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19 luglio 2008

L’incontro con il terapeuta

Di solito non rispondo io al telefono. Il primo incontro paziente-terapeuta è troppo importante, perché possa rischiare di bruciarsi all’interno di una comunicazione quale è quella telefonica: una comunicazione senza occhi, senza viso e senza tutta quella gestualità che solo l’incontro diretto, di persona, com-porta.

I primi attimi di incontro tra il paziente e il terapeuta sono decisivi per il buon esito della terapia, specialmente con pazienti che hanno vissute ferite quali il rifiuto, l’abbandono, l’abuso, la mancata accoglienza, la poca considerazione da parte dei genitori, in particolare da parte della madre. Chi in particolare presenta ferite risalenti alla fase del rispecchiamento (quando lo sguardo del bambino incontra quello della madre, per esempio sul fasciatoio o durante il vis à vis dello svezzamento), ha difficoltà a reggere lo sguardo, per cui il primo impatto è molto difficile e chiede a queste persone una sforzo enorme, incomprensibile per chi non abbia provato sofferenze di questo tipo. Ancora più encomiabili, in questo caso, sono quindi la richiesta di aiuto e  la scelta di affrontare la terapia e lo sguardo del terapeuta.

 

 

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