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Sempre dalla mia amica Laura ricevo una nuova domanda:

Caro Gigi,

ho deciso di non darti tregua e di farti fare molto straordinario! Voglio infatti provocarti con un altro quesito.Fino a che punto e’ influente la coppia genitoriale nel caso di un serio problema di tossicodipendenza? Soprattutto quando riguarda il primo figlio maschio? Forse azzardo ma secondo me ci sono molte analogie con l’anoressia. Grazie di cuore.

Ecco la mia risposta.

Cara Laura,

sì, è proprio come tu pensi: c’è grande sovrapponibilità tra il gioco relazionale disfunzionale che sta a monte di una anoressia femminile e quello che sta a monte di una tossicodipendenza maschile (di area psicotica).

Per esempio, a fronte di un padre, spesso disturbato a livello narcisistico, gravemente e abitualmente svalutante nei confronti della moglie/compagna, incapace di testimoniare il diritto della figlia e del figlio a emanciparsi, c’è di solito una madre molto debole, “incassatrice”, incapace di assertiva autoaffermazione e di autonomia, tanto succube del marito da lasciarsi colpevolmente e ansiosamente ributtare addosso il figlio o la figlia, mantendnedone così la dipendenza e l’impotenza a emanciparsi. La relazione di coppia poi è costantemente in stallo, al punto che il problema del figlio viene usato per colpevolizzarsi a vicenda: “è colpa tua se è così” si ripetono continuamente i due genitori più propensi a viversi come vittima l’uno dell’altro, che non ad affrontare il loro problema di coppia. È come se entrambi avessero bisogno della problematicità del figlio (e anche – purtroppo – della sua stessa morte) per continuare a colpirsi all’infinito. Il loro bisogno di questo sado-masochistico stallo di coppia è talmente forte che a esso sacrificano il loro figlio o la loro figlia.

Per questo, secondo me, non ci può essere efficace terapia della anoressia e della tossicodipendenza (di area psicotica) se non all’interno di una terapia familiare, che prima di tutto lavori sulla coppia genitoriale e sui bisogni psichici più profondi dei genitori. In parecchi casi il lavoro sui genitori può già – da solo – portare alla soluzione del problema del figli o della figlia, soprattutto quando 1) il problema del figlio o della figlia non si è ancora cronicizzato e 2) la situazione relazionale della coppia e/o dell’intero sistema familiare non sia eccessivamente rigida (specialmente per quanto riguarda l’invischiamento dei due genitori con le rispettive famiglie d’origine).

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