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Per lui è “normale” dormire con la mamma. Primo caso: quando il figlio è disturbato a livello nevrotico

Mi scrive Donatella: «Mi sono imbattuta nel suo sito per caso, in un momento di sconforto, in quanto mi sono trovata davanti a una situazione per me disarmante. Io e il mio fidanzato abbiamo 25 anni, e lui, in occasione di un intervento al quale la madre si è dovuta sottoporre, ha esasperato al massimo il suo lato “mammone”, se così possiamo dire. La mia figura di fidanzata è stata in un attimo annullata, mi sono sentita umiliata e mortificata, e soprattutto, minacciata ed esclusa da questo rapporto esclusivo tra madre e figlio. Mi sembrava che lui non avesse occhi che per lei, quasi fosse stata la madre la sua ragazza. Voglio sottolineare il fatto che sono una persona molto comprensiva, aperta mentalmente, e che non ho avuto questa reazione per gelosia, tuttavia, sono stata molto male. Soprattutto quando ho saputo che lui aveva dormito qualche notte con la madre, sfrattando il padre in un’altra stanza: per me ciò è impensabile, a 25 anni, è normale fare ancora queste cose?? Mica siamo più bambini?? Questo era il mio quesito, e cioè se questo gesto possa essere considerato (come mi ha replicato il mio fidanzato) “normale”».

Dormire a 25 anni con la mamma, sfrattando il padre, non mi pare proprio un comportamento corretto. Anche la condizione post-operatoria della madre non mi pare una motivazione sufficiente a giustificare il fatto, neppure se il fidanzato fosse un medico o un infermiere (quando mai un medico o un infermiere stanno nel letto del paziente?). Del resto la reazione e i vissuti di Donatella dicono che nel comportamento del fidanzato ci sono in gioco motivazioni che eccedono preoccupazioni puramente assistenziali, che, se pure ci fossero, ribadisco, non comporterebbe automaticamente né il dormire con la madre, né lo “sfrattare” il padre. È più probabile che la situazione di difficoltà della madre abbia fatto emergere nel figlio comportamenti che egli avrebbe già voluto attuare, ma che fino ad allora erano stati o rimossi o negati, comportamenti che indicano la presenza di strutture psichiche carenti o non adeguate. Il rischio di perdere la madre, che un intervento anche di per sé banale può fare affiorare nel figlio, fa by-passare difese psichiche anche molto consolidate, permettendo in tale modo l’espressione da un lato di comportamenti altrimenti censurati (rimossi o negati) dalla coscienza, dall’altro di strutturazioni problematiche del Sé o dell’Io.

Primo caso: strutturazioni problematiche a livello dell’Io

Nel caso di strutturazioni problematiche a livello dell’Io la personalità del figlio risulta disturbata a livello nevrotico o prevalentemente nevrotico. Il figlio è irretito in un ruolo relazionale di “coniuge compensatorio”, cioè di effettivo e primario interlocutore emotivo e affettivo della madre, in una dinamica di incesto psicologico (ma in certi casi pure fisico) tra madre e figlio.

Il fatto che il padre si lasci così facilmente “sfrattare”, senza riuscire efficacemente né a protestare né a contrastare o a bloccare nella sua iniziativa il figlio, è di solito indice di una situazione di questo tipo: sotto sotto al padre fa gioco liberarsi della moglie apparentemente facendosi “sfrattare”, nei fatti cedendo o scaricando la moglie al figlio, così da potere “andarsene” per i fatti suoi1. Simmetricamente la madre subisce o accetta questo gioco, preferendo ripiegarsi sul figlio piuttosto che porre e affrontare con il marito il loro problema di coppia2. Di solito ciò avviene quando, al di la dell’esercizio della funzione genitoriale, padre e madre non sono una vera coppia, non costituiscono in modo adeguato un “noi” vero di marito e moglie, di uomo e donna, di maschio e femmina; spesso hanno vite e interessi lontani e poco coniugabili tra loro o – all’estremo opposto – hanno interessi troppo comuni (per esempio lavorano insieme, costituendo più una coppia di soci d’affari che non una coppia coniugale); di solito hanno una sessualità di coppia molto limitata o superficiale.

In questo caso il comportamento del figlio nasce dunque dalla solitudine coniugale della madre e dal suo conseguente bisogno di ripiegarsi sul figlio (in particolare il primogenito maschio), compensando e consolandosi nella relazione con lui. È come se, fin da quando lui era piccolo nella pancia o sul fasciatoio, si rivolgesse più o meno inconsciamente a lui con atteggiamenti o parole che più o meno esplicitamente e consciamente esprimevano questo concetto: “meno male che ci sei tu, altrimenti la mia vita sarebbe vuota”. Si tratta dunque di una donna che in modo massiccio tende a identificare la propria femminilità da un lato nell’esercizio – più eseguito che vissuto – della funzione materna, dall’altro nella supplica infantile e inconscia al figlio perché sia il suo consolatore, colui che “deve” dimostrare quanto lei è brava come madre.

1Il padre presenta spesso una o più caratteristiche di questo tipo: ha una debole identità di genere; vive il lavoro come droga e come sua identificazione primaria; ha relazioni fortemente compensatorie con altre donne o – più adolescenzialmente – con amici; ha dipendenze o legami non risolti nei confronti della famiglia d’origine; dipende più o meno massicicamente da alcool o sostanze; ha atteggiamenti ipocondriaci o depressi o irresponsabili tali da relegarlo al ruolo non più di marito, ma di malato da assistere e controllare.

2 La madre presenta spesso una o più caratteristiche di questo tipo: ha una debole identità di genere (più spesso che nel maschio ha alle spalle storie di abusi o di violenze subite); è presa ossessivamente dal fare; ha atteggiamenti ipocondriaci o depressi, per cui tende a farsi compatire e a lamentarsi, colpevolizzando chi non la compatisca; cura poco la casa; ha relazioni fortemente compensatorie con ambienti estranei alla famiglia (parrocchia, associazioni varie, sette, palestre ecc.); ha dipendenze o legami non risolti nei confronti della famiglia d’origine; dipende più o meno massicicamente da sostanze, soprattutto dall’alcool; è altamente controllante riguardo ai figli e alle nuore, spesso con affermazioni svalutanti e tali da fomentare conflitti, di cui poi è la prima a lamentarsi.

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6 Comments

  1. consciutto un uomo e lo frequentsi per ben cinque anni. dopo di che mi sono accorta che sua madre quando dovevamo venire da lei facesse di tutto per sembrare piu bella e interessante di me. quando eravamo da lei dormivamo in camere separate a voler suo. um girno mi accorgo che sua madre sempre usciva da camera dove dormiva lui dopo le undici. ha in vicio de dormire fino tardi, lei la madre. era sempre vestita com camicie da notte molto sexi. quando ho domandato a lei cosa faceva mi ha risposto che faceva sempre cosi e che mi divevo abituare. che a lei gli piaceva dormire con il figlio e che lei pur de non perderlo era disposta e estare con lui e che accetava anche che lui gli portasse a casa un harem. dopo di questo ho provato di parlare con lui ma ho trovato davanti um muro. lo lasciato e comentato con sua sorella questo episodio. per risposta ho ricevuto che lei era abituata con questi comportament e che lei era tagliata fuori del loro raporti. adesso lui vive in mexico e mi cerca sempre . io pero ho sempre quel immagina de sua madre vestia tutta di nero e pizzo uscendo da quella camera. chiedo scussa per gli errori sono francese

  2. Lo stesso sta accadendo a me.. Da una settimana è morto il papà e il mio ragazzo dorme con la madre.. Io ho paura..

  3. Il letto a quanto pare è lo spazio che spesso viene tolto alla coppia. Io ho 33 anni, lui, divorziato con un figlio di 10, ha 48 anni. Insieme da 5 anni, ho mollato la mia città un anno fa per trasferirmi e vivere con lui. Che nei week-end lunghi (5 gg come stabilito dal giudice) si dimentica COMPLETAMENTE di me. E mi manda a dormire nella stanza del figlio. Perché il ‘pupo fa fatica ad accettarmi’. Ma mentre il figlio minaccia traumi in continuazione (se suo padre mi rivolge la parola si adombra e finge di stare male o -quando va peggio- se la fa nei pantaloni), io sento che il nostro rapporto va indietro invece di andare avanti. Viviamo insieme da un anno e le cose non accennano a migliorare. E se cerco di parlarne, scatta la lite (“Tu non sopporti mio figlio, ma che vuoi? E’ solo un bambino”). E’ solo un bambino, certo. Che prima faceva- giustamente- psicoterapia. Ma che poi ha iniziato a rifiutarsi di farla. E suo padre lo ha fatto smettere. Ma quella che passa per la ‘disturbata’ alla fine sono io. Vi prego, datemi un consiglio.

    • Si vede che a lei sotto sotto fa gioco passare lei per la “disturbata”, di fatto facendo lei da coperchio e da alibi alla follia di quell’uomo e del sistema nel quale è capitata. Solo una psicoterapia adeguata può aiutarla a elaborare e superare questo suo evidente “bisogno” di farsi male e di prendersi addosso i problemi e le “colpe” degli altri. Può darsi, per esempio, che lei abbia alle spalle una madre folle che lei ha dovuto subire e inseguire per tutta la vita, magari idealizzandola e cercando in tutti i modi di giustificarla.

  4. Capisco benissimo… Infatti il mio fidanzato ha trent’anni e dorme nel letto con la madre. Lei, dopo essere stata abbandonata dal marito, ha probabilmente cercato di consolare il figlio, che all’epoca aveva circa dieci anni, ma in primis se stessa creando un rapporto improntato da un attaccamento quasi morboso al proprio figlio. Ho provato ad affrontare il problema con lui che però mi ha sempre risposto che purtroppo era impossibile opporsi alle decisioni di sua madre (questo per me è il segno di un grandissimo senso di colpa causato dall’abbandono del padre) e poi di recente parlando del più e del meno con lei è uscito il discorso. Quando ho espresso il mio dissenso riguardo a quest’abitudine lei mi ha attaccato in modo abbastanza aspro e mi ha fatto capire che non c’era verso… vorrei semplicemente sapere cosa ne pensate da fuori perché non mi sembra di essere troppo esigente o “crudele”. Anche se dentro di me so che probabilmente dovrebbe essere il mio fidanzato a imporre di più la sua volontà su quella della madre è difficile capire cosa è giusto fare in una situazione del genere essendo io comunque emotivamente coinvolta…

    • C’è una persona con la quale lei è davvero “crudele”: sé stessa. Quello che lei poteva fare (parlare con lui e con la madre), l’ha fatto. Non le rimane, a questo punto, che andarsene a gambe levate e ben distese. Non faccia male a Sé stessa.


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