Skip navigation

Tu speri, tu vuoi, tu pretendi

che tutti noi abbiamo paura di morire,

che la paura di morire paralizzi

e uccida le nostre esistenze.

 

No, non siamo noi ad avere paura di morire.

Sei tu che hai paura di vivere.

 

Non siamo noi ad abitare il buio e il vuoto.

Sei tu il buio e il vuoto.

 

Non siamo noi che rinunciamo al sole.

Sei tu che non conosci le primavere,

e non sai in-amorarti,

e non vedi il bello.

 

Hai occhi sordi,

orecchie insipide,

mani adunche da strega,

cuore morto da orco.

 

No, non siamo noi ad avere paura di morire.

Sei tu che hai paura di vivere.

 

Annunci

2 Comments

  1. Questa poesia colpesce dritto al cuore, e il commento di Mario dipinge le immagini ad essa legate.
    C’è una comunicazione che emerge come una deflagrazione, tra chi dice questa poesia per sé e per noi, e la dice a lui (e a loro), e quel lui e quel loro a cui è diretta, che se ne stanno abbarbicati sul loro non-vivere, sulla loro incapacità di vivere e lasciare vivere, incapaci di ascoltare e capire un canto come questo, perché non credo ne abbiano la forza.
    Ecco, le immagini di Mario colorano con toni cupi questo sordo ascolto.
    Vorrei completare il quadro con l’altra parte della tela che esplode di tinte vivaci, luminose, giovani nell’animo, di speranza, di mani libere, alzate e aperte per accogliere e dare, mani che si abbracciano, emozioni palpitanti di chi crede che la vita sia un miracolo incredibile, che sia un’occasione da vivere in pieno stupore, stupendo e lasciandoci stupire. Mani strette a pugno, piene di rabbia verso chi tenta di strapparci questo dono irrinunciabile, e voci di dolore e rossa passione, e occhi che piovono lacrime. Ma quei pugni chiusi non rispondono con gli stessi colpi, non c’è la legge del taglione, c’è la forza di chi si stringe alla vita, di chi si apre ad essa come un aquilone e con coraggio e Amore accarezza il cielo.
    Possono arrivare a tagliare i fili che tengono sospesi gli aquiloni nella loro libertà, e vedranno con malvagio piacere tele colorate cadere inermi verso la terra, terra che le abbraccerà per l’ultima volta. Ma non potranno mai tagliare tutti i fili, e non potranno cancellare dal cielo quell’arcobaleno in volo!

    Elena

  2. Immagino l’attentatore braccato nel suo covile, raggomitolato e con le mani ” adunche” davanti agli occhi.
    Esperienza terribile che solo il poeta sa interpretare ed esprimere nella sua crudezza.
    Penso al “male di vivere” di Montale, al rivo strozzato, all’accartocciarsi della foglia riarsa, al cavallo stramazzato, tutte immagini del male di vivere, della paura di vivere…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: