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In questo Sabato Santo ho pensato spesso ai miei due amici Elena e Mario. All’inizio dello scorso novembre hanno cominciato a vivere il dolore forse più grande che possa capitare: la morte di una loro creatura, di 34 anni.

Pochi giorni dopo, Mario ho scritto un commento per questo blog, proprio a riflessione del Sabato Santo:

«Leggevo in questi giorni un pensiero di D. Bonhoeffer, tratto dal suo libro Resistenza e Resa:

Non c’è nulla che possa rimpiazzare l’assenza di una persona cara, né dobbiamo tentare di farlo; è un fatto che dobbiamo semplicemente portare con sé, e davanti al quale tenere duro; a prima vista è molto impegnativo, mentre è anche una grande consolazione: perché, rimanendo aperto il vuoto, si resta, da una parte e dall’altra legati a esso. Si sbaglia quando si dice che Dio riempie il vuoto: non lo riempie affatto, anzi lo mantiene aperto, e ci aiuta in questo modo a conservare l’autentica comunione tra di noi, sia pure nel dolore. Inoltre: quanto più belli e densi sono i ricordi, tanto più pesante è la separazione. Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa….”

Per esperienza diretta del Sabato di Maria.

mario»

È il sentire tremendo e doloroso dello Stabat Mater, quando si sente vicina Maria, ci si sente come Lei, che pure ha visto morire un figlio giovane, della stessa età della figlia di Elena e Mario. Non ci avevo mai pensato: il Sabato Santo è giorno di Maria, è sacramento mariano; è il giorno non soltanto del vuoto, ma – ancora di più – della vicinanza di Maria; è il giorno non della assenza, ma di una presenza nuova, diversa, altra, tremendamente e stupendamente altra.

È un giorno non di solitudine, ma di incontro. Ci si incontra in modo totale, capace di una discesa agli inferi, che salva nell’apparente silenzio tutte le voci dei tempi e tutti gli incontri e i “ciao” della storia e della vita, a ricordarci che ciò che più importa e conta è l’incontro, perché gli incontri non muoiono mai. È un giorno non di disperazione, ma di speranza. È sempre un po’ disperata la speranza: se non fosse un po’ disperata, come potrebbe sconfinare nella Risurrezione e nella gioia. Il nuovo Papa ci ha ricordato che la risposta di Dio è la croce, ma è una croce di Risurrezione, una croce con Maria. Mai come di Sabato Santo si incontra Maria; mai come di Sabato Sabato si incontra l’umanità mariana e cristiana di Gesù; mai come di Sabato Sabato si incontra la divinità mariana e cristiana di Dio.

Di Sabato Santo ci si può comunicare, così che nella Eucarestia si continua a incontrare Gesù, il corpo e il sangue di Gesù, il primo grande “figlio dell’uomo”, l’Emanuele, che anche nella morte continua a dirci che “Dio è con noi”.

Non c’è il vuoto. Quello che noi osiamo chiamare “vuoto” è tensione relazionale, è relazione ritrovata, in-ventata, risorta. Nessuna relazione muore mai.

In Elena e Mario, nella tremenda-stupenda speranza del loro Sabato Santo, abbraccio Maria e Gesù, abbraccio le epoche e le storie, abbraccio tutti gli incontri e le speranza, le disperate speranze che sanno, possono e vogliono risorgere.

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2 Comments

  1. ” Tu, o Maria, hai imparato ad attendere e a sperare: Hai atteso con fiducia la nascita di tuo Figlio… hai sperato contro ogni speranza sotto la croce e fino al sepolcro, hai vissuto il sabato santo infondendo speranza ai discepoli smarriti e delusi: Tu ottieni per loro e per noi la consolazione della speranza, quella che si potrebbe chiamare ” consolazione del cuore”.” ( C.M.Martini lettera pastorale 2000/2001)

    Con emozione fortissima, ringraziamo e sentiamo il calore della vostra amicizia.
    mario ed elena.

  2. Abbraccio Elena e Mario, li abbraccio nel silenzio, nel sorriso che porta dolcezza, nelle mani che stringendosi danno calore. Li abbraccio con la carezza che una piuma mossa dal vento può portare.

    Elena


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