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27 luglio 2008 

La disponibilità al cambiamento è condizione della terapia – Essere madre e essere coppia

Risposta al commento di Diana del 27 luglio 2008

(vedi nella pagina “Le vostre lettere”) 

Grazie del commento. Sono felice che abbia vinto il timore di chiedere. Avere e porsi tante domande è segno di vitalità, soprattutto se alle domande si accompagna la disponibilità a cambiare. Non basta chiedere, occorre volere cambiare. Solo chi è disposto a cambiare, può crescere, stare meglio lui e fare stare meglio chi gli sta vicino. Di solito le domande sul rapporto madre-figlio non trovano risposta efficace, se prima non ci si pone domande e non si è disposti al cambiamento riguardo al rapporto padre-madre e al rapporto tra l’essere genitori e l’essere coppia.

Comunque ogni caso è un caso a sé; nessun discorso teorico può sostituirsi al rapporto terapeutico, che – è fondamentale sottolinearlo – può costituirsi solo se, nei pazienti, ci sono il desiderio e la voglia di cambiare. Chiedere e capire non serve a nulla, se non si è disposti a cambiare: sarebbe come se una persona con una colica renale in corso, anziché volere guarire e non avere più dolore, si limitasse a chiedere al medico del Pronto Soccorso: “caro dottore, ho mille domande da farle; mi spieghi come, perché e quando vengono le coliche renali e come, perché e quando fanno soffrire così tanto”.

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