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Mi scrive un amico:

Gigi, perché non fai un post su questa bambina, Elena, “dimenticata” dal padre in macchina? Non ho visto alcuna analisi in questi giorni dal punto di vista psicologico. Parlano solo di blackout.

Ma esiste? È possibile? Quando avviene? Come avviene? È davvero un vuoto momentaneo o nasconde, al nostro sguardo, profili relazionali non sani? Si puó leggere in ottica famiglia tutto questo? E la moglie che freddamente lo scagiona e difende, può essere parte di un disagio?”.

Ho visto e ascoltato il video della mamma di Elena (qui il video di SkyTg24).

Manca il lutto, soprattutto le prime due fasi: 1) la ribellione nei confronti dell’evento, quasi a volerlo negare, a dire che non è accaduto, non può essere accaduto. A non esistere non è la morte della bambina, ma la bambina: dopo essere stata in vita dimenticata e non vista dal padre, ora in morte è non pianta dalla madre; 2) la rabbia contro chi o quanto possa essere stato causa. A parlare non è una madre che piange la figlia. A parlare è una bambina che teme a propria volta l’abbandono; non parla né grida, ma legge il compitino che diligentemente ha scritto; se fosse messo in versi, lo leggerebbe in piedi a una sedia commossa per la festa del papà, il suo papà e non quello di Elena.

Questa donna è non una mamma che piange, ma una bambina che teme. Non ricorda la propria bambina; ricorda la vicinanza materna del marito durante la gravidanza. In questo video la vera unica “madre” è lui, non lei.

Se mi capitasse in terapia un caso di questo tipo, la prima domanda che mi farei sarebbe questa: che cosa unisce davvero questa coppia? Sotto l’apparenza di una coppia innamorata, non ci sta forse un marito “mammo”, che accudisce una moglie bambina?

A quanto mi dice l’esperienza clinica, sono in aumento coppie di questo tipo (lui “mammo”, lei bambina), per cui il matrimonio di fatto si riduce a un maternagedi lui nei confronti di lei, dove i figli o non ci sono o sono – appunto – non visti, dimenticati, lasciati morire. In questo modo, di solito, si soddisfano tre bisogni oggi sempre più crescenti.

Primo bisogno: quello del maschio narcisista sadico.

Da un lato il maschio narcisista controlla e domina la donna fissandola e imbalsamandola nella sua parte bambina; in questo modo rende del tutto inutile la femminilità adulta e la maternità della donna, cioè la “uccide”; non a caso questo tipo di uomini tende a sostituire al massimo la donna nella sua funzione materna: se potesse concepirebbe e partorirebbe lui al posto di lei; dove e quando non può sostituirla, la controlla, la supporta al massimo fino a renderla di fatto inutile: cambia lui i pannolini al bambino, si alza lui di notte per cullarlo, gli dà lui il biberon, gli fa lui il bagnetto, lo porta lui all’asilo, è “papà” il primo nome pronunciato dalla bimba (cfr. il video della madre). Sostituendola la svaluta, la rende inutile. È questo il suo vero sadico obiettivo, il suo vero unico bisogno, sia pure inconscio: diventare lui mamma, per dichiarare inutile la maternità della donna. Per questo dimentica e non vede la bambina: la dimentica e non la vede proprio perché ha risposto non ai bisogni di quella povera creaturina, ma sempre e unicamente al proprio bisogno di essere “mammo” eliminandoo la mamma. Di solito si tratta di maschi prevaricati da piccoli da madri poco empatiche e molto esigenti, che tendono a proiettare sul figlio richieste di successo scolastico e/o sociale; una delle modalità difensive tipiche di questi uomini è proprio quella di “vestirsi” loro da madre, di fare loro la madre, per potere – invertendo i ruoli e mettendosi loro nei panni e nelle funzioni materne – controllare quella madre che li ha tanto feriti.

Secondo bisogno: quello della donna bambina.

Dall’altro lato c’è una femmina con grandi carenze affettive, che, a propria volta, usa la maternità per ricevere lei – attraverso il figlio o la figlia – quelle attenzioni e cure che non ha mai davvero ricevute; anche lei non vede la figlia, ma la usa, per potere attraverso di lei ricevere. Il marito viene da lei vissuto non tanto come maschio, quanto come necessario sostituto materno. A livello strutturale si tratta di donne con forti nodi depressivi e, talora, anche schizoidi; sono fortemente carenziate, hanno ricevuto dalla madre un accudimento non adeguato e/o problematico. Spesso a loro è stato preferito un fratello maschio; talora la mancanza di attenzione materna le ha rese facile preda di abusi. Non a caso finiscono spesso con lo sposare uomini con disturbo narcisistico di personalità, che continuano ad abusare di loro, con le modalità manipolatorie e sadiche proprie dei narcisisti.

Terzo bisogno: quello di una coppia “mammo”-bambina di eternare sé stessa.

Ora lui continuerà indisturbato ad occuparsi della propria carriera universitaria e ad allattare d’affetto la propria moglie bambina; se Elena, la loro bimba, fosse cresciuta, lui avrebbe dovuto cominciare a fare il padre, contraddicendo al bisogno di essere madre. Lei, senza avere più la bambina come rivale, potrà eternamente farsi allattare da lui, evitando per sempre di essere donna adulta e madre. Più che il dolore per la morte della figlia, in lei è prevalsa la paura di perdere questo marito-madre. Perciò non ha potuto non difenderlo fino all’estremo paradosso di un dolore senza lutto. Difendendo lui, questa donna difende anche sé stessa e l’omeostasi della coppia.

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One Comment

  1. Ho letto il post sulla bambina che è stata abbandonata in auto.
    Ho pensato subito che è un post molto coraggioso.
    Ho pensato anche che è un post che espone un po’ troppo agli attacchi, anche arrabbiati (se penso alle lacrime della madre di Elena nel video e alle sue richieste di essere lasciata in pace)
    Per questo voglio sottolineare un fatto che non compare nel post e sembra escluso quando è esplicitato il “terzo bisogno”: sui quotidiani si riporta che la donna è all’ottavo mese di gravidanza, in attesa di una seconda bambina. Questo fatto non può cambiare almeno un po’ l’analisi della situazione?


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