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29 luglio 2008 

Gesù “buonista”, Gesù del Vangelo e terapia

Ancora in risposta alle lettere di Giancarlo e Michela del 27 luglio 2008

(vedi nella pagina “Le vostre lettere”) 

Non mi pare che abbia molto a che fare con il Gesù del Vangelo un Gesù, come dice Giancarlo, “buonista”, che serve soltanto a certi genitori per fare sentire in colpa i figli quando cercano di affermare la loro autonomia, in nome di un presunto amore evangelico che ignora ogni motivo di conflitto, come se i problemi non ci fossero. I conflitti non si risolvono ignorandoli, bensì affrontandoli e rendendoli preziosa occasione di confronto, di identificazione reciproca, di crescita l’uno attraverso l’altro. Questo vale soprattutto per il rapporto di coppia tra uomo e donna, poi per quello tra padre e madre e, successivamente ancora, per il rapporto tra genitori e figli.

Di solito i genitori che si appellano all’indeterminato irenismo del Gesù “buonista” sono – come mi suggerisce l’esperienza clinica – genitori incapaci, immaturi, tendenzialmente depressi, in particolare, madri troppo appiccicose e impiccione. Alcuni di loro presentano anche nodi psicotici, che li portano ad avere una visione chiusa e difensiva della vita e a chiudere nell’ambito familiare la loro vita sociale e l’espressione della loro affettività e della loro vita emozionale, anche negando la presenza – all’interno della famiglia e della coppia – di ogni motivo di confronto di conflitto (“tra noi va tutto bene, non litighiamo mai, non abbiamo neppure bisogno di parlarci e di guardarci, perché tanto ci capiamo in tutto”, dicono con evidente misconoscimento della realtà). Sono genitori che di fatto usano ideologicamente Gesù e la religione, per trattenere il figlio, per produrre nel figlio una dipendenza che gli impedisca di andarsene e di fare la sua vita. Spesso, più o meno consciamente, usano l’arma del ricatto affettivo e psicologico, per colpevolizzare e impedire ogni tentativo di svincolo e di autonomia; e non di rado lo fanno proprio nel nome di valori che, secondo loro, sono cristiani, nel nome di quello che Giancarlo efficacemente chiama il “Gesù buonista”. Sono genitori che, consciamente o meno, hanno loro bisogno del figlio e del permanere della loro genitorialità, perché non sanno tornare coppia, non sanno essere coppia se non facendo i genitori. Senza i figli non saprebbero che fare e come vivere. Sono genitori che limitano e danneggiano spesso molto gravemente il figlio, la sua vita affettiva, sessuale, amorosa, familiare, genitoriale. Troppo di frequente l’azione di questi genitori trova appoggio in persone e istituzioni che avallano l’uso ideologico della religione e del Gesù “buonista” e che, in tale modo, sono complici del danno prodotto da questi genitori. Potrei purtroppo, in proposito, citare significativi episodi.

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