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Tag Archives: artisti matti

Intervista a GIGI CORTESI

di Daniela Lussana

 

Chi è Gigi Cortesi?

Sono uno psicoterapeuta sistemico-relazionale esperto in “Psicologia Clinica” e in

“Mediazione Familiare e Culturale”. Ho uno studio privato e lavoro soprattutto su sistemi

familiari che presentano sofferenze psicotiche (anoressie, bulimie, dipendenze gravi,

schizofrenie).

 

Arte e psicologia in che rapporti sono?

L’arte e la follia sono alberi simili. Diverso è solo lo stormire delle fronde.

 

Perché è tanto importante lo studio dell’arte dal punto di vista psicologico?

Forse nulla più dell’arte e dell’amore vivono di anima e di follia. E “psicologia” significa

“parola dell’anima e sull’anima”.

 

Come avvengono a livello pratico gli studi della psicologia dell’arte?

Per me “livello pratico” significa lavoro clinico. Lì mi capita di incontrare e analizzare due

“arti” straordinarie: quella della persona in-amorata (nel senso francese di tomber

amoureux) e quella della persona folle. Sia l’una che l’altra usano codici di una creatività

incredibile e mirabile, che esige da parte mia un esercizio di ascolto e lettura di pari livello

creativo. Ogni volta, che ci riesco, mi si riempie l’animo di stupore. L’essere umano è

infinita, profondissima, caleidoscopica complessità. Non è complicato; è complesso,

divinamente complesso. Cogliere questa complessità è davvero stupefacente.

 

Ogni essere umano è un potenziale artista?

Sì, perché ogni uomo è anima e follia. A stupirmi non è la presenza di artisti, ma il loro

numero limitato. Se ogni uomo è unico e irripetibile, ogni uomo ha in sé la possibilità unica

e irripetibile dell’arte, di un’arte del tutto unica e irripetibile. Che solo pochi attuino tale

possibilità, questa è la vera tragica follia.

 

Che finalità ha l’arte nella psiche dell’essere umano?

Dare tempo al tempo, spazio allo spazio, mondo al mondo, vita alla vita, anima all’anima,

umanità all’umanità.

 

La follia è forza creatrice o è un vincolo che distrugge e appiattisce l’energia

umana?

Semmai, oggi, a essere distrutta è l’umanità del folle, quando viene negata dallo

psicofarmaco o non ascoltata e aiutata da terapie, famiglie, società assurde.

 

Quali sono i limiti che può porre una malattia mentale in un artista? Ed a che stato

la malattia è un limite?

A potere aiutare l’arte sono non il disturbo mentale, ma semmai la elaborazione e la

strutturazione della sua presenza e dei suoi dati. L’elaborazione e la strutturazione di ogni

esperienza della unicità e della diversità, sono l’emergenza di codici nuovi e, perciò,

aprono alla possibilità dell’arte.

Chi è diverso – e il folle lo è – deve per forza di cose conoscere almeno due codici, il

proprio e quello del “normale”. Se gli è data la possibilità di elaborare, strutturare e

coniugare tra loro questi due codici, allora l’arte è probabile.

 

Quando le opere di un’artista sono frutto delle sue carenze psichiche?

Quando in gioco ci sono non le “carenze psichiche”, ma la loro elaborazione e

strutturazione. Vedi la risposta precedente.

Cosa significa “sublimazione creativa” e come essa si manifesta?

Sublimazione è strategia difensiva, che cerca di aggirare magicamente gli ostacoli posti al

fluire del Sé. Di per sé è impotenza, urlo disperato, mistica bestemmia, folle castrazione.

Solo se elaborata e strutturata può aprire alla creatività.

 

Molti artisti di oggi e del passato sono soggetti malati mentalmente. C’è chi sostiene

che Van Gogh, se non fosse stato psicotico, non avrebbe prodotto l’arte che

conosciamo, altri sostengono che la sua arte sarebbe stata comunque quella anche

con una piena lucidità. Molti artisti sono vittime delle loro malattie e le loro

produzioni artistiche rappresentano questi mali. Frida Kalo, Munch, Kandindkij,

Ligabue, Pollock… solo per fare alcuni nomi tra i più noti.

Come ho già detto, il disturbo mentale può, se elaborato, aprire all’arte. Ma anche la

“normalità”, se elaborata, può aprire all’arte. Certo, in questo caso il cammino è più lungo,

l’esito artistico meno probabile. Il “normale” non ha alcuna urgenza né nello scoprirsi

unico, né nel forzare il codice della propria unicità. Tendenzialmente il “normale” è piatto,

troppo omologato. Come può spingere i codici all’assoluto?

 

Cosa è la creatività? Da cosa nasce? Ve ne sono differenti forme?

Creare è proprio di Dio. E Dio, a modo suo, è il primo vero grande folle, dato che nessuno

è meno “normale” di Lui e che nessun codice è più altro e unico del Suo. Il Suo codice è

così creativo che dà ed è l’essere. Quanto più un essere umano scava nella propria

diversità unica, quanto più la vive, la ascolta, la apre alla diversità degli altri, tanto più in lui

si apre la possibilità non di dare ed essere l’essere, ma di dare vita alla vita e mondo al

mondo. Dio crea il mondo, l’uomo può esserlo: nel tra della relazione d’amore e nel

travaglio artistico. Essere il mondo e i mondi: questa è la creatività.

 

Chaitin Gregory in un’intervista di Obrist sostenne per rispondere ad una domanda

in merito all’ispirazione di un artista: “secondo me è il subconscio che continua a

lavorarci sopra come un matto, perfino quando non ce ne accorgiamo – se si è

davvero posseduti da quello che si tenta di fare – perfino quando crediamo di non

lavorarci”. Cosa ci dice in merito?

La nozione di possessione può aprire all’alibi romantico dell’artista come “tempesta e

assalto” rifuggenti dalle regole. L’arte non è anarchia, ma piena possibilità espressiva del

codice, sua capacità di tradurre e di tradursi, fino a essere il mondo.

Quanto l’arte vista come libertà creativa ed emozionale può influenzare la crescita di

un giovane?

Quando quel giovane elabora la propria ferita, la propria unicità, il proprio codice, il proprio

amore, con cuore puro, cioè con assoluta sfida, con ostinata fedeltà, con piacere totale,

con fatica inestinguibile.

Restando in campo giovanile, a che età l’arte si trasforma e passa da gioco ludico a

creazione d’opera vera e propria?

A decidere non è l’età, ma il mestiere, il lungo, appassionato, infaticabile, irriducibile,

ostinatissimo mestiere.