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Tag Archives: psicoterapia farmacoloica e psicofarmacoloica della bul

“come controllare la bulimia”

Parecchi lettori giungono a questo sito digitando nei motori di ricerca la richiesta “come controllare la bulimia”.

La bulimia non è un sintomo controllabile. È un disturbo mentale (una volta si diceva malattia mentale) molto grave, una psicosi, che può avere esito mortale. Come tale va affrontata. Questo sito più volte l’ha ribadito (vedi gli altri articoli di questa rubrica): solo una psicoterapia sistemica può – a parere di chi scrive – permetterne la guarigione. Altri approcci terapeutici non sono, per chi scrive, risolutivi: né quello medico-psichiatrico (per lo più attuato per via farmacologica e/o psicofarmacologica), né quello proprio della psicoterapia individuale, né quello della cosiddetta “terapia o psicoterapia integrata” (quella cioè che mixa o “appoggia” o “sostiene” il primo approccio al secondo). Una terapia, che ponga come proprio obiettivo terapeutico (tattico o strategico che sia) il “controllo” del sintomo, finisce quasi sempre con il colludere con il gioco disfunzionale del sistema: risulta in tale caso non soltanto non risolutiva, ma addirittura ulteriormente patogena. Non a caso mantiene di fatto la centralità patologica del paziente designato; spesso si limita a spostare la ossessione compulsiva della persona bulimica sulla ossessione dell’azione controllante e di chi la agisce.

Prima di essere problema e disturbo di un individuo (quasi sempre una femmina; raro, anche se in aumento, il caso di bulimici maschi), la bulimia è problema e disturbo del sistema familiare, causato dalla disfunzione delle relazioni familiari, in primis dalla disfunzione della relazione della coppia dei genitori. Se prima non si guarisce la disfunzione del sistema, non si può guarire la persona bulimica.

Anche se e quando ci sia la remissione dei sintomi bulimici (in particolare le irregolarità alimentari, il vomito compulsivo, la amenorrea), non si può – in assenza di una adeguata psicoterapia sistemica – parlare di guarigione. Il problema è non risolto, ma soltanto spostato nel tempo e nelle dinamiche. E – aspetto che occorre sottolineare con estrema chiarezza – spostare e rinviare il problema significa, nel caso dei disturbo psicotico, aggravarlo. La psiche o evolve o regredisce, non consente parcheggi o standby neutri e innocui.

Nel gioco relazionale di un sistema familiare rimasto disfunzionale, le stesse dinamiche e gli  stessi comportamenti di “controllo dei sintomi” possono essere estremamente pericolosi e ulteriormente patogeni: dando l’illusione e/o l’alibi dell’impegno terapeutico e del cambiamento, coprono (anche per anni e anni) la disfunzionalità del sistema, rafforzandola e rendendola ancora più patogena.

Il deficit strutturale del Sé della persona bulimica non è dunque risolto né con il “controllo”dei sintomi né con la loro remissione. Né – ripeto – può essere davvero affrontato e risolto, se prima non si liberano gli individui dalla disfunzionalità relazionale dell’intero sistema familiare.