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Tag Archives: bulimia come processo psicotico

ANORESSIA E BULIMIA, PRIMA CAUSA MORTE TRA RAGAZZE

Questa notizia è stata appena battuta dalle agenzie: anoressia e bulimia nervosa costituiscono la prima causa di morte per malattia tra le giovani italiane di eta’ compresa tra i 12 e i 25 anni, rappresentano un vero allarme socio-sanitario, colpendo oggi circa 150/200 mila donne.

Come in questo sito ho più volte affermato, l’unica terapia davvero risolutiva per questa grave e micidiale psicosi è, a mio avviso, la psicoterapia sistemica, dato che questo disturbo mentale, prima di essere un problema dell’individuo, è un problema del sistema familiare. La causa è la disfunzione delle relazioni familiari. Volere considerare e curare l’anoressia e la bulimia come problema medico significa non risolvere nulla. Anche qualora avvenga la remissione dei sintomi, non significa che il deficit strutturale che ha prodotto quei sintomi sia scomparso o risolto; significa soltanto lasciare intatto il problema strutturale, con grave compromissione della vita relazionale, affettiva, sessuale dell’individuo e con grave danno per coniugi e figli, senza che sia eliminato il rischio della implosione mortale e suicidaria. Solo una terapia sistemica può – lo ripeto – affrontare e risolvere il deficit strutturale. Vedi quanto su Anoressia e Bulimia ho scritto su questo blog.

Bulimia e Anoressia come processi psicotici curabili solo con la psicoterapia sistemica

 

L’anoressia e la bulimia (si può anche, più correttamente, parlare di anoressia restrittiva e di anoressia bulimica o, più in generale, di disturbo alimentare) sono quel processo attraverso il quale una persona tende – in modo sempre più riduttivo ed esclusivo – a identificarsi con quel buco d’angoscia che caratterizza il suo Sé e che in qualche modo va controllato e/o riempito, non importa come. Soprattutto nei momenti o nelle situazioni in cui più riaffiora la presenza di questo vuoto, la persona da un lato si illude di poterlo colmare o vomitare con il cibo (ingoiato o divorato non per nutrirsi, ma, appunto, per riempirsi); d’altro lato si illude di poterlo controllare proprio attraverso il controllo del cibo. In entrambi i casi si proietta e si sposta sul rapporto conflittuale e/o dipendente con il cibo la relazione problematica, che il Sé ha con l’introietto genitoriale, a partire da quello materno (per introietto si intende la presenza non adeguatamente elaborata e interiorizzata della relazione con le figure genitoriali). Essendoci in gioco dinamiche di proiezione e di spostamento, il processo non può che essere psicotico, perché tende sempre più a limitare all’evento bulimico o anoressico l’esperienza e il fluire del Sé, isolandolo dal vero confronto con gli altri e con la realtà.

L’anoressia e la bulimia sono, dunque, non uno stato, ma un processo, che può sia evolvere nel vortice del disturbo psichico fino agli estremi del processo psicotico, sia rientrare nel corretto fluire del Sé. Però, questa seconda eventualità accade soltanto grazie a un adeguato intervento psicoterapeutico. A mio avviso, l’unico intervento terapeutico efficace, in grado di potere essere risolutore, è quello offerto dalla psicoterapia sistemica, quello che abitualmente viene chiamata terapia familiare o terapia della famiglia; a mio avviso, gli psicofarmaci e le cure ormonali non servono e di certo non intervengono sulla radice del problema, ma al massimo su alcuni aspetti sintomatici, che ben presto si ripresentano magari con altre modalità. Senza un intervento psicoterapeutico in grado di essere risolutore, la remissione dei sintomi, lungi dal rappresentare la “guarigione”, coincide spesso con il loro spostamento in altre modalità sintomatiche. Sulla base di quanto mi suggerisce l’esperienza clinica, non esito a dire che dall’anoressia e dalla bulimia si può davvero “guarire” solo attraverso una adeguata psicoterapia sistemica.