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Preghiera per Rosi

Scritta nel 1978, quando Rosi e io perdemmo al secondo mese di gravidanza il nostro terzo figlio.

 


Le nostre dita impotenti non hanno saputo
abbracciare e tenere
questo nostro terzo figliolo.
Non abbiamo potuto sfiorargli i capelli nel sonno
e indicargli i primi passi, i progetti, i nomi, le attese.

 

Siamo stati madre e padre
anche al di qua di questa nostra vita misurata
dalla pupilla e dalla mano,
anche là dove le acque e i sospiri
non sanno ancora la luce che occupa gli sguardi,
dove la storia non è necessaria,
dove forse non esiste il dolore.

Questo nostro figliolo ora se ne sta
atemporale come un innamorarsi,
nel nome del Padre

e nel Suo gesto rinnovato di creazione,
nelle Sue braccia attente

dove ogni uomo è già e da sempre presente,
nel Suo sguardo

che discerne i sentieri sapienti del senso,
nei Suoi occhi

che sanno il volto bello della parola.

Rosi, siamo da sempre e per sempre

madre e padre di questo figlio
che forse vedremo nel giorno dell’incontro,
quando potremo abbracciare il suo corpo,
sapere la sua voce e il suo sguardo,
sentire i suoi passi, scorgere i suoi cammini
ed essere – solo allora, nell’eterno presente –

il suo passato.
Quel giorno, anche per noi
la storia avrà, come per lui, il sapore
di una promessa ricordata e vicina,
concessa senza l’ansioso desiderio e le vicende.

 

Siamo, Rosi, madre e padre

prima ancora del nome e del grido,
quando la parola è tutta in sé,
prima ancora che il sorriso sia scandito dalle sere.

.
Con questo figliolo, nel sussurro del tutto,
ci siamo affacciati di nuovo al mistero:
siamo madre e padre di un essere antico
che ci vede dopo la luce e dopo il buio assurdo,
dopo i nomi e i gesti,
là dove la carne è già fatta parola.

Come i suoi fratelli anche lui è corpo,
anche lui è vissuto nel nostro amore ostinato

e fatto di corpo e di sangue,
anche lui ha respirato il tuo corpo

di pane caldo e di casa,

anche lui l’ha trasformato come sanno fare i figli,

anche lui per corpus tuum personavit,
così che per corpus tuum habitavit in nobis.

In te lui ha intuito e respirato l’esistere,
proprio come noi, talora, nell’attimo,
intuiamo e respiriamo le epiche e gli amori.
In te ha intuito la storia e la redenzione del tempo.


Rosi, tu l’hai conosciuto
come presenza, come esserci,
nel saluto di chi giunge e già ti lascia,
e non è necessario il ritorno
per continuare a essere insieme.
E io, Rosi, continuo in te
ad amarlo e l’attendo nella tua presenza.

 

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