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Archivi tag: significato del verbo esibire

Esibizione, esibizionisti e spettatori della esibizione

Si esibisce ciò che non si è davvero. Per esempio l’esibizionista classico (quello che apre all’improvviso l’impermeabile) fa vedere il pisello, proprio perché non è virile. Così pure chi va in giro esibendo gioielli o macchinoni non sa che cosa voglia dire essere davvero ricchi. Parimenti chi esibisce le proprie conquiste amorose, non sa che cosa voglia dire essere veramente innamorati.

Ogni esibire appartiene alla dimensione dell’avere e del possedere, non a quella dell’essere. Questo vale sia per l’attore che per lo spettatore della esibizione; sia per chi la agisce, sia per chi la subisce. Lo spettatore abbocca all’esibizione solo se anch’egli abita la dimensione dell’avere e del possedere, magari criticando a parole l’attore, per poi sotto sotto invidiarlo.

Ogni esibire appartiene anche alla dimensione della dipendenza. Chi esibisce o chi si esibisce, difatti non possono fare a meno dello spettatore, hanno – più o meno inconsciamente – bisogno dello spettatore, dipendono da lui e dalla sua reazione provocata, o scandalizzata o impietosita, per avere e possedere ciò che – più o meno inconsciamente – non sono o non possono essere o hanno bisogno di non essere. Non a caso esibire deriva dal latino ex-habeo (per apofonia vocalica diviene poi ex-hibeo), che significa “avere a partire da, in dipendenza di”. Chi esibisce la ricchezza, per esempio, non “è” ricco, ma “ha” la ricchezza e ce l’ha solo, dipendendo da essa e grazie a essa, a partire dall’effetto che il suo “avere” produce sugli altri. Chi esibisce il corpo, non “è” il proprio corpo, ma lo “ha” solo perché, dipendendo da esso e per mezzo di esso, seduce o infastidisce o colpisce gli altri.

Ma anche lo spettatore della esibizione ha bisogno dell’esibizionista, ha bisogno di qualcuno che lo scandalizzi, lo provochi, susciti in lui vergogna o compassione; di qualcuno che possa essere causa e colpa dello “scandalo”, della “provocazione”, della “vergogna”. Non a caso, chi usa gridare al lupo, spesso conosce bene il lupo e, appena può, lo diventa più e meglio del lupo. Chi per esempio si scandalizza davanti all’esibizionista dell’impermeabile, sotto sotto teme anch’egli la sessualità; chi grida alla “vergogna” dei corrotti, magari, se potesse essere al loro posto, farebbe di peggio (lo dice bene in una sua famosa predica sul Padre don Primo Mazzolari).

In ogni esibizione dunque c’è sempre in gioco un bisogno, una dipendenza, un asservimento alla provocazione o alla reazione degli altri. E questo – ripeto – vale sia per l’attore che per lo spettatore di una esibizione. Altro che libertà!

 

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