” a firma di Piero Benvenuti- astrofisico.)

    Recentemente ho avuto sotto gli occhi una statistica : in Francia non nascono più da tempo bambini con sindrome di down o comunque con malattie che comportano disabilità: i feti vengono abortiti, legalmente eliminati.

  18. Stupende le immagini della Terra osservate dalla prospettiva degli anelli di Saturno ( file “Fascinant…bjm”)….grandioso risultato dell’intelligenza dell’uomo attraverso la scienza e la tecnica.
    “M’illumino d’IMMENSO” dice il poeta (G.U.).
    ” E navigar m’è dolce in questo mare” ( G.L.)
    Tuttavia, parrebbe inconcepibile, ma la Terra, quel punto azzurro, che è abitata dall’uomo e ove domina il suo PENSIERO, realtà che trascende la materia anche se ha le sue fonti nei labirinti del cervello e nelle sue connessioni chimiche e nervose, la Terra dicevo, che ospita l’anima e il pensiero dell’uomo, corre il rischio di morire di ” Umanità”, malattia virale devastante se abbandonata all’anarchia del potere.

  19. Il filosofo Robert Speamann, docente emerito all’università di Monaco, invitato ad un recente convegno a Roma su ” Il Dio della fede e della filosofia”, così si esprime:
    “Nietzsche scriveva:- Noi non possiamo sbarazzarci di Dio finchè crediamo ancora nella grammatica-. Perchè? Perchè noi uomini viviamo in uno spazio di verità. Il fatto che noi dialoghiamo è una verità eterna. Se non è un sogno questi nostri colloqui faranno sempre parte della realtà. Essi appartengono al passato. Nessuno può annullare il passato che è una presenza trascorsa.Nessuna gioia vissuta sarà un giorno non sperimentata. Nessun dolore reale sarà un giorno non sofferto.
    …quando il nostro pianeta non esisterà più, noi non possiamo dire che i nostri colloqui non siano avvenuti.
    Dobbiamo pensare una coscienza assoluta in cui tutto quello che succede viene conservato.
    Chiamiamo Dio questa coscienza”.

    Chiedo al dr. Cortesi, in quanto filosofo, se ritiene corretto il ragionamento di Spaemann.

    • Non comprendo questo bisogno di “conservare”, usando Dio come un enorme congelatore che conseva tutto, al di là di ogni data di scadenza coscienziale. Nietzsche prima, se potesse si sbarazzeebbe di Dio, poi lo tratta da maxi frigidaire. Dio? Muoio dalla voglia di parlarci. Ho tante domande da fargli e tanta voglia di parlare il Trinitario, una lingua, a quanto pare, fantastica.

  20. Ringrazio Laura per l’offerta dei bellissimi versi del poeta Mario Benedetti e del video che ne raccoglie la voce in accorante ricerca del Divino.
    Mi piace accostare questo poeta al grande Neruda:
    “…Quale antica notte tocca l’uomo con i suoi sensi…”

  21. ” Se dio fosse donna atei e agnostici diremmo no con la testa, ma sì con il sentimento e ci avvicineremmo alla sua divina nudità”
    Splendidi versi del poeta,scrittore, saggista uruguayano Mario Benedetti, recentemente scomparso.

  22. ” La mia solitudine
    è ardente” Alda Merini
    Ciao Alda…………..

  23. OGGI LEGGENDO IL GIORNALE MI SONO COMMOSSA PER UNA VOLTA, PER BUONE NOTIZIE SULL’ESSERE UMANO.
    Ecco il link, che una volta di piu’ mi ha fatto pensare a quanto la storia abbia bisogno di persone che sanno andare oltre le “norme” del loro tempo.

    http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/olocausto-schindler-inglese/1.html

  24. Visto il profondo spessore con cui tratti i temi del rapporto di coppia e del concepimento, potresti dare un parere sui “metodi naturali” per il controllo della fertilità (metodo sintotermico)rispetto a quelli cosiddetti “tradizionali”(profilattico, pillola,spirale..)? Quanto e come condiziona la relazione di coppia e la psiche di ciascuno degli individui in essa l’utilizzo degli uni o degli altri?

  25. Romano Guardini, filosofo di cultura tedesca, racconta un evento che l’aveva molto impressionato durante una battaglia dell’ultima guerra mondiale.
    In una conferenza all’università di Tubinga, nel 1948,ripresa poi in un suo libro ” Elogio del libro” (Morcelliana), dice:
    “…Un reparto si trovava in una situazione disperata. Un cappellano militare era presente e, sentendo che non aveva da dire nulla di accettabile in quell’ora, tolse di tasca il proprio Nuovo Testamento, ne strappò le pagine e ne diede una a ogni uomo”.
    Quasi un’Eucarestia! ( Come ha detto D.Basili -Tagliarcorto-AV)

  26. Ho qui, tra le mani, un vecchio ritaglio di giornale. Si tratta di una pagina, ormai ingiallita, de “Il Giorno” del 25 marzo 1983- direttore Guglielmo Zucconi.
    Alcuni giorni prima era morto il Prof. Ezio Franceschini che era stato rettore della Cattolica dal 1965 al 1968. In quei tempi frequentava la Cattolica anche Mario Capanna, ex leader del movimento studentesco. Il direttore Zucconi incaricò Capanna di esprimere un ricordo dell’antico rettore:
    “….Franceschini provò grande dolore per quel provvedimento di espulsione, che pure giudicava sacrosanto, perchè ci riteneva studenti seri ( Pero, Capanna e Spada)….L’espulsione comportò automaticamente la cacciata dal collegio universitario. Vissi un periodo di grandi ristrettezze. Un giorno fui avvicinato da una persona che mi consegnò una piccola somma proveniente , disse, da un benefattore che voleva restare anonimo. Anni dopo seppi che era stato Franceschini….Questa dimensione umana era un tratto costante del prof. Franceschini…..Dedico a Lui, uomo di profondissima cultura classica e insigne latinista, quel frammento di Eraclito di Efeso sul cui significato discutemmo per un intero pomeriggio: ” Demone a ciascuno è il suo modo di essere”.

    Mi sarebbe piaciuto partecipare alla discussione del giovane Capanna con il Prof. Franceschini.
    Mi piace ora chiedere al dr. Cortesi che cos’è quel “demone” che alberga in ciascuno di noi … fin dai tempi di Eraclico.

    • Anch’io ho un bellissimo toccante ricordo di Ezio Franceschini. Avevo un’amica, Anna, di Lecco, una bellissima ragazza alta e bionda. A 17 anni improvivsamente si ritrovò su una carrozzina e rotelle. Reagì come soltanto i grandi sanno fare. Ma il suo cruccio fu di lì a un paio d’anni, quando, finite le superiori, non potè per motivi finanziari frequentare l’università. Mi feci carico del problema. Studente e borsista al Collegio Augustinianum dell’università, andai al Rettorato della Cattolica e chiesi di parlare con il Magnifico Retotre, proprio il prof. Franceshini, che di persona mai avevo visto. La segretaria mi disse di aspettare lì in anticamera: appena possibile, il Rettore mi avrebbe ricevuto. Quel giorno non riuscì a ricevermi. Per altri tre giorni tornai e, sempre su invito della segretaria, aspettai. Alla fine del terzo giorno, troppo stupido e troppo impusivo qual ero, desistetti arrabbiato, lasciando un biglietto con scritto: “evidentemente è più facile dare del Tu al Padre Eterno che farsi ricevere da Lei”. La mattina successiva, all’uscita dall’aula dopo una lezione, un signore mi avivcinò chiedendomi se fossi io Luigi Cortesi. Mi disse: “Sono Ezio Franeschini, le chiedo scusa di averla fatta attendere tanto. Sono contento di conoscerla. Facciamo due passi?”. Si interessò di Anna, la contattò. Questo è Ezio Franceshini che io ho conosciuto. Fantastica dolcssima tenerissima persona! Sono convinto che se ne stia nell’alto dei cieli, vicino a Gesù e che là stia facendo laureare Anna, che morì un paio d’anni più tardi.
      Mario e io siamo stati entrambi compagni di Mario Capanna all’Augustinianum, per cui conosciamo bene anche lui. A differenza di tanti figli di papà che fecero il ’68 per noia e per complessi edipici non risolti, Mario (ma accanto a lui mi piace ricordare la mente lucidissima di Luciano Pero, un altro dei tre espulsi dalla Cattolica, insieme a Mario e a Michelangelo Spada) studiava come si studiava all’Augustinianum, dove non si poteva prendere un 29, pena la perdita della borsa di studio e del posto in Collegio (Mario fece tutti gli esami in tre anni). Non solo. Per guadagnare qualche soldo che poi mandava in Umbria alla madre vedova, faceva le dispense dei corsi della prof. Vanni Rovighi e, poi la sera, insegnava nelle scuole serali. Ho avuto la fortuna di parlare alcune sere con lui, quando al suo ritorno dalla scuola serale gli facevo compagnia nel Refettorio altrimenti vuoto. Sono pure io convinto che il colloquio tra Capanna e Franceschini debba esserre stato stupendo. Due persone tanto diverse e tanto meravigliose. Eccezionali quegli anni, direbbe il nostro Mario. Ringrazio il mio carissimo amico, anche lui di neme Mario, che mi ha permesso di ricordare.

  27. cara Viola, prova a leggere quanto ho scritto in “Quando una donna è sexy” (vedi la rubrica “Tu donna”). Poi, se ti va, leggi il mio ultimo libro “La tenerezza dell’eros”.

  28. Come si fa a farsi conquistare, farsi cercare, incuriosire l’altro con cui stai già condividendo la vita?

  29. Domani 17 giugno.Gli orchestrali del night, tutti rivolti a guardare un piccolo monitor in bianco e nero posto in un angolo, suonavano distrattamente. il più anziano, piccolo e magro, era alle prese con il contrabbasso, più grande di lui…allungava il collo e suonava in punta di piedi.
    Era l’afosa serata di mercoledì 17.06,1970. Semifinale della partita Italia-Germania. Mondiali di calcio 1970.
    Il night era ovviamente deserto… gli unici clienti, due giovani squattrinati. Uno dei due, alla maniera di Hemingway, aveva con sè un taccuino e fingeva di prendere appunti. I due venivano serviti con supponenza e con un certo disprezzo. Persona gentile era invece una piacente e matura entreneuse dai corti capelli corvini, gambe vellutate in calze scure.
    Un lieto ricordo di ingenua e bizzarra follia.
    Sarebbe interessante squadernare il ritratto psicologico del soggetto che, invece di seguire Mazzola e Rivera, teneva in mano carta e matita!

  30. Cara dolcissima Amalia, grazie della bella novella. E perchè mai la paura? Amalia e Giovanni sono bellissimi. Perchè mai non dovrebbe esserlo Ivan? Che diritto ha la paura di esserci? La gioia ha sempre il permesso di soggiorno. Vi abbraccio.

  31. carissimo Gigi, ti voglio dare una lieta novella: io e giovanni aspettiamo in affido ivan. viviamo con immensa gioia e immensa paura l’incontro con questo bambino. Ivan è un dono in una storia d’amore lunghissima e bella fatta di tanti volti; una storia a cui appartieni anche tu. sentiamo tutto il sacro che è nella nostra storia. ti chiedo la tua preghiera di padre. con affetto amalia e giovanni

  32. Si racconta che Papa Paolo VI, commosso difronte al pianto di un bambino per la morte del suo cane, lo consolasse dicendo che lo avrebbe ritrovato in paradiso.
    Al di là dell’aspetto consolatorio, mi piace credere che a tutta la Vita, animale e vegetale, sia riservato un posto nei luoghi eterni dell’Essere.

  33. Ma anche il mio cane che mi sta ora accoccolato ai piedi con chiarissimo intento relazionale,è frutto dell’incontro di ovulo e spermatozoo!

  34. A proposito di quanto esprime Gigi Cortesi nel suo ” La tenerezza dell’eros” cap. 1.3.1.1.= Pensare il concepimento come dinamica relazionale= nota 197 ” Come non ricordare qui la frase che è l’incipit del vangelo di Giovanni 1.1 ” In principio era il Logos?”, mi sempre importante accostare il pensiero di Romano Guardini nel suo “Il Signore”, pag. 616 ed. V@P -Morcelliana-:
    “In principio era la Parola ( il Verbo)…Anche qui incontriamo ciò che è principio primordiale, che racchiude in sè ogni senso, che permea con la sua efficacia tutto….Ciò di cui parla Giovanni è il Logos, il Verbo di Dio che parla, poichè Dio non è muto. Noi sperimentiamo in noi stessi il senso del parlare: il fatto che noi sappaiamo enunciare quanto è in noi nella parola, e , dicendolo, vi capiamo noi stessi. Anche Dio è così, ci insegna Giovanni. La pienezza del suo essere e del suo senso, la sua vita, la sua ricchezza, la sua beatitudine non sono tenuti in sè nel mutismo, ma sono espressi….La Parola che Dio pronuncia sussiste e domina, è essa stessa una persona, un qualcuno. Dio, esprimendosi, si fa parlante e parlato: Padre e Figlio…”
    Dice Gigi Cortesi: ” Perchè non ammettere che fin dal principio sta la relazione?”
    Qui sta il senso dell’incontro tra spermatozoo e ovulo come evento relazionale e non casuale.

  35. Il ritrovarsi, o per meglio dire, il trovarsi, conoscere e capire il perchè si è stati e si è vissuto così è stato sconvolgente.
    la fatica e il dolore provato è nulla rispetto al dolore e alla fatica della persona amata che ti è stata vicina con amore.
    ora siamo sposati.
    grazie

  36. Evviva le zappe sui piedi!
    Soprattutto se subite in ambito scolastico.Secondo me significa comunque che non sono i nostri figli il problema che anzi rifiutando il famigerato”codice a barre” che tanti non-in-segnanti auspicano, rivelano un sanissimo istinto di sopravvivenza alla loro accidiosa inadeguatezza a svolgere il ruolo di educatori che dovrebbero sostenere con ben altre predisposizioni e capacità !
    La controprova è che i veri bravi in-segnanti ,che per fortuna esistono,apprezzano gli “orgogliosi” e tutti gli altri, e non tengono zappe in classe!

  37. Grazie a te, caro Francesco.

  38. Ciao, sono un giovane collega (approccio breve strategico) e devo dire che trovo interessante il materiale che pubblichi su questo sito.. Sicuramente è spunto di riflessione. Un cordiale saluto,
    Francesco

  39. Caro, Gigi, più passano i minuti,le ore,i giorni,le settimane, gli anni, mi rendo conto di come sia complesso ed articolato il ruolo del genitore. Ci si deve armare di grande elasticità per riuscire a destreggiarsi abilmente nel cambio di veste repentino che i figli ci richiedono senza parlare.concepiti,nati da noi, come noi non sono,sono altri,spesso non ci assomigliano, se non fisicamente, non ci appartengono, sono in “prestito”,un preziosissimo “prestito”, sono un dono,un regalo, anche se spesso è difficile ricordarlo e riconoscerlo.Ogni figlio poi è diverso dall’altro, pur essendo voluto allo stesso modo,nato dallo stesso utero,nutrito dalla stessa madre,amato dagli stessi genitori, cresciuto nella stessa casa….. ma con un sentire differente per aver guardato,percepito affrontato il vissuto da punti di vista diversi come “posizione” nello spazio, nell’ambiente,nell’anima…..così mettersi nei loro panni a volte è una delle imprese più difficili visto che noi siamo
    noi. Tempo fa ho letto il tuo racconto “c’era una volta un branco in una classe” e mi ha colpito molto come con una frase tu sia riuscito a riconoscere,valutare,trarre 10,il meglio, da un ragazzo che altri professori avrebbero giudicato uno zero su tutti i fronti, un rompi scatole da gestire,da arginare,da controllare, parole che spesso ritroviamo nell’atteggiamento di un genitore verso un figlio.Un quesito personale ho da porti, che spesso incontro ultimamente e fatico a capire proprio perchè mi è estraneo, riguardo l’orgoglio, come posso oltre al profondo amore, all’umile consiglio, alla ricercata complicità, trarre il meglio da questo caratteristico tratto personale di mia figlia, come posso darle gli strumenti per trarre il meglio di questo suo rilevante aspetto caratteriale? Soprattutto in ambito scolastico, capita che si tiri la zappa sui piedi, in questi casi qual’è l’atteggiamento da assumere,l’approcio da prendere, come faccio a trarre il meglio da una così indipendente, austera,anarchica testolina? Grazie in anticipo.

  40. …psicoterapia sistemica ! sorry

  41. P.S.
    Il post a cui faccio riferimento titola “Dal lettino di Freud alla psicologia sistemica” dalla sezione PAROLA DI PSICOTERAPEUTA.

  42. L’IMPORTANZA DI UN BRAVO ELETTRICISTA!

    “Se prima non si regola l’esatto voltaggio di un circuito elettrico prima o poi le lampadine bruceranno” scrive nel suo post del 31/01 Gigi Cortesi.

    Spiega che prima dell’individuo è malato il sistema, cioè la famiglia e più precisamente la disfunzione delle relazioni che la formano.
    Ma così come per la sicurezza di impianti domestici,pur con tutti gli imponderabili ed inevitabili imprevisti,non sarebbe allora auspicabile un protocollo preventivo di ” messa a norma” del sistema familiare?
    Anche alla luce di tante cronache di tragedie familiari, quante di queste sono state “annunciate” e quindi evitabili?
    A maggior ragione e importanza( alla folgorazione delle lampadine c’è sempre rimedio, a quella degli individui e delle loro anime un po’ meno), non occorrerebbe in questo ambito e fin da subito, così come quando si costruisce una casa e il suo “impianto elettrico”,

    UN ONESTO E COMPETENTE ELETTRICISTA ?

  43. buongiorno,è sempre un piacere aprire la porta ( o meglio “windows “) e nonostante la pioggia trovare bellissimi raggi di sole che scaldano il cuore ! la mattinata libera mi consente di crogiolarmi ancora un po’in questo tepore quindi saluto,perche’ voglio leggere tutto ! un’abbraccio

  44. buongiorno sig. gigi. Dopo tanto tempo ho avuto il piacere di entrare nel suo mondo web.
    Sono meravigliato dal vedere quanta gente comunica con lei.
    Qui a Mantova fa molto freddo ed io e una certa persona che lei conosce bene la stiamo aspettando
    insieme alla sua stupenda moglie.

  45. che bello, Gigi tanto presente sempre nel mio cuore, ritrovarti nell’etere qui. sei stato sei mio padre più di mio padre, voce che mi sussurra ogni giorno tenerezza di padre. ti devo la mia vita nuova, per cui ora posso amare
    amalia colombo

  46. Buongiorno Cortesi, sono anch’io felice del ritorno di questa pagina, grazie di averla riaperta, mando un sincero augurio di buone feste a tutti. Simona

  47. Sono felice che attraverso Laura e la sua amica dal lieve nome lunare possa entrare in questo blog la voce alta di Alda Merini, amica di un mio caro grande amico. Che mondo bello un mondo in cui i silenzi diventino il canto della pietas che dando senso e pace al passato torna a spalancare il futuro! Grazie, Laura. Con Rosi ricambio a Laura e a tutti l’augurio e l’abbraccio.

  48. Una cara amica, delicata e lieve come il suo nome lunare mi ha inviato ora questa poesia quale augurio per il Nuovo Anno e certo non se ne avrà a male se la giro con tanto affetto a tutti quelli che qui si ritrovano ad “ascoltare,intuire,amare”comme si augura il nostro caro dottor Cortesi a cui va, insieme a Rosi, un forte abbraccio e l’augurio più sentito !

    “Sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
    il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
    come una trappola da sacrificio,
    è quindi venuto il momento di cantare
    una esequie al passato”

    Alda Merini da ” La terra santa”

  49. Chissà quanto è vero il mio nome vero.
    Mi piace perchè so che viene dall’amore per la poesia.
    Ancora non so se è uno pseudo…cerco ancora il mio.
    All’approssimarsi del solstizio d’inverno,
    auguri luminosi a tutti!
    Laura?

  50. Rimetto di nuovo nel blog la pagina “Le vostre lettere”, perché a molti lettori manca parecchio; tantissimi mi invitano a riproporla. Mi piacerebbe che fosse caratterizzata dal profondo rispetto degli uni verso gli altri. Ciascuno di noi viene da storie e da esperienze spesso difficili, talora con ferite profonde e dolorose. Qualcuno ha superato oceani sterminati e superato ostacoli che parevano insuperabili. Sarei felice se tutti noi potessimo e sapessimo ascoltare, intuire, amare quanto magari non si dice, ma si lascia intuire, confidando nella sensibilità e affidandosi alla umanità di chi scrive e legge le lettere. Conosco molti tra coloro che qui scrivono; sono felice e orgoglioso di averli incontrati; so quanto bella sia la loro anima e quanto vera, autentica, incredibile sia la loro ricerca della felicità, il loro amore per la vita, la loro voglia di esistere.
    Colgo l’occasione, per augurare a tutti, uno per uno, i più cari auguri di buon Natale, con un abbraccio fraterno e riconoscente.
    Vi voglio bene.
    Grazie per tutto quello che dite, pensate, fate, cercate, amate.
    Vostro
    Gigi Cortesi

  51. Cara Laura, sei libera di firmarti con tutti i nomignoli che desideri, ma sta di fatto che ti presenti a noi anche con il tuo vero nome.

    Caro Gigi, a prescindere dalla spiegazione che mi ha dato nel suo post, che nell’essenza condivido a pieno, penso sia giusto che io abbia scritto quel “ps”; come propongo ad Antigone una soluzione sul problema amicizia, sarò pur libera di proporle quello che è il mio pensiero in merito alla modalità di presentazione!!!
    Forse il mio “ps” può essere mal interpretato, come se io volessi fare la saputella e punzecchiarla, ma non è altro che un consiglio quello che le ho dato, nel massimo rispetto prima dei miei pensieri, poi di Antigone stessa, ringraziandola, abbracciandola ed augurandoci il meglio.
    Ora che Antigone ha motivato la sua scelta mi ha dato la giusta risposta, non dico altro.

    Cara Antigone, il nome Daniela è molto più vero, più mio e rispecchia molto di più la mia persona oggi, dopo un lungo lavoro su me stessa, di quanto poteva esserlo quando i miei me lo diedero alla nascita o per tutti gli anni passati prima della mia terapia.

    Daniela

  52. Mi piacciono moltissimo gli pseudo scelti “e non buttati li'”.
    In effetti, lo pseudonimo protegge sé stessi (celando il nome ufficiale) ma anche gli altri(la storia umana di un individuo appartiene all’individuo e non a tutti coloro che conoscono il nome legale di tale persona). Personalmente, lo pseudonimo mi permette di parlare essendo me stessa fino in fondo, senza nuocere ad altri, e senza essere “anonima”, quindi, per me e’ leale avere scelto questa identità per esprimermi.

    ..Sono nata almeno due volte, e a volte vorrei ancora rinascere. Il mio pseudo attuale mi corrisponde totalmente e nell’enigma che pone, e’ effettivamente una parte di me(Credo che mi si conosca di piu’ con lo pseudo che con il mio nome, che fra l’altro, non ho scelto).
    In uno pseudo, quanta vita psichica!

    Spero che gli amici di viaggio in questo sito mi capiranno. Se ci sarà la comprensione reciproca saremo , e lo spero, diventati amici.
    Per continuare con il tema dell’amicizia, penso che i malintesi a volte ne siano parte integrante e occasione di crescita!

    Daniela il tuo “Daniela” non e’ uno pseudo? Chi lo sa!?(sfondo filosofico della domanda)
    Un saluto e un ringraziamento a tutti, anche a Marcovalda!

    (Grazie al Prof. Cortesi per l’evitamento delle incomprensioni. Apprezzo molto la serietà etica nel condurre il sito.
    Ritornero’!
    Antigone

  53. Commentino veloce e leggero (propongo anche “la leggerezza” come tema) sugli pseudonimi : cara Daniela, perchè invece non ce ne scegliamo uno al giorno a seconda dell’umore e delle circostanze? Può rivelarsi un’ottimo aiuto ed un divertente esercizio di “mobilità” .
    Io oggi,in questa città soffocante di traffico e smog,mi sento proprio una contadina inurbata come Marcovaldo di Calvino e mi piace quindi firmarmi, la vostra
    Marcovalda

  54. Bell’Antigone! Grazie per il sasso che hai tirato nello stagno e che ci permette di godere di osservazioni tanto profonde.
    Il dott.Cortesi dice che di fronte al nome Antigone “si aprono richiami e vertici di complessità” e tu stessa infatti parli di “approfondire”. Penso che quando si adotti come abito mentale l’approfondimento, nel senso di capire l’altrui e il nostro agire diamo comunque un senso alla nostra vita, così effimera e così unica, nell’immenso agire di quell’universo immenso che ci contiene. Credo che in questa maniera ogni incontro sia esso di amore, di conoscenza, di amicizia arricchisca veramente il patrimonio umano personalissimo di ciascuno di noi.
    Un abbraccio.

  55. Di rado intervengo in questa pagina. Mi pare però doverosa una osservazione riguardo al P.S. di Daniela nei confronti di Antigone. L’uso di uno pseudonimo non significa necessariamete mancanza di lealtà. Può essere timore o tremore rispettoso per la propria vicenda o sofferenza, talora all’interno di un cammino tanto difficile quanto complesso e coraggioso. Darsi un nome nuovo può essere anche un modo per identificare sè stessi, per prendere in mano la propria vita, per dirsi e rivelarsi. In particolare, di fronte al nome di Antigone si aprono richiami e vertici di complessità, che vanno rispettati. Antigone è una dei quattro figli di Edipo e Giocasta; lei, a differenza della sorella Ismene, decide che sulla legge che le vieta di seppellire il fratello prevale la pietas religiosa e umanissima di dare al fratello – con la sepoltura – un senso che va oltre la vita mortale e le logiche degli stati e delle istituzioni; per questa sua azione Antigone pagherà con la vità, sarà condannata a morire sepolta viva. Di questo dramma di Antigone parla stupendamente Sofocle nella omonima tragedia, toccando abissi di poesia e umanità travolgenti e insuperati. Ma c’è un altro dramma di Antigone sul quale si sofferma con la solita sua straordinaria poetica acutezza Euripide nelle Fenicie: per seguire il padre Edipo, cieco e smarrito dopo la coscienza dell’incesto, Antigone sacfica la propria vita di sposa e di madre (l’etimologia di “Antigone” e “contrapposta alla generazione”). Lo stesso Eschilo parla con devozione di questa donna nei Sette a Tebe. Dunque, se una creatura si dà nome di Antigone, va rispettata, ammirata, amata in pienezza di umanità e sim-patia.

  56. Cara Antigone,
    il tema che proponi mi è particolarmente caro. Sono spesso in combutta con le mie amicizie, e di tanto in tanto abbandono qualcuno per strada. Mi rendo conto che le mie scelte di vita mi stanno facendo cresce giorno per giorno, mentre le mie amicizie restano ancorate ai loro vecchi credo, ai loro vecchi obbiettivi restando così immobili nel tempo non mettendosi mai in discussione.
    Piuttosto che fare continuamente passi indietro io, per andare loro incontro, spesso preferisco rimanere sola. Certo è che soli non si può vivere, ed una persona che come me ama la gente, il movimento, il colloquio, le discussioni, i confronti si trova a volte a scendere a compromessi pur di avere qualcuno con cui fare tutto questo. Purtroppo troppo spesso mi trovo delusa, e così chiudo le porte e ne cerco di nuove da aprire, ma ahimé com’è difficile trovare porte da aprire!!!
    Non nego che chiudere i rapporti mi costi fatica e mi dia tormento per lungo tempo, ma che fare? Va bene che dopo un po’ lo zoppo impara a camminare, ma visto che zoppa non sono perché azzopparmi per gli altri? Non ho più voglia di quelle serate barbose dove tutti si lagnano dei loro mali, parlano male dei loro mariti/mogli, si lamentano dei figli ingestibili, raccontano per filo e per segno tutte le telenovela e i vari reality televisivi; di quelle serate dove se ci sei ti fanno il sorrisino se non ci sei trovano qualcosa da ridire su di te, o comunque lo pensano; di quei momenti dove ti incontri e ti rendi conto che nulla ti lega a quella gente … e non sai perché sei li, poi ti dici “sarò l’unica a sentirmi spaesata”, ma ti accorgi che nemmeno loro tra loro sono realmente legati e sono li solo perché ogni tanto, visto che si è amici, ci si deve pur vedere! sai quegli incontri di rappresentanza da mantenere con una certa regolarità? (perché se ti fai vedere sei amica, se non ti fai mai viva non sei un’amica – già bello che non fanno la raccolta punti, un punto ad ogni incontro e poi, a fine anno, si fa la conta e si vince il titolo di “Miglior amica”).
    A prescindere dagli incontri barbosi, un altro modo di valutazione delle amicizie avviene “quando hai bisogno di una aiuto”. Non ho ancora capito perché io sono sempre quella per cui tutti se ne fregano (qui il nostro carissimo Gigi dovrà darmi presto risposta). Ultima che mi è capitata: ho mandato una mail alle mie varie amicizie chiedendo un aiuto preciso, formularmi una domanda in merito ad una determinata questione. Dopo una settimana NON avendo ancora ricevuto UNA risposta; ho rispedito un’ulteriore mail, con tono molto risentito, ringraziando per l’indifferenza ed anticipando che sarebbero stati ripagati con la stessa moneta. A questa seconda mail, secondo te, mi hanno risposto in molti? Solo quattro, che fare? Piazza pulita!!
    Vado ad un matrimonio e mi accorgo che l’unico fidanzato a non essere stato invitato è il mio, ma come posso ritenere amica una persona che fa una cosa simile?????

    Non riesco più a chiudere gli occhi nei confronti dell’amicizia, non riesco a riempire la mia solitudine con gente che mi usa solo per compensare la sua, con gente che non ha obbiettivi nella vita, che non si mette in discussione, con gente che non si è mai chiesta cosa sia l’amicizia e poi chiama tutti amici.
    Non mi piace nemmeno dire “meglio soli che mal accompagnati” perché l’uomo non è fatto per stare solo, è così bello condividere qualcosa con gli altri!

    Propongo una soluzione, valutala e poi commenta: intorno a noi c’è gente come noi! Quindi sono io per prima a dovermi impegnare per essere una persona interessante e bella, così facendo attrarrò gente simile a me… Siamo sempre noi che dobbiamo fare il primo passo, anche se, come sempre, fare dei passi costa caro!! Ciò vuol dire lavorare su noi stessi e non accettare compromessi ma essere chiari e determinati negli obbiettivi.

    Un abbraccio Antigone, auguriamoci il meglio!!!

    Daniela

    Ps. La lealtà e sincerità iniziano quando ci presentiamo; perché non cominci presentandoti con il tuo vero nome?

  57. Propongo il tema del’AMICIZIA, che in alcuni periodi di vita e’ per me occasione di assaporare la vita, quando la vita sembra troppo dura.
    Chi vuole dare risposte?
    E poi, mi piacerebbe approfondire, in termini psicologici, la differrenza dell’amicizia fra due donne e fra uomini.
    E ancora,l’eterna domanda, se l’amicizia fra uomo e donna esiste.
    Cos é’ l’amicizia? Un bisogno, un’illusione, un’oportunismo volontario e reciproco? L’amicizia vera dura in eterno?Le amicizie che finiscono non lo sono mai state?
    Grazie

  58. Dedicata a tutti gli uomini che vogliano come Neruda stare

    “CON LEI”

    Com’è duro questo tempo, attendimi:
    viviamolo con desiderio.
    Dammi la tua piccola mano:
    saliamo e soffriamo,
    sentiamo e saltiamo.

    Siamo di nuovo la coppia
    che visse in luoghi irsuti,
    in nidi impervi di roccia.
    Com’è lungo questo rempo, attendimi
    con una cesta, con la pala,
    con le scarpe e la tua biancheria.

    Ora abbiam bisogno di noi
    non solo per i garofani,
    non solo per cercar miele:
    abbiam bisogno delle nostre mani
    per lavare e accendere il fuoco,
    e che osi il tempo duro
    sfidare l’infinito
    di quattro mani e quattro occhi.

  59. Impariamo la preghiera?
    NON VENGO A PREGARE
    Madre di Gesù Cristo, io non vengo a pregare.
    Non ho nulla da offrire e nulla da domandare.

    Vengo, Madre, soltanto per guardarti,
    per guardarti e piangere di gioia,
    per sapere che io sono tuo figlio e che tu sei qui.
    Un istante solo, mentre tutto si arresta.
    Essere insieme con te, Maria, qui, dove sei tu.
    Non dir nulla e cantare,
    solo perchè il cuore è troppo pieno.

    Perchè tu sei bella, sei immacolata,
    la donna finalmente restituita alla grazia,
    la creatura nella sua prima felicità,
    nel mattino del suo originale splendore,
    ineffabilmente intatta.

    Perchè sei la Madre di Gesù Cristo,
    che è la verità fra le tue braccia,
    la sola speranza e il solo frutto.

    Perchè tu sei la donna,
    l’Eden dell’antica tenerezza dimenticata;
    il cui sguardo va diritto al cuore
    e fa sgorgare le lacrime accumulate.

    Semplicemente perchè tu esisti,
    Madre di Gesù Cristo, sii ringraziata.

    (Paul Claudel)

  60. Bè Vincenzo, il primo passo l’hai fatto…dichiarandolo!
    E i passi si fanno con le gambe mi pare. Si esce,si cammina. Nella vita.Quella che ci sta accanto e di cui forse non ci accorgiamo,e quella corale e complessa dell’epoca che volenti o nolenti ci vede qua. Forse guardando e pensando un po’ meno a noi stessi e semplicemente alzando lo sguardo sopra la botte?
    Facciamoci gli auguri e intanto leviamo quei condizionali e mattiamoci un bel VOGLIO!
    Ciao

  61. UNA ROSA PER ROSA

    Sempre ci accoglie con modi CORTESI,ROSY.
    Per ringraziarla della dolcezza che sa donarci ( anche quella squisita sottovetro…), una delle più belle e lievi poesie di Emily Dickinson. Quasi un mantra personalissimo da utilizzare Q.B. :

    A sepal, petal,and a thorn
    Upon a common summer’s morn-
    A flask of Dew – a Bee or two-
    A Breeze – a caper in the trees –
    And I’m a Rose!

    Un sepalo ed un petalo e una spina
    In un comune mattino d’estate,
    Un fiasco di rugiada, un’ape o due,
    Una brezza,
    Un frullo in mezzo agli alberi –
    Ed io sono una ROSA!

  62. CIAO LAURA SONO VINCENZO.
    SONO D’ACCORDO CON TE’,IO VORREI SMETTERLA DI RACCONTARE LA MIA VITA,VORREI SEMPLICEMENTE VIVERLA.CIAO

  63. Dimenticavo: psicoterapista e psicoterapeuta sono usati come sinonimi.
    Gigi Cortesi

  64. Risposta a Miriam: il post che chiedi c’è già. Vedi ” Psicologo, psicoterapeuta, psichiatra ” ( https://gigicortesi.wordpress.com/parola-di-terapeuta/psicologo-psicoterapeuta-psichiatra/ ) come sottoarticolo della rubrica ” Parola di terapeuta “. Apprfitto per ringraziare e salutare te e tutti gli amici di questa pagina.
    Gigi Cortesi

  65. Che bello essere i pesci di questo mare mutevole del blog : gettare ami, pescare, essere pescati! Con ami che indolori poi, anzi benefici.
    Caro pesce Giancarlo, non è che noi donne difettiamo di razionalità, anzi penso proprio il contrario. Che siano la razionalità,la nostra intelligenza emotiva che ci permettono di percorrere più agilmente cammini di sopravvivenza e salvezza.

    Grazie per i complimenti, fanno sempre bene!
    Quindi li rigiro a voi che li meritate proprio e a tutti quelli che qui accozzano!

  66. Che bello questo blog. Però posso farti una domanda? Non riesco proprio a capire le differenze tra psicologo, psicoterapista, psicoterapeuta, psichiatra,… e soprattutto come può una persona capire a quale specialista è meglio affidarsi? è troppo se ti dico che mi interesserebbe molto leggere un tuo post su questo argomento? 😉
    Ti faccio ancora i miei complimenti.
    Buona giornata.
    Miriam.

  67. Ti ho appena smentito, Laura. Tra i fardelli che ci portiamo appresso noi uomini c’è la razionalità che a volte frena l’elasticità mentale o la voglia di mettersi in discussione. Complimenti per i tuoi commenti: lucidi. A me e Michela sono piaciuti molto.

  68. verso i tre anni d’età la nostra bambina cominciò a balbettare sempre più. Ci siamo entrambi soffermati ad ascoltarla attentamente guardandola negli occhi portandoci alla sua stessa altezza e sospendendo qualsiasi attività stessimo facendo. Smise di farlo in due o tre giorni. Carissimo Gigi, puoi scrivere qualcosa a proposito? Conosco un bravissimo ragazzo con questo problema molto marcato che lo condiziona parecchio. Quali profonde origini ha questo ” problema ” dato che è visto proprio solo come un problema fisico? Grazie e ciao

  69. Che belle le donne! Che spesso nemmeno si accorgono di esserlo, anzi si ammantano di “paura”, a coprirsi ancor di più…
    Saluto affettuoso a Bambou ( per aver adottato subito il mio suggerimento beneaugurale) e a tutte le altre.
    Pochi uomini in questo blog. Che siano quasi tutti bottai?

    “Griffy il bottaio”
    Il bottaio deve intendersi di tinozze.
    Ma io imparai a conoscere anche la vita.
    E voi che oziate intorno a queste tombe
    credete di conoscere la vita.
    Credete che il vostro occhio abbracci un ampio orizzonte,forse,
    in verità non fate che guardare l’interno della vostra tinozza
    Non vi potete sollevare fino all’orlo
    e vedere il mondo esterno delle cose,
    e allo stesso tempo veder voi stessi.
    Siete sommersi nella tinozza di voi stessi-
    tabù, regole, apparenze,
    sono le doghe della vostra tinozza.
    Rompete e dissipate l’incantesimo
    di credere che la tinozza sia la vita!
    E che voi conosciate la vita!

    (E.L.Masters “Antologia di Spoon River”. Da cui Fabrizio De Andrè trasse il bellissimo album ” Non al denaro, non all’amore nè al cielo”)

  70. Leggendo questa pagina provo l’emozione che si ha quando ricevi u na lettera da amici che non vedi da tanto tempo .Grazie a GIGI le persone di questa pagina le considero mie amiche e sono felicissima Gabriella

  71. Grazie sia a Michela che a Laura!

  72. Ho preso oggi “Famiglia Cristiana” e mi sono letta subito tutta la pagina 143!
    Spero che l’articolo permetta a tanti di arrivare a questo blog!
    Molti concetti sono duri da digerire (e il giornalista parla di “lettura cruda”)ma è importante che chi è disposto a mettersi in gioco possa trovare delle indicazioni.
    Buona vita al blog!!!
    Paola

  73. Grazie Laura per la tua risposta. Anche nei miei momenti bui la libreria è stata “di compagnia” e tutt’ora è il mio giardino segreto.

    E’ bello leggervi!

  74. Buongiorno dott.Cortesi, sono una studente di Psicologia clinica e sono arrivata al suo sito per caso…sono rimasta davvero colpita. Vorrei chiederle un consiglio: tra qualche mese devo iniziare il tirocinio della laurea specialistica e mi piacerebbe svolgerlo nell’ambito dei disturbi depressivi, posso gentilmente chiederle qualche indicazione a tal proposito. La ringrazio. Cordiali Saluti. Linda

  75. Buon giorno Gigi,finalmente sono riuscita ad entrare nel suo sito e devo ammettere che non avevo dubbi su quanta gente le vuole bene.Spero tanto di poterla al più presto incontrare di nuovo perchè anche un suo sguardo misterioso ed il suo sorriso, mi fà tornare a casa felice e serena…Un abbraccio forte occhiacci assassini.

  76. Grazie, “Michela”.

  77. O svegliarsi da questo limbo di intontimento cominciando ad eliminare le situazioni anestetiche che fino ad oggi lo stavano
    conducendo in un meccanismo di autodistuzione(il suo ruolo è il kamikaze della coppia)
    Decide ora se continuare a disprezzarsi/re odiarsi/re lasciarsi morire ed uccidere, oppure amarsi e riprendersi la vita, di certo arrivati fino a qui la prima ipotesi sarebbe la più facile da attuare.
    Per fortuna che a volte dentro di noi ,negli bissi più profondi,”qualcosa” di sepolto ESISTE, esce si fà sentire…,l’amore …. anche se è
    un piccolo ricordo e lontano lui lo ha assaporato, ora rievoca quel gusto dolce che prima era intollerabile concedersi e proprio per questo era stato archiviato per bene e chissà dove.Ma il cervello è una “macchina perfetta”, registra tutto e nulla dimentica o cancella, (per fotuna! e lo dico in riferimento alle cose che paiono le più brutte,quelle che si dice:”meglio dimenticare”.
    Ed ora che, con volontà e coraggio, la rotta è stata invertita la voglia, di conoscere,godere,accrescere,di e con questo nuovo sentimento, è forte, più forte della paura, più attraente della noiosa comodità.In questo momento decide di
    REstare veramente e tanto,a pensare ad ascoltarsi,sentire davvero, come gli piaceva fare dentro la pancia: lì è stato accolto per la prima volta, coccolato nel silenzio, lì ha potuto sentire davvero tutto il suo ESSERE he REstava ad ascoltarsi circondato dal calore ovattato e morbido dell’utero materno.
    Ora ha il coraggio di riconoscersi nel suo passato, comincia a sorridere a volere ad andare (non più bloccato a stare,per non sentire,ricordare)muoversi,vedere orizzonti aperti,vivere da protagonista,quanto ha da fare,da scoprire,da provare?Prova subito sensazioni di infinito e libertà.
    El’altro? Spiazzato si trova in un primo momento, ma ben presto inevitabilmente sarà coinvolto in una sensazione di godimento,condivisione,voglia di fare/muoversi per poi reincontrarsi.Il rapporto diventa fertile terreno di crescita, arricchimento,sorpresa,stupore,godimento,condivisione e nel tempo rafforza inevitabilmente il singolo:aggiunge,conferma, arricchisce,colora,appaga,ricarica,fà finalmente assaporare il presente(non proietta più nel passato o anestitizza la mente occupata nell’ossessiva organizzazione del futuro) fà VIVERE non più SOPRAVVIVERE.
    Quando reinconta l’altro si riposain una dolce pausa, si ricarica, si coccola,insieme si regalano momenti,prima sguardi poi gesti, poi nel contatto fino nelle viscere per donare tutto all’altro con fiducia,compiacimento, in attesa di una nuova prorompenteed irresistibile voglia di scambiarsi idee,pensieri,di fare insieme,costruire, crescere….qui avvertono una sensazione di libertà assoluta di pensiero,movimento,azione,contatto, se la concedono, la usano come antidoto alle “CADUTE”;i dubbi le incertezze diventano curiosa novità da sviscerare, valutare,esaminare,diventano DECISIONI. Non è più un rapporto costruito,indotto,provocato,pieno di compromessi,dotato di una fragile gabbia di vetro necessaria per sentirsi protetti ed al sicuro da loro stessi( in prigione con il nemico!)
    Ora esiste un vero rapporto d’amore sincero, ora è vita,è coppia.
    Credo che:
    “Il miglior modo per far restare/tornare ciò che amiamo è lasciarlo andare”

    “Per imparare a correre bisogna prima aver assaporato minuziosamente il piacere di REstare fermi”

  78. Nell’aforisma trovo spesso dei contrari che iverosibilmente proprio lì trovano il contesto adatto e le condizioni giuste per stare benissimo vicini. Se separati sono solo due parole opposte/contrarie, stupisce invece come lì riescano ad esprimere/sfoderare tutto il loro universo di doppisensi ed interpretazione, a sposarsi con naturale originalità.
    Come in una coppia, sembra un pò la storia di due persone che si incontrano pensando di essere opposte/inadatte per stare vicine….
    Arrivati ad un certo punto nelle loro vita, ai due singoli che ritenevano essere diversissimi/incompatibili, capita sempre più spesso di incontrarsi “casualmente” dappertutto e sempre più frequentemente, sembra quasi si cerchino e si trovino, scoprono ben presto di avere qualcosa di simile cue le accomuna che li riconferma,magari solo una cosa, ma quella importantissima quella alla quale nessuno dei due potrebbe rinunciare/cambiare quella che nessuno dei due vorrebbe dirigere ma lasciar fluire: uno stato profondo dell’essere qualcosa di un valore inequiparabile, di così indispensabile da divenire irrinunciabile, un codice morale da non “tradire” per riconoscersi, un’emozione mai negoziabile, un pensiero in cui credere e mai rinnegabile, un piacere da condividere, una ricerca di nuovo….. cosa di tutto ciò? Quante e svariate possono essere le cose che avvicinano due persone, credo infinite!
    Dicerto è qualcosa di forte/fortissimo,proprio perchè tale nei rapporti COSTRUITI/INDOTTI diventa meccanismo di dipendenza, quando si riduce solo al bisogno più o meno incoscio di avere l’altro vicino in ogni momento , o meglio presente in modo sempre più insistente nel tempo . ma per fare cosa? Spesso e poco dopo questa vicinanza arreca forti sensazioni di inadeguatezza, fastidio, per paradosso l’altro diventa soggetto ligio nel soddisfare le aspettative della parte richiedente, non riescono a godere della vicinanza, si sentono ben presto diversi, il richiedente diventa schiavo del meccanismo che lui stesso ha generato, si sente spettatore, avverte una sensazione di trascinamento all’indietro, ma da cosa, da chi? Non lo capisce di sicuro subito, e forse mai, se deciderà che il suo scopo di costruirsi una tale situazione per “coccolarvisi” a vita.Entrambi si sentono derubati,privati,non trovano le conferme che pensavano di ridurre in un gesto fisico, quello
    di STARE LI,STARE FERMI, STARE COSI, come se muovendosi qualcosa potrebbe rompersi/esplodere. Presto si sentono spenti, grigi,di umore sempre più nero,assenti,quando incontrano l’altro avvertono inaspettatamente una sensazione di “scaricamento pile”.Da questo gradino in poi solo lui,il richiedente potrà decidere se assecondare la sua condizione trovando quotidiana conferma per SOPRAvvivere a vita

  79. Carissimo Gigi, oggi festa di S.Giovanni Crisostomo (Bocca d’Oro)che fu patriarca di Costantinopoli e resse la Cattedrale di S.Sofia ( ex cattedrale Hagia Sophia -Chiesa della Divina Sapienza).
    Osiamo accomunarti a Lui per il medesimo “culto ” della parola.
    “Ciò che veramente ami rimane, il resto è scorie…”
    Salutimo te, Rosy e c. con caloroso abbraccio.

  80. LE DONNE NON SARANNO PIU’ SOLE QUANDO NON AVRANNO PIU’ PAURA DELLA SOLITUDINE.

    LE DONNE NON AVRANNO PIU’PAURA QUANDO IMPARERANNO A “STAR SOLE”.

  81. La comunicazione è l’antidoto più potente contro la solitudine.
    E quale comunicazione più vasta e proficua della letteratura per iniziare?
    Nei momenti più bui catapultarmi – fuori- in una libreria mi è servito.Non ero più sola, milioni di uomini e donne erano lì con me sugli scaffali pronti a parlarmi se volevo ascoltarli.
    Anche Michela del resto dice che la cosa più bella è avere imparato il “potere” delle parole che le hanno salvato la vita.
    Le parole che sono lo strumento insuperabile della comunicazione.Comunicazione tra persone lontane nello spazio e nel tempo dice Galileo:
    “Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona,benchè distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni?e con quale facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta.”

    ACCOZZARE , ACCOZZARE, ACCOZZARE !
    E cominciamo ad usare anche gli altri sensi, Cipressetti carissima.Oltre al vedere( e preferisco guardare)che ti lascia sempre al di quà dello steccato che ci imponiamo,forse
    dovremmo saltarlo ed ascoltare,annusare, toccare,assaporare.

  82. Cara/o Cipressetti (preferirei chiamarti meno cimiterialmente Bambou-che mi piace di più…ed è più forte e festoso dello statico cipresso),

    LE DONNE NON SI SENTIRANNO PIU’ SOLE QUANDO TRASFORMERANNO LA SOLITUDINE IN UNA RISORSA.

    E ciò vale per tutti, come reclama Anonimo, senza distinzione di genere.

  83. Buongiorno Cortesi, sto leggendo qua e là gli articoli che non avevo ancora letto, e ancora prima di terminare la ringrazio per le emozioni che essi evocano, per la commozione che mi suscitano. Come ho letto in qualche altro commento, è come se lei mandasse una carezza: mi affaccio e mi riconosco nella sua parola che avverto altrettanto emozionata e commossa.

  84. IERI HO VISTO GLI OCCHI DELLA SOLITUDINE… ERANO OCCHI DI DONNA SOLA INDIFESA E TERRORIZZATA… AGGIUNGO ALLA DOMANDA “SE MAI LE DONNE SMETTERANNO DI AVER PAURA” ” QUANDO LE DONNE NON SI SENTIRANNO PIù SOLE?”
    GRAZIE

  85. ho letto la sua riflessione sulle strade e mi trova pienamente d’accordo… come sempre è un piacere leggere i suoi scritti..
    un abbraccio a tutti e un saluto festoso a lei dott..

  86. Maneggio del Conero.Sta per piovere. Le mosche sono rabbiose…
    Una roba un po’ lontana da mia nonna e dalle patate:
    “Les gens heureuses n’ont pas d’histoire. C’est dans le désarroi,la tristesse,quand on se sent brisé ou dépossédé de soi -meme qu’on éprouve le besoin de se raconter.”(Simone De Beauvoire – La femme rompue)
    Scendendo da queste vette e tornando qui in terra – che è bassa ( e piena di patate)-chiedo scusa a Simone, ma io voglio tanto essere felice e vivere la vita senza più la necessità di raccontarla…
    Bisous

  87. A me , invece, piace molto lo sfondo nero.
    E’ “cinematografico”, magnetico, ti introduce…
    Leggo e intuisco contorti percorsi di sofferenza che ben conosco.
    La memoria della semplice saggezza contadina di mia nonna spesso mi ha aiutata.
    …se andassimo tutti a cavar patate ogni tanto?
    Un sorriso a tutti,
    laura

  88. “Nessuno ha mai detto bravo a quel figlio. Nessuno l’ha mai abbracciato veramente…
    …Quando si fugge, non importa la meta, importa solo la velocità. Solo se si è veloci, ci si illude che nessuno ci tenga, che nessuno ci usi, che nessuno dica di pensare a noi senza mai, mai, mai averci amato.”
    Ho scelto queste due frasi, ma potrei prenderne tante altre, in tante altre pagine di questo sito.
    Accendono dentro di me una domanda confusa, sempre la stessa: “Perché ????”
    Un figlio non amato ha un padre che non sa amare e che è stato probabilmente a sua volta figlio non amato…: mi sembra di vedere una matrioska infinita con maledizione incorporata!
    Perché la libertà è così poca?
    Perché è così difficile riconoscere le catene e spezzarle?
    Perché occorre una valanga di tempo per fare un piccolissimo cambiamento?
    Cosa deve scattare per poter cambiare davvero le carte e non soltanto illudersi di farlo?
    Il cambiamento vero mi sembra una strada solo per pochi eletti: una sorta di illuminazione mistica, chi la raggiunge è illuminato ma non può insegnare ad altri con un bell’algoritmo chiaro e sicuro come ci è arrivato.
    Perché???

    Grazie dell’attenzione
    Paola

  89. Riviera del Conero,finalmente un computer!Immersione nel mondo demi-uruguayo dei miei figli.
    Ascolto Juan Manuel Serrat “…la mujer que jo quiero no necesita
    banarse cada dìa en agua bendita”
    Cari saluti
    Laura

  90. Un caro saluto da Tehran

    Gigi Cortesi si puo` leggere anche qui 🙂

    A presto

    Paola

  91. Caro Dottore,
    quante cose intelligenti e di buon senso che scrive. Non sono sempre d’accordo con tutto cio’ che Lei sostiene ma, se non altro, e’ un impulso alla riflessione e al miglioramento di se stessi.
    La leggo molto volentieri, pertanto La invito a continuare ad aiutarci con il Suo lavoro.

    Andrea

    p.s. I suoi scritti sono protetti dal Diritto d’autore; il copyright lasciamolo agli anglosassoni 😉

  92. Sono in Iran,a Shiraz,la “citta del sapere” (sto usando una tastiera con i caratteri farsi e non trovo l accento).
    Voglio inviare un saluto da qui al mio poeta preferito perche questa e considerata la citta dei poeti 🙂
    Sono al pc con un bel velo nero in testa, maniche lunghe e gonna lunga…e fuori c e un sole davvero micidiale.
    A parte il doversi ricordare di coprire la testa,mi trovo bene, le persone sono accoglienti e gentili.
    Buona estate e a presto!
    Paola

  93. Grazie per le nuove pagine, sono molto interessanti e soprattutto chiare!

  94. Caro Gigi,
    “Dalla parte della donna” sembra proprio scritto per me, donna così priva di autostima da rincorrere sempre nel passato “uomini prime donne “con la conseguenza di autocondannarsi “scema” e quindi percorrere la spirale distruttiva della disistima.
    Tanto io cacciavo questi, o simili, uomini tanto loro fuggivano, lungo una strada infinita che mai ripiegava fino a diventare io l’inseguita! Solo le lacrime mi inseguivano, mi travolgevano mi facevano scivolare nella solitudine dell’anima. In quelle battute di caccia avveniva che insieme a loro io fuggivo da me, uscivo da me, abbandonavo il mio vuoto, per cercare in quegli uomini il mio pieno: spostavo sul fuori da me il cibo di cui nutrirmi, il loro sé diveniva il mio me. Non potevo fermarmi, non potevo aspettare, fermarsi e aspettare era un morire, o meglio un non essere, un non esistere, il nulla!
    Mi piace usare il passato per sperare in una nuova strada, in un viaggio che sia la ripresa di quel me sorretto da arti solo abbozzati, forse ancora fermo al tempo fetale, impaurito dal buio della nascita , dal peso dell’aria!
    Sento che il viaggio sta iniziando, a quota 1700/800 l’aria è più leggera, schiaccia di meno, l’anima vede la danza dei caprioli, odora il fieno e i fiori bagnati dalla rugiada della notte, sente la voce dell’acqua che si rinnova. Riesco a volare, inspiro a pieni polmoni: l’urlo diviene canto, lode al Creatore. E’ l’alba.
    Mi piace sperare che la nuova strada possa divenire, per me e il mio compagno, il viaggio di una coppia, di un abbraccio che rigenera le “vecchie identità”.
    Mi piace sperare che sulla nuova strada possa scoprire il mio “potere di seduzione”.

    Complimenti per il sito che sto visitando.
    Un saluto affettuoso e a presto, Mara.

    Desidererei un confronto sul “potere di seduzione”.

  95. Buongiorno Gigi!
    Bello davvero il sito, non si può cambiare lo sfondo , decisamente poco “cortesiano”.
    Grazie per gli spunti di riflessione .
    A presto!

  96. Ciao Gigi, spero tutto bene. Leggo spesso il sito, talvolta anche per Paolo che mi chiede di cercare qualcosa per lui.. Ho trovato il parallelo fiabesco e medievale nella parte sulla donna un modo molto chiaro ed accessibile per spiegare i rapporti e gli equilibri tra il mondo maschile e femminile e condivido assolutamente la teoria del “tutto o niente”. A presto!

  97. Ciao Gigi! Vorrei chiederti un parere sull’impatto emotivo -considerando in tutta profondità e con tutte le cognizioni possibili il suo microcosmo- che concerne l’ingresso del bambino all’asilo nido, dai 3 mesi ai 3 anni d’età, con durata giornaliera o parziale. Può comunque questa struttura dare un’esperienza positiva, “frammentando” la simbiosi madre/figlio di questo periodo di vita? può risultare anche “invasivo”?

  98. Ciao Gigi,che piacere averti incontrato!L’emozione e una scia di ricordi mi accompagnano da qualche giorno e solo ora cerco le parole per tradurle.Mi piace l’occasione di riflettere,di scoprire nuove cose che mi regali con lo spazio che hai creato.Ti sento vicino e mi fai compagnia in maniera mai scontata.Mi piacerebbe tanto venire a trovarti uno dei prossimi giorni perchè la tua voce mi è mancata molto in questi anni e sono felice di averla ritrovata.Per ora ti mando un grosso abbraccio.A presto Adele

  99. PS : ero Giancarlo

  100. Dicesti un giorno che viviamo un rapporto con la fede troppo arcaico. Mi è rimasta la curiosità di snocciolare questa questione con te. Per l’esperienza personale, nella momentanea recisione dei rapporti coi miei familiari ed in tutti i vari passaggi traumatici dal mio bagaglio emotivo e culturale spuntava il candore buonista di Gesù tentando di farmi solo sentire in colpa, eppur sapevo ormai con certezza la veridicità delle dinamiche e l’urgenza di agire. Ho constatato, in mezzo al fango relazionale della lotta, la grande miseria affettiva, la sentivo monca, allo stato embrionale… ci sentivo tutti così incapaci di compiere il “bene” da trarre la conclusione che in quel dato momento, in cui tutti sferravano colpi, se avessi voluto percepire ancora la sua esistenza, avrei potuto riconoscerlo proprio nella rivelazione della nostra incapacità di compiere il “bene”. La scoperta dell’importanza delle dinamiche relazionali, dopo un primo momento di smarrimento, ha rafforzato in me il fascino e lo stupore nei confronti della figura di Gesù descritta nei Vangeli. Posso ritenere di avere assaporato realmente la fede proprio all’apice della sofferenza?

  101. ciao Gigi!!! che bello poterti salutare e che gioia poterti leggere!! Il tuo ricordo è vivo e bruciante e da buon investitore ho sempre sognato di poter fare un “transfert” dalla tua mente alla mia per tuffarmi in quel mare di risorse che ti caratterizza. La foto ci voleva, ci sentiamo presto. con calore ed affetto
    Giancarlo

    Finalmente la tastiera!!!
    Mi sento a casa… ogni tuo messaggio porta chiaramente in luce ciò che,spesso,la realtà bugiarda tenta di nasconderci.
    Nella faticosa quotidianità, mi da respiro e sollievo scoprire che i miei pensieri, assetati di verità,possano ritrovare conferme per rimanere integri e tali.
    Sei stato la bussola nella peggiore delle tempeste oceaniche.
    Ora sei la mia scatola di cioccolatini: una coccola ed una sorpresa ogni giorno diversa…e come tale, potresti diventare una sana dipendenza!
    Da te ho attinto tantissimo ma la cosa più bella che mi hai insegnato è il “potere” delle parole,uno strumento meravigliosamente unico: a me hanno salvato la vita, ora le voglio utilizzare al meglio per crescere la vita.
    Un abbraccio da stritolo ed un bacio con lo schiocco, Michela.

  102. Gent.mo Dott. Gigi, mille e più domande mi frullano per la testa, soprattutto in tema di rapporto madre-figlio quindi per il momento mi limito a leggere ……sperando di poterle parlare presto a quattr’occhi!! Diana

  103. Ciao dott. Gigi, mi spieghi cosa c’entra tutto questo nero con te? E poi mi aspettavo una foto di te sorridente in primo piano..così non riesco a cogliere la tua “forza”.
    Riservo altri commenti tecnici per i prossimi incontri..magari una cenetta a casa del suocero?!
    Dopo aver letto alcuni passaggi mi sono sorti dubbi allucinanti..che debba farmi psicanalizzare?
    Quante cose a cui pensare e su cui riflettere..sono figlia, moglie e persino madre in potenza..insomma, le ho proprie tutte!!
    Va beh, ora ti saluto e torno al lavoro.
    Un bacio e a presto.
    Emanuela
    (sciura nuzzo jr)

  104. Grazie!
    Ancora una volta, visitando il suo sito mi stupisco della ricchezza che c’è in lei come già mi è successo in tante altre occasioni.
    Penso che esso rappresenti un’opportunità imperdibile per chi vive una sofferenza psicologica di dare una radicale svolta al proprio disagio ma soprattutto alla propria vità.
    Rivolgo il mio pensiero a queste persone e le invito con tutto il mio affetto a compiere il primo passo, il più difficile:lasciarsi aiutare
    Grazie al professor Cortesi, che si è rivelato un grande amico oltre che esperto psicoterapeuta ho dato un senso alla mia vita. Vi lascio riflettere un attimo su questa breve ma profonda frase per darvi idea di cosa rappresenti lui per me!
    Penso che questo sito costituisca un validissimo strumento per chi per curiosità passatempo o professione voglia delle risposte semplici ma concrete a qesiti riguardanti il mondo della psicologia e della psicoterapia. Chiedo scusa se mi sono dilungato ma non ho la le qualità del “Cortesi poeta” di esprimere tanto con poche parole.
    Ancora grazie!

  105. il narcisismo del d. paranoideo fa come sempre da padrone

  106. gentile dott.gigi
    una cosa mi ha stupito,all’interno di questa immensa sofferenza
    dopo un solo istante con te’ torna la speranza e il sorriso.

  107. Ciao Gigi! Pensa che ho dovuto stampare tutto per il comune amico Paolo! (compreso il materiale sugli altri siti che mi hai dato) Ma il problema non è questo. E’ che quando ho iniziato a guardare non riuscivo a smettere di leggere e pensare.. E sarei dovuto uscire dall’ufficio molto tempo fa! A presto e grazie di tutto! (Paolo dice sempre.. grazie soprattutto di essermi amico!)

  108. Dopo 4 rappresentanti del gentil sesso doveva arrivare un post maschile al grande Gigi…..non ho molto da dirle (o dirTI?) se non che la mia riconoscenza per l’aiuto che ci dai e ci hai dato è direttamente proporzionale alla stima e l’ammirazione che ho di te. E’ sempre un piacere leggere i tuoi aforismi ed ora ti scopro anche poeta (splendida la prima, farebbe innamorare anche la donna più inarrivabile).
    Andrea

  109. Mi unisco ai complimenti delle donne qui sopra,
    è sempre tutto interessante quello che ha da dirci!!

    Grazie per il link a Spruzz
    anche io sto facendo buona promozione al suo blog 😉

    un abbraccio e a presto.
    Daniela

  110. Bella la pagina degli aforismi.
    Mi piace meno lo sfondo nero del sito.
    E’ stata un’emozione ricevere la sua posta, mi sono sentita una coccola sul viso.
    Nonostante le scelte non fatte ho perso 4 taglie e ho il sorriso nel cuore, frutto anche dell’incontro con Lei.
    L’abbraccio con tanta tenerezza.
    Anna

  111. wow! bellissimo il sito , mi piace l’idea di trovarti sempre “in linea “.
    che ne dici di mettere anche una tua foto?
    magari quella dove sei la copia (migliore) di sean connery ? un forte abbraccio da tutti noi

  112. L’indirizzo del sito ha preso posto nella cartella “preferiti” del mio pc.

    Molto belle le poesie!!!

    Mi ha fatto sorridere il criterio di ammissione: “un po’ matti”… voglio leggerci un “(almeno) un po’ matti”… così c’è più spazio 😉


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