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Tag Archives: psicoterapia sistemica e disturbo alimentare

Incesto e dinamiche incestuose. Perché è utile una rubrica ad hoc

Vista la frequentissima, enorme e crescente richiesta sul problema dell’incesto fisico o psicologico, che sta – attraverso i motori di ricerca – caratterizzando l’accesso dei lettori a questo blog, da oggi raccolgo in una rubrica(“Incesto e dinamiche incestuose ”) gli articoli di questo sito che a vario titolo riguardano il fenomeno. Penso con ciò di facilitare il lettore e la discussione; al tempo stesso voglio evidenziare la rilevanza del fenomeno e dei problemi sottesi.

Ricordo che, come già da anni i sociologi e gli psicologi prevedevano e come con doverosa insistenza oggi sottolineano, si sta attuando sempre più il mutamento da una società caratterizzata dalla prevalenza di personalità edipiche a una società caratterizzata dalla prevalenza di personalità narcisistiche. Si è passati da problematiche proprie dell’Io e del Super-Io a problematiche riguardanti il Sé, la sua difficile attivazione, costituzione, strutturazione.

Non a caso, dunque, si stanno più che mai diffondendo i disturbi di personalità, in particolare quelli di tipo narcisistico e di tipo borderline (secondo una delle due prevalenti scuole di pensiero tutti di disturbi di personalità sono da considerarsi come aspetti di un unico disturbo, quello bordeline). I disturbi di personalità sono disturbi mentali notevoli, che hanno alla loro radice una problematica e prevaricata costituzione e strutturazione del Sé, che in maniera pervasiva condiziona in modo molto pesante la vita emotiva, affettiva, sessuale della persona, la sua possibilità e capacità relazionale in tutti gli eventi dell’esistenza, dal lavoro alla vita di coppia e di famiglia, alla modalità di affermazione professionale, sociale e politica, spesso con gravissimi danni loro e di chi abbia a che fare con loro o – cosa ancora più grave – debba dipendere da loro e dalla loro tanto abile (è tipico della loro patologia) quanto devastante capacità di manipolazione degli altri (per esempio a livello affettivo, sessuale, professionale, politico). Sono disturbi mentali che pochi clinici sanno davvero affrontare e trattare (per molti è difficile perfino la loro stessa identificazione diagnostica). A mio parere, soltanto una metodologia terapeutica che parta da un’ottica sistemica può garantire interventi efficaci e il più possibile risolutivi.

Non a caso, dunque e ancora più in profondità, il Sé sta più che mai rischiando la dissociazione psicotica e schizofrenica (quando lo scompenso psicotico esprime i cosiddetti “sintomi positivi” del delirio e della allucinazione per una durata di almeno sei mesi scatta la diagnosi di schizofrenia) o perfino la frantumazione del Sé. Ricordo un giovane ventenne: in una seduta di poco più di un’ora espresse ben 27 “voci”, segno di una drammatica frantumazione del Sé in un arcipelago di 28 frammenti (le 27 voci e il “soggetto” parlante). Anche nel caso delle psicosi (non dimentichiamo che pure l’anoressia restrittiva e quella bulimica sono processi psicotici gravi) e delle schizofrenie ritengo che soltanto una terapia su base sistemica possa essere efficace e risolutiva. Rammento al proposito che il metodo sistemico trova una delle sue ragioni d’essere e forse la prima radice della sua elaborazione nel fatto che difficilmente lo psicotico accede di propria iniziativa alla terapia, per cui solamente lavorando sul sistema familiare si può davvero accedere a lui, alla sua terapia e alla sua guarigione.

La presenza dell’incesto e delle dinamiche incestuose – che peraltro riguarda tutti i tipi di società e di cultura passate e attuali – assume in un quadro sociale come l’attuale particolare gravità e complessità, riaffermandosi in possibilità di attuazione sempre più drammatiche  pervasive e, oserei dire, epidemiche, con pericolosissime ricadute sulla vita familiare, sociale e politica. Il potere patologico di una personalità disturbata narcisisticamente o invischiata in più o meno gravi processi psicotici può essere micidiale per la sua famiglia, la sua e nostra società, il suo e nostro stato. Spesso evidenziare dinamiche di tipo incestuoso può essere doloroso riscontro, ma può anche rappresentare un prezioso segnale, di cui si farebbe bene a tenere conto.

Questo post rientra nella rubrica Da Google a qui  .

anoressia cause organiche

 

Secondo le affermazioni teoriche e cliniche della psicologia sistemica e secondo quanto mi viene confermato ogni giorno dal mio stesso lavoro clinico e dai suoi risultati, l’anoressia (per anoressia intendo qui sia l’anoressia restrittiva che l’anoressia bulimica) è dovuta non a cause organiche, bensì alla disfunzione delle relazioni del sistema familiare. Cambiando radicalmente il gioco relazionale della famiglia, in particolare quello della coppia genitoriale, l’anoressia può essere guarita non solamente a livello sintomatico (non si dimentichi che di per sé la remissione dei sintomi non equivale alla guarigione), ma anche e soprattutto a livello strutturale, cioè nelle sue radici profonde. Secondo quanto verifico nel mio quotidiano lavoro clinico, l’anoressia non ha cause organiche; semmai ha conseguenze organiche. Non è dunque l’amenorrea causa dell’anoressia; è invece l’anoressia causa dell’amenorrea. Non sono dunque la perdita o l’aumento di peso causa dell’anoressia; è invece l’anoressia causa della perdita o dell’aumento di peso. Non sono dunque il vomito o il controllo ossessivo-compulsivo dell’alimentazione causa dell’anoressia; è invece l’anoressia causa del vomito o del controllo ossessivo-compulsivo dell’alimentazione.

Solo una psicoterapia, che intervenga sul gioco relazionale della famiglia, può dunque guarire davvero l’anoressia. Certo, perché ciò avvenga, il sistema familiare e in particolare – ripeto – la coppia genitoriale devono essere disposti a cambiare e a mettersi in gioco radicalmente, affidandosi al terapeuta. Non è facile. I vecchi equilibri relazionali tendono a invischiare nelle loro logiche immutabili (il termine tecnico è omeostatiche) e a ostacolare e svalutare ogni vero cambiamento. Piuttosto che mettersi in discussione e cambiare come famiglia, come coppia e come persone, molti genitori preferiscono convincersi che le cause dell’anoressia siano organiche. In ciò sono incoraggiati da una diffusa mentalità medicalistica e organicistica, che tende a fare vedere l’anoressia come problema prevalentemente o esclusivamente medico, risolvibile soltanto attraverso il ricorso a strutture e a figure prevalentemente o esclusivamente mediche. È più facile e più deresponsabilizzante. Ma non è certo più risolutivo.

Né certo più risolutivo è il ricorso a strutture e a figure che, per intervenire sulle cause dell’anoressia, mescolino tra loro psicoterapia e terapia psicofarmacologica; interventi di questo tipo mi paiono quanto meno un pastiche epistemologico e clinico, figlio dell’incertezza e della confusione teoriche e cliniche: se si pensa davvero che la causa dell’anoressia sia organica, la psicoterapia è solo appoggio consolatorio e, per quanto riguarda la genesi del problema, del tutto inutile; al contrario, se si pensa davvero che la causa della anoressia sia psicologica o ambientale o relazionale, allora la terapia psicofarmacologica è, per quanto riguarda la genesi del problema, del tutto inutile.

Con ciò non voglio certamente sostenere che non ci debba essere collaborazione tra psicoterapeuta e medico. Se, come ho detto e penso, l’anoressia ha conseguenze organiche, allora l’apporto del medico può risultare utile: può appoggiare e sostenere il lavoro dello psicoterapeuta sistemico, attraverso il monitoraggio e il sostegno del recupero anche organico che la psicoterapia sistemica attiva, rimette in moto e struttura.

 

 

 

 

Bulimia e Anoressia come processi psicotici curabili solo con la psicoterapia sistemica

 

L’anoressia e la bulimia (si può anche, più correttamente, parlare di anoressia restrittiva e di anoressia bulimica o, più in generale, di disturbo alimentare) sono quel processo attraverso il quale una persona tende – in modo sempre più riduttivo ed esclusivo – a identificarsi con quel buco d’angoscia che caratterizza il suo Sé e che in qualche modo va controllato e/o riempito, non importa come. Soprattutto nei momenti o nelle situazioni in cui più riaffiora la presenza di questo vuoto, la persona da un lato si illude di poterlo colmare o vomitare con il cibo (ingoiato o divorato non per nutrirsi, ma, appunto, per riempirsi); d’altro lato si illude di poterlo controllare proprio attraverso il controllo del cibo. In entrambi i casi si proietta e si sposta sul rapporto conflittuale e/o dipendente con il cibo la relazione problematica, che il Sé ha con l’introietto genitoriale, a partire da quello materno (per introietto si intende la presenza non adeguatamente elaborata e interiorizzata della relazione con le figure genitoriali). Essendoci in gioco dinamiche di proiezione e di spostamento, il processo non può che essere psicotico, perché tende sempre più a limitare all’evento bulimico o anoressico l’esperienza e il fluire del Sé, isolandolo dal vero confronto con gli altri e con la realtà.

L’anoressia e la bulimia sono, dunque, non uno stato, ma un processo, che può sia evolvere nel vortice del disturbo psichico fino agli estremi del processo psicotico, sia rientrare nel corretto fluire del Sé. Però, questa seconda eventualità accade soltanto grazie a un adeguato intervento psicoterapeutico. A mio avviso, l’unico intervento terapeutico efficace, in grado di potere essere risolutore, è quello offerto dalla psicoterapia sistemica, quello che abitualmente viene chiamata terapia familiare o terapia della famiglia; a mio avviso, gli psicofarmaci e le cure ormonali non servono e di certo non intervengono sulla radice del problema, ma al massimo su alcuni aspetti sintomatici, che ben presto si ripresentano magari con altre modalità. Senza un intervento psicoterapeutico in grado di essere risolutore, la remissione dei sintomi, lungi dal rappresentare la “guarigione”, coincide spesso con il loro spostamento in altre modalità sintomatiche. Sulla base di quanto mi suggerisce l’esperienza clinica, non esito a dire che dall’anoressia e dalla bulimia si può davvero “guarire” solo attraverso una adeguata psicoterapia sistemica.