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Anche se non è mio costume affermarlo, lasciatemi per una volta dire: “io l’avevo detto”. Il 15 ottobre del 2010, a fatti caldi, sull’uccisione di Sarah Scazzi scrissi il post qui sotto citato. Alla luce della odierna sentenza (condanna all’ergastolo di Sabrina e Cosima Misseri e 8 anni a Michele), quello scritto appare molto … profetico, a riprova che un’ottica come quella concessa dalla clinica psicoterapeutica sistemico-relazionale possa e sappia leggere i fatti, interpretarli e, per chi lo voglia davvero, curarli e prevenirli. La sentenza di Taranto ribadisce ancora una volta quanto problematiche siano la famiglia e le sue dinamiche spesso patologiche o anche tragicamente omicide, a dispetto di tutto il retoricume anche cattolico che tende a idealizzare la famiglia “tradizionale”, come se fosse il bene assoluto e indiscutibile.

Sabrina Misseri, Sarah Scazzi e il pensiero magico. Perché Sabrina uccide Sarah

A seguito di questo post mi fu fatta un’intervista da parte di “Famiglia Cristiana”, che feci ben volentieri (vedi Avetrana, l’incesto, l’omicidio, il sesso (prima risposta a un giornalista di “Famiglia Cristiana”) ); venni pure invitato al programma pomeridiano di Barbara D’Urso, invito che naturalmente rifiutai dato che veniva da ambiente Mediaset.

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One Comment

  1. E’ di oggi la terribile notizia che una giovane madre di Bergamo ha ucciso la sua bambina e poi si è tolta le vita. A giudicare dalle immagini televisive. ella aveva un aspetto di rara bellezza e questo induce a pensare che non avesse difficoltà apparenti a intessere rapporti positivi con gli altri.
    La vita è davvero un mistero!
    Le considerazioni “profetiche” sul caso di Avetrana inducono a meditare quanto intricate e problematiche siano le dinamiche familiari.
    A questo punto mi chiedo quali siano i margini di libertà e responsabilità che si possono valutare difronte alla terribile “oggettività” di un delitto.
    Ringrazio Gigi Cortesi per l’ampia analisi che è stata ed è di notevole arricchimento culturale.
    Non vorrei comunque essere nei panni di un giudice che deve in coscienza comminare una pena anche sulla scorta di elementi interpretativi di natura psicologica che hanno condizionato la “storia” dei rapporti familiari.


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