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Finito il lavoro, il papà si avvia verso casa. Se non fosse per la bimba che lo aspetta, forse non tornerebbe a casa così velocemente: forse si fermerebbe al bar per una chiaccherata sempre più lunga con gli amici, forse grazie a una leggera deviazione andrebbe per l’ennesima volta a trovare la madre o i fratelli, magari andrebbe da quella sua vecchia ex o da quella amica così comprensiva, per una volta potrebbe fermarsi lungo la strada con una di quelle belle ragazze dell’est che prima manco vedeva e che ora guarda sempre più spesso. Tanto, ora più ora meno, chi se ne accorge? Anche se lei ti chiedesse del ritardo, ci sono le code, il capoufficio pignolo, il cliente rompiballe. Ma non è neppure necessaria la scusa. Nessuno ti chiederà nulla o lei te lo chiederà distrattamente, di routine, senza manco badare alla risposta.

Lei è così cambiata! Da quando c’è la bambina, non si accorge neanche più di lui, non lo attende, forse non lo saluta neppure, tutta presa dalla casa, dall’accudimento della bimba. Certe sere non prepara neanche la cena. Quasi distrattamente lo avvisa che c’è un po’ di affettato nel frigo e un po’ di pane lì vicino ai fornelli.

Prima era tutto diverso. lo aspettava ben vestita, allegra, gli raccontava tutta la giornata, spesso gli proponeva di andare insieme a mangiare una bella pizza, là in quel localino così bello e loro. Bei tempi. Pare passata un’eternità. Un’illusione. Forse se l’era solo immaginato.

Certo, lui è abituato alla solitudine. Fin da quando era piccolo, pareva invisibile. Una volta la mamma, tutta presa per il fratello più grande, si è perfino dimenticata di lui, l’ha lasciato là da solo all’asilo per più di due ore e la settimana dopo l’ha dimenticato dai nonni per altri cinque giorni oltre i tre previsti. Addirittura non si ricorda neppure più di molti anni della propria fanciullezza, sempre sballottato qua e là. Un pacco, non un bambino. Anche con le ragazze non ha mai avuto molta fortuna; sì, si innamoravano di lui, ma passava in fretta; prima o poi trovavano sempre qualcuno più interessante di lui e lo lasciavano senza neppure sentirsi in colpa più di tanto (“tanto restiamo amici lo stesso”). Che vita del cavolo!

Poi, quando lui era già sulla quarantina, è arrivata lei. Bella, forte, diversa dalle altre, piena di iniziativa, di idee. A lui, sempre così a rimorchio della vita, non pareva neppure vero. E poi la portava via a un altro, a uno di quegli integrati nell’esistenza, che tanto somigliava al fratello maggiore che gli aveva preso tutta la mamma. Finalmente, ora toccava e lui portare via la donna a qualcuno. Troppo bello per essere vero. E, poi, a quaranta anni! Da non crederci. Le donne degli altri gli erano sempre piaciute. Forse l’eros era quello. Se non la freghi a qualcuno che gusto c’è? Tutte le donne sono un po’ come la mamma, anzi più della mamma. La mamma non era mai riuscito a fregarla al fratello. Lei invece a quell’altro l’aveva fregata.

Adesso aprirà la porta e cercherà lo sguardo della bimba. Sarà lei, le bimba, a incrociare le sue attese, a riempire il suo vuoto, a dare una parvenza di senso.

Ho cercato, nel racconto, di esemplificare quanto accade ad alcuni papà, ad alcune famiglie, ad alcune bimbe. Voglio mostrare come alcuni dranno trovino la loro radice e la loro origine. Quella bimba tanto piccola è già in un gioco molto più grande di lei. Diventerà probabilmente la “consolazione” del papà, il che la priverà di gran parte della libertà, della vita, dell’anima.

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