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A ricordo di quanti sono morti nel canale di Sicilia oggi e in tutti questo anni. 

poesia del clandestino

 

vorrei salire su un gommone

rischiare la morte in mezzo al mare

e potere vedere l’Italia

 

come la vedono loro

 

con i loro occhi spalancati

di chi fugge le paure

 

con i loro sguardi di attesa e futuro

di spregiudicata speranza

di fede disperata

 

con la ricchezza

di chi sa rischiare tutto

 

con la povertà

di chi non vuole nulla

perché attende tutto

 

vorrei tenermi in bocca l’Italia

come sanno fare i bambini

quando tengono in bocca il bello e il nuovo

 

vorrei gustarla con l’arguzia

della bocca curiosa

affamata di speranza e futuro

la bocca di un bambino

la bocca balbettante del clandestino

 

vorrei amarla con la loro disperazione

sognarla con il loro coraggio

 

vorrei desiderarla

come loro nelle loro utopie incarnate

sanno desiderare la vita

 

vorrei sposarla

con l’arte del distacco totale

lasciando i padri e le madri

come sanno fare le loro fami e le loro seti

 

con questa terra

vorrei concepire i miei figli

entrando nella vagina delle esclusioni

fecondandola del seme

di chi cerca sé stesso

facendola partorire di popoli nuovi

numerosi come le stelle del cielo

e i granelli di sabbia dei mari

 

sarà bello il giorno dello sbarco

il primo bacio

là sul confine delle onde

dove il tempo dell’attesa

si schiude e sa guardare le epoche

e pregare l’assoluto

 

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2 Comments

  1. Grazie per questa poesia. L’ho letta ai miei alunni sabato scorso. Tutti, anche i più agitati, hanno ascoltato in silenzio. Poi qualcuno non ha contenuto le proprie paure e sono uscite le frasi che serpeggiano un po’ ovunque e che suonano terribili:
    “Perché vengono? Non c’è lavoro neanche per noi?”(11 anni)
    “Come fanno a pagarsi una casa se non hanno soldi?”(11 anni)“Chiedi al tuo comune e ti danno i soldi!” (11 anni)
    “Sono stati loro a incendiare le coperte.” (12 anni)
    “Perché c’è il lutto nazionale? Loro non sono italiani.”(13 anni)
    Immagino siano discorsi che sentono ripetere dagli adulti attorno a loro.
    Gli alunni stranieri presenti in aula non hanno detto nulla.
    In verità, anche tra gli italiani, pochissimi hanno parlato. La maggior parte ascoltava con aria seria e preoccupata.
    Non è stata una lezione facile.
    Anche oggi, appena sono entrata in un’aula, un alunno mi ha detto: “Ha visto che è affondata un’altra imbarcazione?”
    E’ un mondo davvero complesso. E triste. E ingiusto.
    Grazie per questa poesia che mi ricorda di guardare gli eventi da un altro punto di vista. La rileggo ogni tanto perché non è facile cautelarsi dall’atmosfera soffocante che si respira.

  2. Grazie Gigi per questa poesia,

    che canta l’amore e la vita. Che diventi lei il nostro gommone per farci rinascere come uomini migliori.

    Oggi intorno c’è solo silenzio.

    Elena


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